In prima serata su TV 2000 alle 21,10 Un tè con Mussolini di Franco Zeffirelli

Elegante e affettuosa commedia parastorica di Franco Zeffirelli, che rievoca in punta di piedi la propria infanzia nella Firenze fascista. Per Tullio Kezich il film più «visceralmente antifascista nella storia del cinema italiano». Superbe le interpretazioni delle protagoniste: Judi Dench, Maggie Smith e Cher

  • Anno: 1999
  • Durata: 107'
  • Genere: Commedia, Drammatico
  • Nazionalita: Italia, Gran Bretagna
  • Regia: Franco Zeffirelli

In prima serata su TV 2000 alle 21,10 Un tè con Mussolini (Tea with Mussolini), un film del 1999 diretto da Franco Zeffirelli. Con il soggetto di Zeffirelli, la sceneggiatura di John Mortimer, la fotografia di David Watkin, il montaggio di Tariq Anwar, i costumi di Anna Anni e le musiche di Stefano Arnaldi, Jerome Kern e Alessio Vlad, Un tè con Mussolini è interpretato da Cher, Judi Dench, Joan Plowright, Maggie Smith, Massimo Ghini. Il film si autodefinisce come un’opera ‘semi-biografica’ e non come una pellicola storica; mentre diversi elementi sono stati effettivamente vissuti dai protagonisti, altri sono stati montati a scopo cinematografico.

Sinossi
Firenze; 1934: un gruppo di signore inglesi si trova presso la tomba di Elizabeth Barrett Browning per l’annuale omaggio alla poetessa. Al raduno di “le Scorpione”, chiamate così per il loro pungente umorismo, manca solo Mary, che arriva tenendo per mano un bambino. Si tratta di Luca, figlio naturale di un mercante di tessuti per il quale Mary lavora: l’uomo si è rifiutato di riconoscere il piccolo Luca, che in seguito verrà adottato dalle “Scorpione”.

Franco Zeffirelli: “È una storia che mi porto dietro dal ‘52, quando ero aiuto regista di Luchino Visconti; il titolo era Le nemiche, che poi ho raccontato anche nel mio libro autobiografico pubblicato a New York e tradotto in dodici lingue, ma non in italiano. Ci sono stati tanti registi che hanno parlato di se stessi sempre trasfigurando la realtà, Un tè con Mussolini è un film storico, anche se non segue una rigorosa rappresentazione storica. Alla storia appartengono questo gruppo di signore inglesi chiamate affettuosamente e ironicamente “Scorpioni” perché potevano morderti con il veleno della loro lingua e vi appartengono anche la mia infanzia e la mia adolescenza. Io sono figlio naturale di un mercante di tessuti. Alla morte di mia madre, mio padre, un vero mascalzone che ha riempito Firenze di figli illegittimi, mi affidò ad una donna inglese, il cui ruolo è interpretato da Joan Plowright, che mi insegnò la lingua e, tramite lei, entrai in contatto con questo gruppo di signore bizzarre e prepotenti, le quali mi fecero capire in che mondo ricco di arte vivevo. Se oggi sono orgoglioso di essere fiorentino è merito loro; mi hanno trasmesso la passione per il teatro, per l’arte e le cose belle. In quel periodo a Firenze c’erano diciottomila residenti inglesi, almeno fino alla dichiarazione di guerra di Mussolini all’Inghilterra. Dopo, quasi tutti lasciarono la città, non però il “mio” gruppo di signore che venne recluso a San Gimignano. Non fu una vera prigione per loro, perché avevano l’intero paese a disposizione e si divertivano da morire. Verso la fine della guerra riuscirono anche a salvare le torri del paese che i tedeschi volevano far saltare in aria prima di ritirarsi”.

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Utlima modifica: 7 Febbraio, 2020



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