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In prima serata

In prima serata su TV 2000 alle 21 Baciami, stupido di Billy Wilder, con Kim Novak

Baciami, stupido è la commedia che segna un punto di rottura nel rapporto fra Billy Wilder e il pubblico americano: tanto perfetta nel meccanismo quanto feroce nella sostanza. Una commedia eccellente nella concatenazione di battute irresistibili e di situazioni che non fa rimpiangere il più celebrato A qualcuno piace caldo

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In prima serata su TV 2000 alle 21 Baciami, stupido, un film del 1964 diretto dal regista Billy Wilder. Il soggetto fu tratto da una pièce italiana degli anni Quaranta, L’ora della fantasia di Anna Bonacci, e venne portato sullo schermo nel 1952 da Mario Camerini in Moglie per una notte. Il film fu iniziato da Peter Sellers che poi rinunciò alla partecipazione per problemi cardiaci. Al suo posto venne chiamato Ray Walston. Musiche di George Gershwin, André Previn, Ludwig van Beethoven. Con Kim Novak, Dean Martin, Ray Walston, Cliff Osmond, Henry Gibson, Felicia Farr.

Sinossi
Orville è un maestro di pianoforte di una cittadina di provincia con il vezzo di scrivere canzoni. Un giorno è costretto a ospitare un famoso cantante, nonché famoso dongiovanni, in casa sua. È l’occasione per fargli ascoltare le sue canzoni e diventare famoso, ma il rischio che il cantante provi a sedurre sua moglie è troppo forte. Allora Orville chiede a Polly, la cameriera del Belly-Button caffé, di sostituire per una sola notte la consorte.

Baciami, stupido è la commedia che segna un punto di rottura nel rapporto fra Billy Wilder e il pubblico americano: tanto perfetta nel meccanismo quanto feroce nella sostanza, fu immancabilmente incompresa dagli spettatori e oggetto di lamentele da parte della National Legion of Decency. Non è difficile capire perché; del resto perfino oggi è raro trovare nel cinema mainstream film che trattano gli stessi temi con la spregiudicatezza dimostrata da Wilder nel 1964.

Convinto dissacratore di costumi e convenzioni, come può esserlo soltanto un austriaco fuggito negli Stati Uniti per le persecuzioni hitleriane, finora il regista non aveva risparmiato nessuna delle istituzioni americane, che si trattasse di Hollywood (Viale del tramonto), del giornalismo (L’asso nella manica), del capitalismo (L’appartamento), della morale e dell’identità sessuale (Quando la moglie è in vacanzaA qualcuno piace caldo): ma la ferocia dell’irrisione era sempre state accortamente racchiusa, e in qualche modo occultata, entro la limpida classicità dell’impianto narrativo, che a partire dagli anni ’50 era soprattutto quello della commedia sofisticata sulle orme dei maestri (non solo metaforici) Hawks e Lubitsch.

Anche Baciami, stupido è una commedia perfetta: forse mai così perfetta nella concatenazione di battute irresistibili e di situazioni canoniche (travestimenti, equivoci, scambi di persona), rivisitate con un’originalità e un’inventiva che non fanno rimpiangere il più famoso e celebrato A qualcuno piace caldo. Sono il senso impeccabile del ritmo, le trovate di sceneggiatura (le gag del “mezzo pompelmo” e della “crema di latte”, la T-shirt di Beethoven indossata da Orville, il diamante nell’ombelico di Polly), i personaggi che si stampano indelebili nella memoria a rivelare l’insuperata genialità della scrittura di Wilder e del fedele collaboratore I.A.L. Diamond.

Ma dietro la perfezione dell’impianto si celano sarcasmo e ferocia, mai così acuminati: rivolti da un lato al mito tutto americano del matrimonio, dall’altro a quello, altrettanto americano, del successo. Baciami, stupido dimostra con lucidità che perseguire l’affermazione a tutti i costi non può che cozzare contro le fragili membrane del perbenismo sessuale e della morale comune, di cui il protagonista Orville Spooner, con la sua gelosia e i suoi complessi, è rappresentante indiscusso.

Baciamo, stupido funziona come “Nessuno è perfetto: è la battuta conclusiva che si incarica di risolvere sul piano del paradosso e dell’assurdità le questioni aperte. Complice anche l’irresistibile disegno dei personaggi in sede di sceneggiatura, i quattro attori principali offrono prove memorabili: accanto all’efficacia del caratterista Ray Walston nel ruolo di Orville e di Felicia Farr in quello di Zelda, non si dimenticano l’interpretazione di Dean Martin – più che autoironica, autolesionistica nel dipingere un personaggio tanto sgradevole di latin lover superficiale e vanesio, indubbiamente ispirato a sé stesso – e quella di una splendida Kim Novak, all’altezza di un ruolo chiaramente pensato per la Monroe.

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  • Anno: 1964
  • Durata: 123'
  • Genere: Commedia
  • Nazionalita: USA
  • Regia: Billy Wilder