Pino – Vita accidentale di un anarchico di Claudia Cipriani, un’opera di ampio respiro storico

In Pino - Vita accidentale di un anarchico, Claudia Cipriani, oltre a omaggiare un uomo innocente e il dramma di un’intera famiglia perseguitata per anni e che non ha mai avuto vera giustizia, riesce a creare un’opera di ampio respiro storico

  • Anno: 2019
  • Durata: 68'
  • Genere: Documentario
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Claudia Cipriani

Pino – Vita accidentale di un anarchico è l’ultima opera della regista Claudia Cipriani dedicata alla vicenda di Giuseppe Pinelli, alla sua vita e alla sua morte avvenuta alla Questura di Milano tra la notte del 15 e il 16 Dicembre 1969, precipitato dal quarto piano mentre subiva un interrogatorio da parte della polizia dopo il suo fermo per l’attentato in Piazza Fontana.

La giovane regista, oltre a omaggiare un uomo innocente e il dramma di un’intera famiglia perseguitata per anni e che non ha mai avuto vera giustizia, riesce a creare un’opera di ampio respiro storico

Cipriani sceglie di raccontare la storia di Pinelli attraverso il punto di vista delle due figlie, Claudia e Silvia Pinelli, con le voci narranti over mentre si sviluppa la vicenda di un uomo accusato ingiustamente per un fatto non commesso. Staffetta partigiana, ferroviere, sindacalista, anarchico, ma soprattutto padre e marito amorevole, sempre pronto a darsi agli altri, la sua tragedia è quella di un’intera nazione che non è mai riuscita a fare i conti con il passato. Ormai, storicamente accertato che l’attentato a Piazza Fontana fu una strage di matrice neofascista, all’epoca la polizia e gli apparati dello Stato e dei mezzi di comunicazione cavalcarono la pista anarchica per coprire una strategia della tensione in atto in quegli anni in cui l’Italia era un campo di battaglia della Guerra Fredda.

La giovane regista, oltre a omaggiare un uomo innocente e il dramma di un’intera famiglia perseguitata per anni e che non ha mai avuto vera giustizia, se non un tardivo riconoscimento da parte del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che definisce Pinelli “come la diciottesima vittima” di quella strage, riesce a creare un’opera di ampio respiro storico. Cipriani in Pino – Vita accidentale di un anarchico in poco più di un’ora crea un affresco storico che parte dagli anni Sessanta fino ad arrivare ai giorni nostri, mantenendo il registro drammatico sempre alto. La Cipriani immerge la vicenda intima di Pino e della sua famiglia nel contesto storico che da Milano passa attraverso l’Italia per arrivare a delineare gli avvenimenti epocali internazionali di quegli anni.

La regista riesce con maestria ed eleganza ad amalgamare diversi registri stilistici, raggiungendo una piena maturità stilistica

La regista riesce con maestria ed eleganza ad amalgamare diversi registri stilistici. Se la fabula principale è condotta da attori che interpretano i protagonisti della vicenda, Cipriani utilizza il bianco e nero e poi sovrappone i colori per un’animazione quasi da trasformare Pino – Vita accidentale di un anarchico in una favola da raccontare ai bambini. Inserisce poi all’interno foto e filmati di repertorio da diversi archivi – tra cui quella della famiglia Pinelli – creando un afflato che rasenta la poesia.

Operazione che a Claudia Cipriani era già riuscita con L’ora d’acqua, ma che in Pino – Vita accidentale di un anarchico raggiunge una piena maturità stilistica. Il genere documentario si discosta dal cinema del reale per trasformarsi in strumento di narrazione privato e pubblico. Fin dall’incipit, dove sentiamo la voce di Pino che racconta la sua morte, la macchina da presa in soggettiva percorre una strada durante la notte in cui si intravedono solo le indicazioni stradali orizzontali. Metafora di un percorso verso la morte di un uomo, ma soprattutto di un lungo viaggio verso il buio degli anni a venire di un’intera nazione. E la sequenza ricorda quella di Strade perdute di David Lynch, a dimostrazione delle influenze stilistiche che impregnano l’opera della regista.

Un’opera da vedere di grande spessore drammatico e con uno stile asciutto e complesso

In Pino – Vita accidentale di un anarchico, Claudia Cipriani lavora per sineddoche utilizzando un montaggio equilibrato in cui il sentimento della perdita va di pari passo con la ricerca di una verità che non ha ancora una risposta certa. Scritto insieme a Silvia e Claudia Pinelli e Nicolò Volpati, l’autrice delinea un’opera da vedere di grande spessore drammatico e con uno stile asciutto e complesso che la rende una delle registe più interessanti del cinema documentario italiano contemporaneo.

Utlima modifica: 9 Gennaio, 2020



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