Radio singer (Visioni Fuori Raccordo 2010)

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“Agosto 2009. Italia. Caldo. L’opposizione politica è esercitata dal secondo quotidiano nazionale, La Repubblica. La crisi economica obbliga i lavoratori a gesti estremi, come gettarsi da carri gru o legarsi a cornicioni. Caldo. Il modello culturale vincente è quello incarnato dal premier Silvio Berlusconi. Caldo. Bisogna capire dove è cominciato questo orrore. Bisogna capire. Bisogna essere spietati con i propri errori. Perché tutto è cominciato dentro di noi.” Questo è quanto afferma Pietro Balla, già autore nel 2008 di un documentario dedicato alla tragica morte degli operai, ThyssenKrupp Blues (2008), coprodotto con Monica Repetto e presentato alla Mostra di Venezia nel 2008.

Radio Singer (2009), documentario di Pietro Balla in concorso nella sezione ConcorsoDOC alla quarta edizione del Film Festival Visioni Fuori Raccordo di Roma, nasce dalla percezione di un vuoto sociale senza precedenti. Oggi le fabbriche chiudono, gli operai si ribellano, ma ai cittadini non interessa. L’ipocrisia è legge. Ognuno è troppo preso da se stesso e dalla propria vita. Pietro Balla sa di dover reagire e lo fa attraverso un documentario autentico che ricostruisce i fatti, le emozioni e i ricordi della lotta degli operai della fabbrica Singer.

Torino, 1977. La multinazionale Singer chiude la fabbrica di Leinì, paese a nord di Torino, lasciando senza lavoro più di duemila operai provenienti da ogni parte di Italia. I dirigenti dichiarano che i rami secchi vanno tagliati. Ma gli operai non ci stanno: organizzano una protesta tra le più potenti della storia italiana. Occupano gli stabilimenti Singer e la loro opposizione diventa un movimento di protesta sociale esemplare e un valoroso momento di aggregazione culturale.

Una lotta talmente organizzata e costante da suscitare interesse anche alle personalità culturali più famose del paese. Sul palco della Singer si esibirono infatti, Guccini, Milva, Franca Rame, Dario Fo e il Living Theatre, tutti uniti in un unico slogan: “Il posto di lavoro non si tocca”.

Tutto questo è raccontato dal regista tramite la voce di un’operaia, Maddalena, la quale, dalle onde della radio libera Singer, testimonia la lotta degli operai, anche attraverso le canzoni attiviste di quel tempo, come Rosso colore di Pierangelo Bertoli, La locomotiva di Francesco Guccini, e L’internazionale di Franco Cortini cantato da Ivan Della Mea.

Pietro Balla concentra le storie che ha raccolto in questa donna, voce senza volto, che diventa simbolo del sogno della lotta operaia.

Un sogno che, nonostante la grandezza e la potenza, è destinato a fallire, come dice la canzone di Bertoli: “Noi ci unimmo e poi scendemmo per le strade per lottare, per respingere l’attacco del padrone; arrivati da lontano, poliziotti e celerini caricarono le donne col bastone; respingemmo i loro attacchi con la forza popolare, ma, convinti da corrotti delegati, ci facemmo intrappolare da discorsi vuoti e falsi, e da quelli che eran stati comperati”.

Qualcuno dal corteo degli operai della Singer, quell’1 ottobre 1977, si staccò e lanciò bombe molotov in un bar, molti i feriti. Nove auto dei dipendenti della società furono bruciate. Fu aggredito Enrico Boffa, dirigente del personale della Singer, dalle Brigate Rosse. La violenza generò violenza e rapidamente il sogno di una nuova forma di lotta operaia, pacifica e costruttiva, si concluse. il 1 ottobre 1977 la Radio e la fabbrica Singer chiusero per sempre i cancelli.

Oggi “lotta di classe” è un’espressione impronunciabile; per questo ci si ritrova con una città deserta e insensibile alle notizie dei licenziamenti, delle chiusure di fabbriche, dei suicidi degli operai senza lavoro, a differenza di trentadue anni fa, quando il movimento riempiva le strade e costituiva un momento di aggregazione sociale e culturale.

Valentina Calabrese



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