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IN SALA

Un viaggio lungo una notte di Bi Gan, coraggioso flusso di coscienza

Il regista cinese Bi Gan affina la tecnica innovativa del suo precedente film, Kaili Blues, accompagnandoci nel mondo del sogno e della memoria

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Presentato due anni fa al festival di Cannes, nella sezione Un Certain Regard, Un viaggio lungo una notte del giovane regista cinese Bi Gan, esce ora nelle sale, distribuito da Movies Inspired.  

Il film a tratti può sembrare eccessivo, nella durata, nell’accostamento dei colori, nel compiacimento delle scene. Ma il potere delle immagini è decisamente il suo punto di forza, insieme all’accurata (estenuata?) ricerca di compostezza. E alla tecnica innovativa che consolida quella del primo film di Bi Gan, Kaili Blues, con il quale, nel 2016,  vince a Locarno il premio di miglior regista emergente.

Trama di Un viaggio lungo una notte

Dopo la morte del padre, Lou Hongwu (Huang Jue) torna nel suo luogo di origine, Kaili. Insegue il ricordo di una donna,  Wan Qiwen (Wei Tang), amata dodici anni prima e mai più ritrovata.

Da subito, la ricerca si fa viaggio interiore, tra  ricordi veri e immaginati, luoghi reali e luoghi dell’anima, presenze e assenze affettive, sogni da svegli e da dormienti. Interrogativi sul valore della parte onirica dell’esistenza. Sulla memoria. Sul cinema, che con la memoria e col sogno potrebbe  confondersi:  “La più grande differenza tra il cinema e la memoria è che i film sono quasi sempre fasulli. Fatti di immagini una dietro l’altra. Nella memoria non puoi dire quali sono le immagini vere o false”.

pareti scrostate, muri sbrecciati fanno spesso da sfondo

Recensione di Un viaggio lungo una notte

Forse l’elemento registico più sfacciatamente ricercato, e non originale, è l’utilizzo di vetri e vetrate che impediscono la visione limpida della realtà o dell’altro. Una scena in particolare ci mostra Lou e Wan che non riescono a incontrarsi per un gioco di specchi e riflessi che continua e, quando sembrerebbero uscirne, la macchina da presa inquadra uno solo di loro, alternativamente, rendendo sfocata l’altra figura. Però, se le riprese realizzate attraverso un filtro risultano esteticamente belle, la ripetizione e l’effetto cornice a tutti i costi,  alla lunga stancano.

L’intenzione di Bi Gan potrebbe essere proprio quella di giocare con un virtuosismo dichiarato, insistere sulle tecniche, esplicitandole.  Fino a estremizzarle, con  i 59 minuti di piano-sequenza in 3D, che hanno stupito i critici al festival e di cui si parlerà sicuramente, ora che il film è a disposizione del pubblico.

Il suo coraggio nella regia rende più coerente la storia, che altrimenti si sfilaccerebbe, la contiene, nel susseguirsi di situazioni stravaganti, eccentriche come l’inconscio a cui molto si avvicina. Cerca  anche di rendere meno schematiche le due parti in cui il film si suddivide.

Memoria e papavero: le due parti del film

La prima, che il regista intitola Memoria,  è accompagnata dalla voce di Lou: “Quando la vedevo sapevo di trovarmi dentro un sogno”, “Ogni volta che sto per dimenticarla, la sogno di nuovo”. Il piano della realtà si confonde con quello della fantasia, restituiti entrambi dall’intensità dei colori che si ripetono: l’azzurro, il rosso…….o un giallo tendente all’ocra

Nella prima ora del film compaiono tutti gli oggetti simbolo: un orologio rotto, il bicchiere che cade dal tavolo, la foto con una bruciatura di sigaretta, il lampadario sgangherato che ondeggia. Wan è bella, bellissima, con quel vestito verde smeraldo lucido, ma porta sul viso la sbavatura del rossetto, come a dire che non c’è e non può esserci perfezione, in lei e nel loro amore.

