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INTERVISTE

Vado Verso Dove Vengo conquista Berlino: intervista al regista Nicola Ragone

Vado Verso Dove Vengo è un documentario di Nicola Ragone che affronta le questioni dell'immigrazione e dell'emigrazione, comparando i grandi centri urbani con le piccole realtà decentrate e in via di spopolamento. Ne abbiamo parlato con il regista

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Come procede la distribuzione del tuo docufilm?

Il documentario ha debuttato a Maggio, in occasione del Bifest 2019. Dopo di ciò ha realizzato proiezioni in altri festival, a Lenola, dove ha vinto tre premi: miglior regia, miglior fotografia e miglior messaggio. È stato proiettato in occasione di altre manifestazioni cinematografiche, in quasi tutte le regioni italiane: nei cinema, in eventi speciali, spesso presso associazioni molto vicine a questo tema. Ora sta avendo una distribuzione anche all’estero, a Berlino. Poi, ci sarà anche New York, Londra, Nizza e Spagna. Anche gli istituti di cultura italiana all’estero sono molto interessati. Le associazioni di categoria spesso ci richiedono questo progetto perché li riguarda molto da vicino.

Come mai hai scelto una tematica così mirata, che è poi quella dell’immigrazione ed emigrazione?

Il documentario è in verità un progetto co-prodotto da Matera 2019, Youth Europe Service, in collaborazione con Lucania Film Commission, realizzato con il fondo etico di BCC Basilicata e i partner di produzione Mediterraneo Cinematografica, Allelammie e Simbdea. È un progetto che ha vinto un bando e, per questo, il tema è stato scelto da Luigi Vitelli, che ha condotto una ricerca molto approfondita riguardante l’emigrazione, ma anche lo spopolamento, in relazione a testimonianze importanti come quella di Vito Teti, che è un informatissimo antropologo. In seguito a questo materiale iniziale, mi è stata fatta una proposta: declinare il tema attraverso una narrazione documentaristica e immagini che possano attestare al meglio la tematica.

Vado Verso Dove Vengo

Sono molti, in verità, i protagonisti del docufilm con attività e vite molto differenti, ma accomunate da questo grande fenomeno del ‘900: sono tutti emigrati di seconda e terza generazione. Come è avvenuta la ricerca dei vari personaggi?

Anche i personaggi sono frutto di una lunga ricerca d’archivio, legata alle loro testimonianze. Con Luigi Vitelli abbiamo tentato di raccontare storie di vita differenti, andando a New York e cercando l’origine degli emigrati di terza generazione, ma anche quelle riguardanti un’emigrazione contemporanea. Quella contemporanea è un’emigrazione molto differente da quella precedente: spesso queste persone scelgono di non tornare nella loro terra d’origine. Francesco Scavetta, il nostro coreografo che vive in Norvegia, ha venduto una casa in Basilicata, decidendo di strutturare la sua vita in Nord Europa: non avverte affatto una nostalgia nei confronti dell’Italia.

È proprio lui, poi, il personaggio che indaga sul concetto di casa.

Sì, indaga sul concetto di home. Si domanda quale sia la sua casa, oggi. Afferma di sentirsi “cittadino del mondo”; afferma, inoltre, che la sua casa non è più il luogo d’origine, bensì quello che si porta dietro. Nella sua casa, pertanto, ci sono le sue origini lucane, ma anche l’intera evoluzione della sua vita: esperienze e viaggi. “Casa” è un concetto più largo. Il documentario pone poi il confronto con chi resta. In Basilicata ci sono tante storie di resistenza, come il Festival La Luna e i calanchi o il motocarro che decide di portare i libri nei negozi più sperduti. Questo confronto genera ovviamente una riflessione. Questi luoghi spopolati, in quanto tutti son partiti ed emigrati, possono avere un futuro o invece son destinati a rimanere così? Non c’è una risposta decisa, ma sicuramente esiste una speranza.

Vado Verso Dove Vengo

Vado Verso Dove Vengo offre innumerevoli spunti di riflessione antropologici e si avvale di un ottimo lavoro di montaggio.

Sì. È stato montato da Andrea Maguolo, ossia il montatore de Lo chiamavano Jeeg Robot.  In collaborazione con Fabio Ricci.

Ci sono anche degli intermezzi musicali. È stata una tua scelta?

Avevamo bisogno di raccontare le parole dei personaggi attraverso un lavoro di suggestioni, immagini e musica: un lavoro che ci permettesse di tradurre in modo poetico le interviste. Abbiamo lavorato molto sui segni e sulle metafore.

C’è anche l’opposizione tra metropoli, come Londra e New York, e questi piccoli villaggi sperduti della Basilicata. Si crea quindi un grande effetto a livello visivo. Tale contrasto consente pertanto di riflettere su due stili di vita differenti tra loro: uno più caotico e l’altro più sobrio. Come hai coniugato, personalmente, questi due aspetti all’interno del documentario?

Il documentario porta alla luce quest’analisi: i flussi caotici della metropoli e la realtà tranquilla locale. Dal punto di vista visivo, l’approccio è stato il seguente: ci siamo recati in questi luoghi come osservatori. Infatti, ci sono delle immagini statiche come se fossero delle fotografie. Siamo andati a indagare le rughe, la ruggine, il colore rovinato, l’intonaco caduto, la pietra, la terra, anche per raccontare la materia che caratterizza questi posti sperduti. La materia che si è logorata ci ha permesso di raccontare quindi anche il tempo. Nelle città, invece, abbiamo insistito su degli aspetti più frenetici: il caos, il traffico, la moltitudine della gente, la metropolitana, il modernismo, grattacieli come nel caso di New York. Ci siamo soffermati per lo più sul senso di vertigine: soprattutto a New York, le immagini sono spesso costruite dal basso verso l’alto, anche attraverso delle rotazioni. Queste città stanno per scoppiare e quindi c’è un’inversione di tendenza. La gente che vive nelle città, in minima parte, decide di spostarsi, anche solo alcuni periodi dell’anno, in paese.

Vado Verso Dove Vengo

Sostanzialmente, si è annullata la distanza tra chi immigra ed emigra. Da qui, il titolo Vado Verso Dove Vengo. Qual è la riflessione personale che vorresti maggiormente trasmettere attraverso la visione del tuo lavoro?

Esiste una speranza legata al ripopolamento di questi paesini spopolati. Non dobbiamo concentrarci sull’abbandono in quanto tale, dobbiamo invece insistere sull’apertura della comunità al di fuori e tentare di ospitare nuovi residenti. Bisogna creare dei flussi che consentano a queste comunità di rilanciarsi dal punto di vista turistico e culturale, affinché sia un arricchimento. Se riusciamo a ritornare alle origini e lavorare sulle potenzialità, c’è una grande possibilità che questi paesi non si trasformino in centri-fantasma.

  • Anno: 2019
  • Durata: 60'
  • Genere: Documentario
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Nicola Ragone