Stasera in tv su Rai Storia alle 21,10 L’armata Brancaleone di Mario Monicelli, con Vittorio Gassman

La spiritosa reinvenzione di un linguaggio aulico, la bravura degli interpreti e la brillante conduzione registica danno vita a una commedia intramontabile. Un autentico capolavoro del cinema popolare italiano, scritto da Monicelli con Age e Scarpelli. Con Vittorio Gassman, Catherine Spaak, Gian Maria Volonté ed Enrico Maria Salerno

  • Anno: 1966
  • Durata: 120'
  • Genere: Commedia
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Mario Monicelli

Stasera in tv su Rai Storia alle 21,10 L’armata Brancaleone, un film del 1966 diretto da Mario Monicelli. È uno dei film più noti della commedia italiana e tra i capolavori del regista, grazie anche alle scenografie e ai costumi di Piero Gherardi, in forte contrasto cromatico. La nota colonna sonora, scritta da Carlo Rustichelli e cantata dal tenore lirico leggero Piero Carapellucci, venne incisa su dischi Parade. Vincitore di tre Nastri d’argento, fu presentato in concorso al 19º Festival di Cannes. Sebbene il film sia una commedia in costume, molti sono d’accordo nel ritenere che esso appartenga di diritto al genere della commedia all’italiana. Con Vittorio Gassman, Catherine Spaak, Gian Maria Volonté, Enrico Maria Salerno.

Sinossi
Brancaleone da Norcia, tanto straccione quanto magniloquente, sta per partecipare a un torneo. Qui viene avvicinato da un gruppetto di miserabili in possesso di una pergamena che assicura al cavaliere che la detiene il feudo di Aurocastro. Strada facendo incontrano il bizantino Teofilatto, occupano un paese dove imperversa la peste, salvano una stravagante promessa sposa. Giunti alla meta, vengono assaliti dai Saraceni.

Alla sceneggiatura collabora in modo determinante lo stesso regista, che con Agenore Incrocci e Furio Scarpelli, binomio artistico meglio conosciuto come Age e Scarpelli, dà vita ad una rilettura fresca ed originale dell’Italia medioevale, creando quello che sarà il colpo di genio del film: l’invenzione di quell’idioma immaginario, a cavallo tra il latino maccheronico, la lingua volgare medievale e l’espressione dialettale, che caratterizzerà tutti i personaggi. L’originalità però non si esaurisce nella sceneggiatura. Anche i costumi (a forte contrasto cromatico e di disegno originalissimo) e tutte le scene di esterni, curati da Piero Gherardi, lo scenografo che firma molte delle caratteristiche atmosfere felliniane, rappresentano un elemento innovativo, presentando un medioevo straccione e fantasioso al tempo stesso, ben lontano da quello oleografico e severo di certi film di ambientazione medievale, mentre alla fotografia lavorerà Carlo Di Palma, al quale si dovranno alcune immagini memorabili del film, come quella in cui il protagonista e la sua armata si presentano alla corte bizantina dei Leonzi. Il richiamo ad un precedente film monicelliano di grande successo (I soliti ignoti) è evidente sia nell’impianto generale della sceneggiatura (la compagnia sgangherata e raccogliticcia che cerca di compiere una grande impresa, fallendola miseramente), sia nella somiglianza dei personaggi interpretati da Vittorio Gassman e Carlo Pisacane nei due film, che in alcune sequenze specifiche, come quella in cui Gassman, contattato per entrare nella compagnia, dapprima rifiuta, per poi accettare dopo la sconfitta nel combattimento (di pugilato ne I soliti ignoti e al torneo ne L’armata Brancaleone). Inoltre, la scena in cui Teofilatto, durante una pausa del duello con Brancaleone, gli consiglia una cura per il fegato, è ricalcata dall’analoga sequenza tra Totò e Fabrizi in Guardie e ladri, film di Mario Monicelli e Steno del 1951. La scelta di Gian Maria Volonté nel ruolo di Teofilatto dei Leonzi venne imposta al regista dal produttore Mario Cecchi Gori. L’attore milanese stava attraversando in quel periodo un momento di grande popolarità dovuta al successo dei film western per la regia di Sergio Leone, nei quali aveva interpretato il ruolo di antagonista. Mario Monicelli non nascose il suo dissenso e in un’intervista rilasciata in occasione del quarantesimo anniversario del film rivelò come invece avesse prescelto Raimondo Vianello per lo stesso ruolo. Il personaggio esilarante di Zenone fu invece caratterizzato dallo stesso Enrico Maria Salerno, che dopo aver letto la sceneggiatura si presentò a casa di Monicelli pregandolo di affidargli la parte, per la quale inventò la tonalità in falsetto che convinse immediatamente il regista. Catherine Spaak aveva circa vent’anni nel momento in cui partecipò alla lavorazione del film, non conosceva ancora bene l’italiano ed aveva grosse difficoltà a confrontarsi con lo strano linguaggio richiesto dal copione. Racconta l’attrice franco-belga: «Già studiare il copione era per me molto difficile, quando arrivavo sul set venivo poi accolta con prese in giro e parolacce. All’inizio trattenevo a stento le lacrime ma capivo il loro divertimento e non potevo rovinargli la festa. È anche così che ho appreso il rigore e lo spessore del grande cinema italiano».

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Utlima modifica: 29 Dicembre, 2019



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