Manuale d’amore 3

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Dopo aver parlato di Italians all’estero e di Genitori & figli nel nostro paese, Giovanni Veronesi torna al suo Manuale d’amore, giunto al terzo capitolo e questa volta costituito da tre episodi, non quattro come i due precedenti, tutti introdotti dal tassista Cupido (Emanuele Propizio).

In Giovinezza abbiamo il giovane avvocato Roberto (Riccardo Scamarcio) che, prossimo alle nozze con Sara (Valeria Solarino), si trova a dover svolgere un incarico in un paese della Toscana, dove, però, s’invaghisce della tanto bella quanto misteriosa Micol (Laura Chiatti).

In Maturità il protagonista è l’anchorman televisivo di successo Fabio (Carlo Verdone), il quale, sposato e con figlia, finisce nel letto della folle Eliana (Donatella Finocchiaro), che dice di essere una psichiatra.

In …Oltre, invece, l’americano divorziato Adrian (Robert De Niro), professore molto amico di Augusto (Michele Placido), portiere dello stabile in cui vive, finisce tra le braccia di Viola (Monica Bellucci), figlia di quest’ultimo.

Quindi, diciamo immediatamente che buona parte delle risate, come c’era da aspettarsi, ce le regala Verdone, sempre alle prese con gag ricche d’imbarazzo e questa volta fornito di vistoso parrucchino, mentre il tassello con l’accoppiata Scamarcio-Chiatti risulta a tratti efficace, ma inutile negli intenti.

E De Niro? Possiamo tranquillamente affermare che l’ex Toro scatenato, qui recitante con il suo italiano americanizzato, non se la cava affatto male, evitando il rischio di scadere nel ridicolo – dovuto soprattutto alla presenza di una Bellucci fuori parte e fuori forma – e risultando decisamente più convincente che in recenti prodotti a stelle e strisce quali Showtime e Sfida senza regole.

Per un’operazione che, rispetto al precedente Manuale d’amore 2 (Capitoli successivi), rappresenta di sicuro un passo avanti per Veronesi, anche se i livelli del capostipite rimangono lontani. D’altra parte, questo Manuale d’amore 3 il suo effetto commedia lo ottiene, grazie ad un ben calibrato uso dei sentimenti e all’onnipresente colonna sonora di Paolo Buonvino (Come te nessuno mai), ma la retorica, alla fine, rimane sempre e comunque quella di un cioccolatino per San Valentino.

Mirko Lomuscio



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