70 Berlinale: Siberia di Abel Ferrara, con Willem Dafoe (Concorso)

Pur mascherando il cuore del suo discorso dietro le forme dei film d’avventura, genere da cui Siberia prende in prestito struttura narrativa e progressione per ostacoli successivi, appare chiaro fin da subito che ad Abel Ferrara poco interessa rispettare i codici relativi alla fonte di riferimento

  • Anno: 2020
  • Durata: 92'
  • Distribuzione: Vivo Film
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Italia, Germania, Messico
  • Regia: Abel Ferrara

Se la Siberia come territorio geografico è sinonimo di un luogo freddo, vasto e desolato, allora non c’è dubbio che fare delle sue caratteristiche il luogo dell’anima del protagonista, in questo caso il Clint interpretato da Willem Defoe, significa raccontare l’umano nella sua mancanza più grande, che è quella dell’amore dato e ricevuto.

Pur mascherando il cuore del suo discorso dietro le forme dei film d’avventura, genere da cui Siberia prende in prestito struttura narrativa – organizzata sul viaggio del protagonista attraverso le diverse stazioni della tundra siberiana – e progressione per ostacoli successivi, appare chiaro fin da subito che ad Abel Ferrara poco interessa rispettare i codici relativi alla fonte di riferimento.

Siberia destabilizza la linearità della trama

Per contro Siberia fa di tutto per destabilizzare la linearità (da sempre non così importante nei film del regista) della trama, saltando da un incubo all’altro, senza preoccuparsi di mostrare un filo logico che non sia quello riconducibile alle reminiscenze drammatico-esistenziali del protagonista. Le quali non solo solo relative ai fantasmi dell’esperienza famigliare, quella che la storia ipotizza essere all’origine dei tormenti del personaggio, causa la disaffezione dei genitori nei confronti del figlio.

Con il procedere del viaggio e delle diverse tappe su cui è articolato, ognuna delle quali corredata di una propria microstoria, a prendere vita sono situazioni e persone che sembrano rimandare allo specifico filmico di Abel Ferrara o, se preferite, alla trasfigurazione di esperienze vissute in prima persona.

Parliamo, per esempio, della sequenza relativa alla deportazione notturna, i cui echi nazi-fascisti riportano alle tematiche approfondite in The Addition, o all’altra dove a occupare la scena è una rock band che sembra uscita dai locali underground della scena newyorkese, quelli in cui si è in parte formata la poetica dell’autore.

Gli abissi del cuore di tenebra

Come si vede, eccezion fatta per l’ambientazione, una volta tanto lontana dal tessuto metropolitano, Siberia non si discosta da quello che Ferrara ha sempre raccontato e cioè dagli abissi del cuore di tenebra.

Siberia, però, lo fa in una maniera diversa e particolare, alimentandosi con un immaginario che rimanda nientedimeno che alla letteratura della Beat Generation; soprattutto a quella di William S. Burroughs, al quale Ferrara sembra ispirarsi nella visione pan sessuale del piacere fisico, in certe deformazioni fisiognomiche, nella presenza di pesci parlanti e nel cut up della scrittura cinematografica.

Se la frase “Niente e vero, tutto è permesso” posta a premessa di The Naked Lunch, ha ancora un significato, allora Siberia è il più burroghsiano dei film di Ferrara.

Inserito nella competizione della 70 Berlinale, Siberia è prodotto dalla Vivo Film. Anche lei corsara e coraggiosa come i film del cineasta americano.

GUARDA IL TRAILER >>

Utlima modifica: 25 Febbraio, 2020



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