Matching Jack (Festival di Roma 2010)

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Presentato nella sezione “Alice in città”, Matching Jack , dell’australiana Nadia Tass, è uno struggente film che vede protagonisti tutti quei bambini afflitti da una malattia a volte, anzi spesso, mortale, cioè la leucemia.

Su una famiglia, sino a quel momento (apparentemente) felice, si abbatte la sciagura di un male che colpisce l’elemento più fragile del nucleo, il piccolo Jack (Tom Russel); ad aggravare la già drammatica situazione si aggiunge la condotta fedifraga del padre, David (Richard Roxburgh), per cui Marisa (Jacinda Barret), vera e propria madre coraggio, deve mettere in campo tutte le energie disponibili per far fronte a una circostanza più che mai penosa.

È nei corridoi bianchi e asettici di un ospedale che si svolge gran parte della narrazione, e seguiamo sommessamente la quotidiana lotta condotta da medici, genitori, animatori e, naturalmente, da i tanti bambini malati, per ottenere la sperata guarigione.

La regia della Tass è decisamente televisiva, ma davanti a tanto dolore, sentimenti e lacrime, non si riesce a criticare la forma, piuttosto ci si sofferma sulla sostanza. La Barret interpreta magnificamente un ruolo non facile, in cui deve dividersi tra le funzioni di madre addolorata e moglie tradita, arrivando al punto di interpellare tutte le donne con cui il marito ha intrattenuto relazioni extra coniugali, per scoprire se da qualcuna di esse abbia avuto un figlio, ed eventualmente procedere a un trapianto di midollo, unico rimedio possibile contro la malattia di Tom.

Durante la proiezione, il recensore (non s’imbarazza ad ammetterlo) si è stupito a sentirsi inumidire gli occhi, e un improvviso attacco di raffreddore ha colpito l’intero sala.

Se ci si emoziona, dato che non capita spesso, è bene segnarlo e ricordarsene, e ben venga il melò a scuotere cuori troppo spesso intorpiditi.

Luca Biscontini



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