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In prima serata

In prima serata su La7 alle 21,15 Our Godfather – La vera storia di Tommaso Buscetta

Poco dopo l’uscita de Il traditore, il film che Bellocchio ha tratto dalla vita di Buscetta, arriva da noi in televisione ( La7) Our Godfather – La vera storia di Tommaso Buscetta, un lavoro indubbiamente interessante e filologicamente accurato, che riesce bene a restituire l’immagine del super pentito

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  • Anno: 2019
  • Durata: 92'
  • Distribuzione: Netflix
  • Genere: Documentario
  • Nazionalita: Gran Bretagna
  • Regia: Mark Franchetti, Andrew Meier

In prima serata su La7 alle 21,15 Our Godfather – La vera storia di Tommaso Buscetta, un documentario del 2019 diretto da Mark Franchetti e Andrew Meier. Con esclusive e rare interviste all’intera famiglia Buscetta i regsti ricostruiscono la storia di quelli che furono i primi a rompere il silenzio su Cosa Nostra. Il film è stato prodotto e distribuito da Netflix.

Sinossi
Un documentario su Tommaso Buscetta, il primo boss mafioso italiano di alto rango che si sia mai rivoltato contro Cosa Nostra. Buscetta ha contribuito a condannare più di 400 mafiosi. È diventato l’uomo più ricercato della mafia nel mondo – e 11 membri della sua famiglia sono stati uccisi.

Poco dopo l’uscita de Il traditore, il film che Bellocchio ha tratto dalla vita di Buscetta, arriva da noi in televisione ( La7) Our Godfather – La vera storia di Tommaso Buscetta, il documentario che ripercorre la singolare storia del “boss dei due mondi”, il primo grande pentito di mafia, colui che con le sue deposizioni al giudice Giovanni Falcone permise allo Stato di ricostruire per la prima volta la reale struttura della cupola mafiosa. La differenza col film è naturalmente abissale, in termini artistici, ma si tratta di due operazioni diverse e speculari, resa possibile questa dall’enorme mole di fotografie e filmati inediti relativi a Buscetta e ai suoi familiari messi a disposizione per l’occasione. Fondamentali i racconti diretti di Cristina, la terza moglie del boss, conosciuta a Rio De Janeiro negli Anni Settanta, dove questi visse a lungo, e quelle di due degli otto figli (alcuni dei quali uccisi dalla mafia sanguinaria di Totò Riina); notevole la mescolanza, molto ben amalgamata, di filmati d’epoca, ricostruzioni, immagini ricavate dalle fonti più disparate (nonché dagli archivi televisivi di allora). In aggiunta interviste frammentate a uomini come Giuseppe Ayala, pubblico ministero al maxiprocesso di Palermo, momento chiave in cui converse il lavoro meticoloso di Falcone e che portò ad arresti epocali aprendo per la prima volta una breccia nel muro impenetrabile di Cosa Nostra. Un lavoro indubbiamente interessante e filologicamente accurato, che riesce bene a restituire l’immagine di quest’uomo schivo, che testimoniò perché sentitosi lui tradito da una mafia che non riconosceva più, che gli aveva ammazzato figli e parenti operando scelte lontanissime dal codice d’onore fin lì sempre osservato. Sedici anni – dal 1984, quando decise di diventare collaboratore di giustizia, all’Aprile del 2000, quando morì di cancro – trascorsi da uomo in fuga dalla morte, scortato 24 ore su 24 da guardie del corpo, nascosto negli Stati Uniti sotto falso nome, impossibilitato per ovvie ragioni a condurre – lui insieme a moglie e figli – una vita normale. La moglie spiega, intervenendo lungo tutto l’arco del film, come seppe amare un uomo che aveva perdonato e desiderava solo potesse cambiare, i figli ricordando qualche rara circostanza e i drammi nello scoprire sempre nuove ombre nel passato del padre. Registicamente solido quantunque non esattamente spettacolare, il film riesamina tuttavia solo alcune fasi della vita di Buscetta e dovrebbe potersi affiancare – per una corretta comprensione del personaggio – ad altre fonti che si occupino di raccontarne gli anni che anche il film di Bellocchio analizza solo di sfuggita: l’ascesa e gli anni del potere esercitato dal boss, ad esempio, così come le sue vicissitudini da “viveur”, sono sacrificati in favore di quelli in cui viene descritta la sua vita da pentito; anzi, del più importante pentito di Cosa Nostra di ogni tempo. Un accenno alla strage di Capaci, alla detenzione di Riina, alla malattia, ma è chiaro che il punto di forza sta nei documenti attraverso i quali abbiamo modo di vedere in faccia – non solo nei due o tre filmati regolarmente diffusi in tv – Tommaso Buscetta, ripreso e fotografato nel privato. Sta qui la vera forza del lavoro di Franchetti e Meier.