Nella seconda, intitolata Papavero  (Papavero e memoria voleva essere il titolo del film, in omaggio alla poesia di Paul Celan), Lou entra definitivamente nella dimensione surreale. Si assopisce in una sala cinematografica, e il sogno lo trasporta nei luoghi incongrui di una miniera, una sala da biliardo nel nulla, un’assurda sagra  di karaoke.

La donna che ora incontra è la stessa che stava cercando? O un inganno della mente addormentata? Un omaggio a Vertigo di Hitchcock? Poco importa, perché, comunque, c’è un momento durante la visione in cui dobbiamo abbandonare le domande e farci condurre dalle immagini. Pena le sensazioni stranianti che impediscono il coinvolgimento.

La magia del sogno e della memoria

Rischiamo di perderci, frastornati da questo viaggio nella  profondità dell’anima. Meglio assaporare il fascino dei colori, dei richiami, delle scene che sono una la rievocazione dell’altra. Dimenticare la linearità e accettare che Lou riesca a volare, far girare una stanza, incontrare quel ragazzino che potrebbe essere se stesso da piccolo o il bambino, mai nato, da lui e da Wan. Chi diceva che il sogno non ha mezze misure?

Un viaggio lungo una notte di Bi Gan clip

I tempi si spezzano, si  inseguono, perdono importanza, in ellissi, sinestesie, flussi di coscienza.  Fin dalle prime scene i movimenti di macchina sanno essere lenti, quanto basta a creare aspettative.  Per cui mangiare una mela con il torsolo e la buccia per scacciare la tristezza (insegnamento della madre) dura davvero quanto mangiare una mela con il torsolo e la buccia. Perché anche le lacrime non siano frettolose, ma arrivino piano piano mentre si addenta il frutto.

Le altre mele del passato, dice Lou, sono invece diventate tutte marce prima di essere raccolte; per questo deve intraprendere il viaggio. Non solo per ritrovare l’amore di un passato sospeso, ma per fare i conti con l’ostinazione dei rimpianti.

Il tema del ritorno

Il tema del ritorno è caro a tanta letteratura e tanto cinema, non solo, evidentemente, a quello occidentale. Di solito, però, appartiene a persone più in là negli anni, rispetto a Bi Gan, regista appena trentenne.  Che nel suo primo film, Kaili Blues, quattro anni fa,  trattava già di ricordi e rimorsi. Con scarse aperture verso il futuro.

Di Un viaggio lungo una notte, che ha curato anche nella sceneggiatura, Bi Gan dichiara: “Da sempre, mi affascinano i dipinti di Marc Chagall e i racconti dello scrittore cileno Roberto Bolaño: volevo realizzare un film che fosse in sintonia con le loro opere e con le emozioni e le sensazioni che suscitano. Ho unito così la magia di Chagall con le questioni legate ai ricordi tipiche di Bolaño e ne è venuto fuori un intero lungometraggio che gioca con i ricordi o, meglio, con la magia dei ricordi”.

Avremmo preferito un po’ di leggerezza in più

La magia dei ricordi, ebbene sì, il regista cinese è riuscito a restituircela. Di leggerezza, invece, molto poca (anche se la locandina originale raffigura proprio La passeggiata di Chagall).  Decisamente una maggiore lievità e una minore durata avrebbero garantito la piena partecipazione dello spettatore, che  rischia, così,  di perdersi un po’ e scivolare nell’intermittenza.

Siamo curiosi di conoscere le reazioni del pubblico a questo film senza dubbio originale, accolto benissimo al Festival di Cannes.

Un viaggio lungo una notte

  • Anno: 2018
  • Durata: 138 minuti
  • Distribuzione: Movies Inspired
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Cina
  • Regia: Bi Gan
  • Data di uscita: 30-July-2020

IL CAST

  • Bi Gan

    Bi Gan

    Regista
  • Huang Jue Un viaggio lungo una notte

    Huang Jue

    Lou Hongwu
  • Wei Tang

    Wei Tang

    Wan Qiwen