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Fellini 100. 8 ½ & altri sogni: a Latina la mostra dedicata al grande regista

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L’ultima volta a Latina di David Parenti è stata quando ha portato in città l’opera grafico pittorica La forza dello sguardo dedicata a Pier Paolo Pasolini. Noi gli completavamo il saluto, durante il finissage in quel lontano 3 Maggio 2015 con un sms che recitava: “È un dovere considerare il tuo lavoro e attraverso questo ricordare appunto la disperata vitalità di Pier Paolo Pasolini nel contesto crudo e ‘crudele’ della città di Latina”. Dove l’aggettivo crudele stava a testimoniare tutto  “l’odio” che la città di Latina, con la sua educazione perbenista e piuttosto codina, provava, in quei primi anni Settanta, verso la dimensione poetica, la condizione ideologica e la cultura pasoliniana e che, forse ancora persiste. David Parenti oggi è l’espressione di un’arte certo migliore. E pulita. Questa la sensazione avvertita, e glielo abbiamo comunicato per iscritto, un sigillo sull’albo dei commenti, quello che trovi sempre sull’uscio di ogni galleria. A David Parenti, che in questi giorni è tornato a Latina (sarà in mostra fino al 22 marzo presso il MUG, il Museo Giannini di via Oberdan) a suggellare la sua mostra Fellini 100. 8 ½ & altri sogni, gli eccessi di entusiasmi, a proposito della sua arte, gli sono sembrati sempre “sproporzionati”. Per questo poi, giunti ai saluti, sembra sempre avvertire: “Mi raccomando, non essere troppo celebrativo”.

Anche questa volta David Parenti è corso ai ripari e decisamente si è  “raccomandato”. David Parenti è così: estremamente umile e modesto. La sua è un’esperienza artistica certamente tesa ad esaltare assolutamente il rapporto con la vita e con il corpo, con la natura e con la materia. La sua grande passione, sempre decantata, è il cinema, anche l’idea di rappresentarlo attraverso la disciplina artistica e decantarne i suoi miti. Ecco allora, negli anni, Pier Paolo Pasolini, James Dean, Marlon Brando, Marcello Mastroianni. Ecco adesso allora Federico Fellini in Fellini 100. 8 ½ & altri sogni. David Parenti con Federico Fellini sembra diventare oggi davvero un tutto uno. La forza dell’arte più autentica e genuina, in qualche modo, che fa diventare quasi lo stesso Parenti, a noi così appare, un’icona a sua volta, con i suoi capelli raccolti, i suoi anelli ed i suoi bracciali, i suoi foulard e i suoi panciotti, le sue camice, come Fellini lo diventava ogni volta che usciva un suo film, con la sua sciarpa, il cappello, la giacca, la voce sottile.

A Novellara, presso il prestigioso Museo Gonzaga, diretto da Elena Ghidini, dove già è stata rappresentata, l’ipotesi “felliniana” di Parenti ha avuto grossi riscontri e le giornate sono state vissute davvero tra un flusso e un peregrinare di gente sempre molto partecipativa, interessata ed attenta, attratta proprio, dal mito popolare del regista e dalla passione autentica dell’artista. Federico Fellini è lì, come ormeggiato sui fondali, rapportato proprio con l’intensità di sempre, con la poetica naturale di sempre, a cui David Parenti ha allineato poi, a sottolineare qualche esperienza, il suo attore mito, il suo attore feticcio, il suo alter-ego Marcello Mastroianni, come a suggellarne non il confronto ma la partecipazione fraterna. E qui, con questo contesto, il cerchio sembra raggiungere davvero il massimo raggio: Fellini-Mastroianni. Resiste tutto intorno, il rapporto cerebrale, umano, intimo tra i due, e Parenti a volte lo immagina, lo avverte e lo interpreta, nella sua sensibilità artistica, anche di prevaricazione, forse pure di sudditanza spirituale, come nell’immagine chiave in cui Fellini, dotato di una frusta, sembra costringere Marcello a cedergli, ad inchinarsi forse anche alla volontà solenne, al tiranno, come sicuramente poteva essere in certi casi, l’autore. Insomma, è la frusta del regista a difendere l’idea sublime, “l’idea felliniana”. O la non idea felliniana, come in fondo può essere la natura di 8 ½. Che poi, 8 ½ è il film che, pensiamo, rappresenta appieno Federico Fellini. 8 ½  è la crisi del regista che coincide con la crisi dell’uomo, inteso anche nel senso più cosmopolita possibile; nel caso di Federico Fellini, certo con la crisi dell’artista.

Certo è che il cinema di Federico Fellini è, in ogni caso, probabilmente anche un’onirica spiegazione dell’Italia. Una spiegazione anche a caotizzare ancora di più il caos imperante. A noi Fellini ci è particolarmente caro perché la sua è una cultura sorta da un retroterra certamente fumettistico più che saccente in senso stretto. Ed è in questo senso una netta contraddizione, Federico Fellini passava quasi come l’essenza della cultura cinematografica più deputata, ma in realtà i suoi film erano quanto di più lontano possibile da una dimensione esclusivamente culturale, per questo amiamo alla follia pellicole quali Roma e Amarcord, e indichiamo questo cammino di simpatia attraverso Luci del varietà, I vitelloni, La dolce vita,Satyricon. E poi anche 8 ½ dove Federico Fellini, scrutandosi un po’ dentro offre alla platea un film clamoroso e capace, così come La dolce vita, di generare negli anni letture molteplici, differenti, titoli che non sono rimaste solo pellicole per la storia del cinema, ma sono diventate tendenza, patrimonio: oggi alcune guide indicano via Veneto a Roma, proscenio de La dolce vita, come “luogo storico immortalato da Fellini nel celebre film”, ma La dolce vita diventa, con gli anni, anche il conio che sta ad indicare il celebre maglione a collo alto.

Chiudiamo con una domanda: chissà se Federico Fellini, ai tempi in cui era sul set di 8 ½,  pensava poi di ritrovarsi pochi anni dopo sul set di Satyricon e dopo ancora in quello di Casanova? Diceva Federico Fellini: “Faccio i film che mi danno anche la possibilità di intromettermi un po’, sottotraccia ed un po’ di soppeso, verso le altre arti … “.

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