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PANORAMA

Braccio di ferro tra cinema e Governo

La scelta assurda e completamente erronea è stata quella d’adottare il distanziamento individuale rispetto a quello di gruppo. Così facendo i cinema potranno garantire solo il 25% dei posti in sala, una perdita d’introiti insostenibile, se non a costo d’alzare i biglietti a livelli esorbitanti

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L’Anec (Associazione Nazionale Esercenti Cinema) ha studiato il Dpcm sulle riaperture dei cinema facendo sapere che “in queste condizioni le misure per le per le sale cinematografiche sono irricevibili.

Il pubblico potrà tornare a riempire i cinema dal 15 Giugno, questo, però, solo in linea teorica, perché già molti esercenti fanno sapere che non apriranno le loro strutture. Il braccio di ferro tra il governo e il mondo cinematografico si fa aspro e difficile da prevedere, quest’ultimo vittima di misure che non consentiranno la ripresa di un settore importante per la nostra economia e non solo.

A esprimere il malcontento di tutti gli esercenti, è Mario Lorini presidente di Anec, che spiega: “Ci sembra fuorviante accettare che la sala venga individuata come il luogo più pericoloso di tutti gli altri caratterizzati da socialità e aggregazione. Si rischia di dare un’impressione sbagliata all’opinione pubblica e non lo possiamo accettare“.

La scelta assurda e completamente erronea, spiega sempre Lorini, è stata quella d’adottare il distanziamento individuale rispetto a quello di gruppo. Così facendo i cinema potranno garantire solo il 25% dei posti in sala, una perdita d’introiti insostenibile, se non a costo d’alzare i biglietti a livelli esorbitanti, che ovviamente nessuno pagherà, a causa della crisi economica che ha colpito tutti. Insomma, un cane che si morde la coda. Il dialogo tra il mondo del cinema e il governo non è di certo concluso, si continuano a portare avanti trattative, ma certamente regna un forte senso di delusione.

Un momento di necessaria riflessione

In un mondo antico una voce diceva “a pensar male si fa peccato, ma spesso s’indovina>> a questa ne rispondeva un’altra, che urlava << l’Arte è un’arma caricata con futuro“. Oggi ci domandiamo quale sarà il futuro del cinema e pensiamo male di chi può decidere su quel futuro. Non vogliamo cadere nella psicosi e nella paranoia, né dubitare di qualsiasi scelta sia fatta, però rifiutiamo anche d’essere ingenui.  Affermiamo che il cinema è un’arte, ma prima di tutto è un’esperienza sociale, non si può sostituire la bellezza della sala, del grande schermo, le litigate con gli amici per l’interpretazione di un finale, o gli appuntamenti con il primo amore: il cinema è tutto questo e infinitamente di più.

Si sono coltivate generazioni, a colpi di streaming e divano, confezionando una serie dietro l’altra con ritmi spasmodici, delegando sempre più il mondo del cinema a quello delle piattaforme digitale. Ecco esattamente dove sta il nocciolo della questione. Se non si farà il possibile per consentire una riapertura delle sale, rilanciando con decisione il cinema, ingrassando le tasche delle tanto necessarie proposte on line, sarà un attacco cui tutti abbiamo l’obbligo morale di rispondere.