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In prima serata

In prima serata su Cine34 alle 21,10 Maledetto il giorno che t’ho incontrato di e con Carlo Verdone

Vincitore di cinque David di Donatello e di due Globi d’Oro, Maledetto il giorno che t’ho incontrato è uno dei risultati cinematografici più interessanti di Carlo Verdone. Con una comicità più raffinata rispetto ai precedenti film, ma altrettanto efficace, Il regista-attore dà corpo a una commedia sentimentale incisiva

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  • Anno: 1992
  • Durata: 115'
  • Distribuzione: CG Entertainment
  • Genere: Commedia
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Carlo Verdone

In prima serata su Cine34 alle 21,10 Maledetto il giorno che t’ho incontrato, un film di Carlo Verdone del 1992. Scritto e sceneggiato da Carlo Verdone e Francesca Marciano, con la fotografia di Danilo Desideri, il montaggio di Antonio Siciliano e le musiche di Fabio Liberatori, Maledetto il giorno che t’ho incontrato ha vinto cinque David di Donatello (Migliore sceneggiatura a Carlo Verdone e Francesca Marciano, Miglior attore protagonista a Carlo Verdone, Migliore attrice non protagonista a Elisabetta Pozzi, Miglior fotografia a Danilo Desideri, Miglior montaggio a Antonio Siciliano) e due Globi d’Oro (Miglior attore a Carlo Verdone, Miglior attrice a Margherita Buy). Con Carlo Verdone, Margherita Buy, Elisabetta Pozzi, Giancarlo Dettori, Stefania Casini, Didi Perego. Prodotto da Mario e Vittorio Cecchi Gori.

Sinossi
Bernardo, giornalista romano che vive e lavora a Milano, frequenta un analista perché, dopo essere stato lasciato dalla sua compagna Adriana, soffre di depressione e ipocondria. Contemporaneamente si appresta a terminare una biografia su Jimi Hendrix con la promessa di rivelazioni sulla reale natura della sua scomparsa. Durante le sue sedute conosce Camilla, attrice complessata e da tempo innamorata dell’analista, che, al pari di Bernardo, fa largo uso di antidepressivi ed ansiolitici. Tra loro nasce una profonda amicizia, che si trasformerà in amore quando i due, dopo un litigio, si ritroveranno casualmente in Inghilterra, dove lui si reca in cerca di notizie per la biografia di Hendrix e lei è in tournée per uno spettacolo teatrale.

C’è un musicologo, Bernardo, impegnato nella stesura di una biografia su Jimi Hendrix e dipendente da ogni tipo di farmaco. Viene scaricato da Adriana, la fidanzata, che se ne scappa con un altro. L’unico argine alla sua depressione è l’analista Altieri. Nello studio del medico incontra la nevrotica Camilla, attrice in analisi da cinque anni innamoratasi del medico. Prima come messaggero di biglietti amorosi e poi come principale bersaglio delle sue fobie (“martellante come un concerto degli U2 in un asilo“), la ragazza irrompe nella vita dell’uomo e il rapporto tra i due ha uno spiacevole epilogo. Tre mesi dopo si incontrano di nuovo a Londra, ma tutto sembra diverso. Ma l’antica passione per le medicine e un’attrazione covata da tempo sconvolge ulteriormente le loro vite.

Commedia sentimentale come raramente se ne vedono in Italia, Maledetto il giorno che t’ho incontrato è uno dei risultati più incisivi di Carlo Verdone. Nonostante la pur buona sceneggiatura scritta con Francesca Marciano dimostri talvolta fiato corto, specialmente nelle scaramucce tra i due protagonisti, il film fila con garbata simpatia, battute pungenti, esilaranti gags e un cast eccellente. Carlo Verdone è veramente un patito di Hendrix e la passione per i cantanti maledetti era già presente in Compagni di scuola. La nevrosi è il tema, se non principale, dominante e i riferimenti sono rivolti, inutile a dire, anche a Woody Allen: quest’aspetto è maggiormente presente nella prima parte italiana, con il rodaggio della coppia, nevrotica fino all’inverosimile, mentre nella seconda parte inglese c’è il tema del rapporto di coppia che comanda e tutte le sue “catastrofiche” conseguenze.

Il merito maggiore è però nella recitazione dei due protagonisti: se un sensibile Carlo Verdone, ormai lontano dai “personaggi” degli inizi, riesce ad auto dirigersi con abilità, è la splendida Margherita Buy a lasciare il segno con una delle interpretazioni più gustose e travolgenti della sua carriera. Cenni anche ad Elisabetta Pozzi e alla fotografia livida di Danilo Desideri.