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TORINO FILM FESTIVAL

#TorinoFilmFestival SIN SEñAS PARTICULARES é la storia di un ragazzo tra USA e Messico

L'esordio alla regia della regista messicana Fernanda Valadez si muove fra una componente naturalistica e dimensione onirica.

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La nuova edizione online del Torino Film Festival inizia con Sin señas particulares, pellicola già premiata al Sundance Film Festival, un esordio efficace della regista Fernanda Valadez. Il film dimostra un grado di compattezza notevole: concentrandosi sulle contraddizioni del suo paese e, attraverso il racconto di una storia personale, Sin señas particulares diventa il manifesto di un’intera comunità.

La trama: Sin señas particulares

Sin señas particulares conquista il Golden Alexander di Salonicco - Cineuropa

Dopo un apparente inizio confuso e corale, bensì funzionale a delineare la protagonista, il film racconta la ricerca di una madre del proprio figlio scomparso qualche mese prima. La macchina da presa si muove così nell’ambiente della frontiera fra USA e Messico, ma a quell’agognato confine il ragazzo, insieme a un suo amico, non lo raggiungeranno mai. Al pari di tanti messicani che ogni anno scompaiono Magdalena, la madre, non si dà pace e continua una ricerca estenuante, con la ferma convinzione che il figlio non sia morto. Giunti a un terzo del film la sua storia si intreccia con una vicenda uguale e contraria, sia a livello temporale che generazionale: un ragazzo più o meno dell’età del figlio di Magdalena in USA ci è arrivato, ma è stato costretto al rimpatrio.

Lo stile e l’intento registico in Sin señas particulares

L’esordiente regista in Sin señas particulares racconta la desolazione del suo Paese ferito, segnato da conflitti interni e barriere costruite dagli Stati Uniti. Al centro dello sguardo vi è la dimensione del corpo umano diventando una riflessione sulla mercificazione, la morte di un sogno e sulla crisi d’identità di una nazione. La sceneggiatura, scritta dalla stessa regista assieme alla co-produttrice Astrid Rondero, riduce all’essenziale i dialoghi eliminando la possibile discesa verbosa della storia, affidandosi piuttosto alla dimensione fisica e, in particolare, al volto segnato dal dolore di Mercedes Hernández; qui nel ruolo della protagonista.

La regista sceglie di concentrarsi sulla storia dei suoi attanti prediligendo lunghi piani sequenza privi di dialoghi e, evitando inutili pietismi, si orienta piuttosto verso atmosfere secche e sincere. Lo stile, spietatamente realistico, si dimostra a servizio dell’intento registico utilizzando inquadrature statiche con rari, ma ben dosati, movimenti di macchina.

L’uso abbondante del primo piano, col quasi sistematico rifiuto o l’evidente ritardo del controcampo e, nell’ultima parte, un’incursione di molti piani lunghi, con un uso notevole della luce naturale, verso una dimensione espressiva del fuoco e soprattutto del fuori fuoco: ci traghettano verso una dimensione del non visto. Del resto come lo stesso co-protagonista afferma “di spalle ci assomigliamo tutti” sembra affermare come, fatto del tutto paradossale nel cinema, “non vedo dunque sono”. Ecco quindi che le sfumature, il sogno, le colorazioni sature, il buio della notte, luci e ombre diventano strumenti per annebbiare lo sguardo e, in una dimensione in cui tutto è ribaltato, anche lo sguardo sembra non più sufficiente per vedere. La regista ci consegna così uno sguardo omertoso non solo sul piano cinematografico, ma anche su quello delle intenzioni e verso quelle che sono le tendenze della sua stessa nazione.

Sin señas particulares  e la componente onirica

Valadez intreccia più generi senza dimenticare però la componente latino-americano quella che, potremo definire, realismo magico. La pellicola sovrappone, soprattutto nell’ultima parte, il presente a una dimensione onirica e ancestrale: violenze inaudite contro l’infanzia e mattanze intorno a un fuoco. Facendo emergere il Messico come una terra sanguinante, misteriosa, assuefatta al dolore e alla rassegnazione.

La magnifica fotografia di Claudia Becerril dipinge contorni sfumati con colori accessi, in un affresco dai rimandi quanto mai esoterici. Giochi di luci e ombre si affastellano in una dimensione temporale totalmente evanescente, nella quale il cielo diventa terra e il fuoco prende vita.

La prima parte di Sin señas particulares evidenzia nettamente una predilezione per il realismo, ma è nell’ultima mezz’ora che, quest’ultima, cede il passo a un racconto che vira all’onirico: un lungo flashback visionario di un testimoni degli eventi, che hanno visto protagonista proprio il figlio scomparso. La regista si dimostra, tuttavia, controllata e capace di fermarsi, non lasciandosi sopraffare dal suo potere demiurgico. Valadez mantiene un pieno controllo della messa in scena utilizzando con intelligenza i contrasti fra il nero della notte e le fiamme che ne violano la calma, un uso sapiente del fuori fuoco per “evidenziare” un racconto che si fa immediatamente incubo. Incubo che la stessa Magdalena dovrà affrontare, verso una conclusione che riparte dall’incubo per poi tornare, nuovamente, alla cruda e spietata realtà.

 

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Sin señas particulares

  • Anno: 2020
  • Durata: 99 minuti
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Messico
  • Regia: Fernanda Valadez
  • Data di uscita: 26-November-2020