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Plan 9 from Outer Space. La recensione del film piú brutto del mondo

Plan 9 from Outer Space il film più brutto della storia del cinema prende vita nuova.

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Plan 9 from Outer Space (1959) è quello che nella storia del cinema si può considerare una leggenda, un vero atto d’amore per il cinema o meglio un delirante piano che ne fanno a suo modo un capolavoro. La pellicola, paradossalmente, deve molto della sua fama ai fratelli Harry e Michael Medved che nel 1980 lo definirono, nel loro volume The Golden Turkey Awards come “il peggior film di sempre”. Edward D. Wood jr. più comunemente conosciuto come Ed Wood, fu invece riconosciuto come peggior regista che, ironia della sorte, era morto a causa di un attacco cardiaco due anni prima nel 1978.

Glen or Glenda (1953)
Directed by Edward D. Wood Jr.
Shown (center): Conrad Brooks

La trama Plan 9 from Outer Space:

gli alieni vogliono conquistare la Terra con la volontà apparente di autodistruggersi con l’uso di armi nucleari; per farlo mettono in atto il Piano 9, che prevede che i morti risorgano dalle tombe e in qualche modo realizzino lo scopo. Il pilota d’aereo Jeff Trent cerca, tuttavia, di ostacolarne il successo.

La scenografia o per meglio dire un vero e proprio collage è creta sfruttando materiale di recupero, ad esempio, le famose canne da pesca usate per animare i dischi volanti. Plan 9 from Outer Space è la perfetta esemplificazione di quanto un film sia frutto di un montaggio. Chissà cosa ne avrebbe pensato Ėjzenštejn ? Il film infatti procede per una sommatoria di girato originale, documentari di guerra e brevi filmati di Bela Lugosi girati un mese prima della sua scomparsa: un vero dinosauro in celluloide vicino a un cinema amatoriale e artigianale. In Plan 9 from Outer Space si trova tutto e niente diventando così opera inclassificabile, ma proprio per questo bacino di idee, consapevolezze e sguardi  di cosa il cinema ha dato e potrebbe dare. Perché in questa pellicola c’è davvero tutto: scene diurne che improvvisamente divengono notturne, cabine di pilotaggio più simili a dei ripostigli, tende per la doccia usate come porte, donne che rispondono a un telefono che non ha mai squillato e dialoghi deliranti.

ed wo

Sarà grazie all’uscita nelle sale di Ed Wood (1994), firmato da Tim Burton, che si è potuto rivalutare il nome di questo eccentrico regista, facilmente e semplicisticamente etichettato come un “onesto artigiano”, è stato invece uno degli autori più liberi nel periodo più regolamentato di una Hollywood conformista. Ed Wood rimane comunque un autore spesso sconclusionato, dozzinale e grezzo; certo è che non si può negargli un tratto autoriale contraddistinto da uno spiccato ideale cinematografico che si rivela però, del tutto irraggiungibile.  Del resto basti riflette su come Plan 9 from Outer Space sia un film quasi impossibile da realizzare date le condizioni economiche e produttive. Il film in effetti si rivela un vero e proprio “buco nell’acqua” in cui una sceneggiatura quasi inesistente e delle battute improvvisate ricoprano il tutto di una patina di ridicolo e al limite dello sconclusionato. Nonostante tutti questi elementi negativi (non si dimentichi anche una dubbia professionalità del cast) questo pastiche funziona, sopratutto grazie alla passione che incornicia ogni singola inquadratura. Ogni scelta visiva si dimostra una visionaria concezione di Wood e di quello che sarebbe potuto essere Plan 9 from Outer Space forse con una altro budget, ma non cambiandone il regista perché è proprio nel grottesco, nel ridico, nella pazzia e in quella voglia di fare cinema a tutti i costi, che si comprende il potere indissolubile della settima arte in questa eccentrica opera. Ed Wood diventa così un sognatore-autore, eterno ostaggio della bellezza, talmente ossessionato da vederla e ricrearla ovunque.

Plan 9 from Outer Space si caratterizza così come uno di quei film che si può vedere attraverso diversi intenti: ludico, filologico, storico o critico. A prescindere dalle nostre intenzioni iniziali è raro provare una tale malinconia, mestizia, gioia e spensieratezza visiva che ci permette così di stupirci sinceramente perché è di fatto operazione del tutto involontaria. Quest’ultimo aspetto ci consente di vivere l’ipertesto registico in modo pieno, lacerante e totalmente inseparabile dalla logica di cartapesta che lo compone. Saranno proprio questi fondali posticci, i dialoghi interminabili, le inquadrature fisse, il bianco e nero, il microfono che entra in campo a fare di Plan 9 from outer space un’opera incompresa e “brutta”, ma sicuramente a sessant’anni di distanza ne determinano, ossimoricamente, la sua fama.

  • Anno: 1959
  • Durata: 80 minuti
  • Genere: Horror-fantascienza-thriller
  • Nazionalita: Stati Uniti
  • Regia: Edward D. Wood Jr.