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Festival di cinema

7° Festival Pontino del cortometraggio

Parla decisamente francese la seconda giornata del Festival pontino del cortometraggio. Due le pellicole che hanno strappato applausi convinti: Toute ma vie di Pierre Ferriere e Chienne d’histoire di Serge Avedikan.

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Parla decisamente francese la seconda giornata del Festival pontino del cortometraggio. Due le pellicole che hanno strappato applausi convinti: Toute ma vie di Pierre Ferriere e Chienne d’histoire di Serge Avedikan. Giusto, nel nostro piccolo, premiare il primo, visto che Avedikan si è presentato a Latina con un curriculum nobilitato dalla meritatissima Palma d’oro conquistata al 63^ Festival di Cannes. Armeno di nascita, Avedikan rilegge il genocidio del suo popolo per mano dei turchi (1915) attraverso la metafora animata di una Costantinopoli razzista (siamo nel 1910), che deporta su un’isola dimenticata da Dio gli sgraditi cani randagi.

Stupisce per autorialità e sensibilità, invece, Pierre Ferriere: il suo Toute ma vie è una piacevolissima rilettura di un vecchio episodio de Ai confini della realtà intitolato Un discorso per gli angeli, essenziale e diretta, la sua short story tocca le giuste corde emotive dello spettatore. Terzo e ideale gradino del podio al teutonico Run granny run! Nikolaus Von Uthmann guarda alla blackcomedy inglese per mettere in scena la sollazzante gara di velocità tra due arzille vecchiette, decise ad aggiudicarsi la panchina in riva al lago a tutti i costi.

Altalenante il bilancio dei lavori italiani. Affascina il Deu ce sia di Gianluigi Tarditi, atmosfere e fotografia azzeccate per il racconto della “femina agabbadora”, popolare figura a metà tra l’ostetrica e l’infermiera autorizzata a praticare l’eutanasia nell’entroterra sardo; meno Oggi girà così di Sidney Sibilia: budget importante, due attori provenienti dalla tv, titoli di coda chilometrici ma divertente come potrebbe esserlo un prodotto appena nella media. Pollice basso, infine, per Panchito di Arantxa Echevarria e Imagining New York di Eros Achiardi e Barbara Maffeo. Ammiccante come lo spot di un navigatore il primo, incomprensibilmente simile ad una pubblicità progresso il secondo.

Luca Lombardini

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