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Fat Front. La recensione del film di Louise Unmack Kjeldsen e Louise Detlefsen

Il film sulla gioia di vivere con i chili in più presentato al Festival dei Diritti Umani di Lugano

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Fat Front
Uscito in Slovacchia il 22 gennaio 2020 Fat Front con la regia e la sceneggiatura di Louise Unmack Kjeldsen e Louise Detlefsen, la musica di Jenny Wilson, prodotto da Malene Flindt Pedersen, é stato proiettato al Cinema Iride di Lugano durante il Festival dei Diritti Umani e, considerata l’importanza delle tematiche, trattata con gradevole ironia e intelligenza, verrà riproposto domenica 18 ottobre alle 11 al Palacinema di Locarno dove sarà presente l’attivista Lorella Zanardo con l’intervento Corpi ribelli senza filtri.
Le montagne sembrano tagli di neve e fra i chiaro scuri delle cime innevate irrompe una funicolare rossa che apre l’inno alla vita di quattro ragazze scandinave che attraverso il film raccontano il difficile percorso dell’accettazione di sé.
Lo sguardo delle registe è leggero ma tutt’altro che superficiale e l’acqua, simbolo per eccellenza della femminilità si alterna alle vette imbiancate e ai prati coperti di variopinti colori. L’intento delle registe è quello di mostrarci corpi felici al di là della bellezza classica e soprattutto di quella stereotipata imposta dai canoni attuali trasmessi dai media. Il film si concentra in particolare su quattro storie accompagnate dal ritmo della musica mentre la vita esplode in tutte la sua irruenza per farci immergere in un percorso che chiede rispetto per tutti in una cultura dove il culto dell’immagine prevale sul gusto e sull’amore per la vita.
Le riprese incalzanti delle registe in più di una scena evidenziamo i corpi e i volti delle protagoniste, e attraverso le loro voci e le loro espressioni scavano nella loro anima per dirci come le ragazze per anni abbiano cercato di corrispondere a quanto richiesto dalla società attendendo il momento giusto per potersi mettere un abito tanto desiderato o per andare in discoteca e incontrare l’amore. L’attesa si conclude finalmente quando trovano se stesse e tutto il resto non deve più attendere.
Immagini della storia dell’arte si alternano sullo schermo riprendendo bellezze di artisti indimenticabili. Fra di loro si intravedono Veneri debordanti più carnali che mentali ma dove la gioia di vivere diventa armonia di colore e forma come accade nei dipinti di Renoir, considerato il pittore del femminile per eccellenza. Lungi dal ricercare la magrezza il grande pittore ha sempre sostenuto di volere nelle modelle una pelle che riflettesse la luce. Le sue donne opulente infatti hanno la pelle luminosa e dorata e trasmettono una sensualità che non sarebbe possibile in un corpo spigoloso.
Donne curvy, come vengono definite oggi, felici di esserlo, che nella loro ricerca dell’altro hanno scoperto il movimento della body positivity. Il loro corpo é il simbolo e lo strumento di questo movimento e i loro volti il riflesso di una gioia interiore conquistata con un lungo percorso che supera gli stereotipi di genere e diviene pura energia lanciando agli spettatori una provocazione e l’esortazione  ad amarsi qualunque sia la taglia indossata. Un film sui pregiudizi, sulle apparenze, sull’amicizia, sul femminismo e sul desiderio di vivere fino in fondo la propria vita e non quella che gli altri ci impongono. Un percorso di inclusione dove lo spazio dei luoghi si fa metafora di uno spazio interiore fra i quattro elementi del cosmo: acqua, aria, terra e fuoco.
Lorella Zanardo che interverrà il 18 a Locarno, in una intervista fattale quando realizzò il suo documentario “Il corpo delle donne” ha parlato della liberazione del corpo e della libertà di essere corpi ribelli.
I media impongono non propongono modelli e spesso diventano pervasivi al punto da farci confondere fra i nostri desideri e quelli che la cultura ci impone entrando nell’inconscio collettivo prepotentemente.
Prima di cedere ai modelli occorre comprendere se quello che abbiamo é il corpo che vogliamo e qualora decidessimo di metterci a dieta dobbiamo farlo per la salute non per corrispondere a canoni stereotipati dove i corpi perdono inevitabilmente la loro unicità.
Danze sfrenate, abiti con paillettes e argenti, un trucco illuminante e finalmente le luci si concentrano su un incontro pieno di tenerezza. Tornano i bianchi e neri e i chiaroscuri, tornano le nudità a bordo dell’acqua sullo sfondo di un mare tranquillo.
Riprese di quinta ricordano Botero e tutto sembra perfetto, come una corsa fra i prati in mezzo a mille colori o come un tuffo nell’azzurra luminoso di un mare incontaminato che simboleggia la nascita