In prima serata su Rai 5 alle 21,15 Dio esiste e vive a Bruxelles, l’irresistibile film di Jaco Van Dormael

In Dio esiste e vive a Bruxelles il belga Jaco Van Dormael mette in scena una gustosa parabola sul rapporto dell’uomo (e la donna) con la religione, criticando, anche se in maniera ironica, l’imperante visione patriarcale. Senza mai cadere in toni blasfemi o offensivi, il regista riesce a costruire un piccolo ma efficace trattato di antropologia

  • Anno: 2015
  • Durata: 113'
  • Distribuzione: I Wonder Pictures, Koch Media
  • Genere: Commedia, Fantastico
  • Nazionalita: Lussemburgo, Francia, Belgio
  • Regia: Jaco Van Dormael

Stasera in tv su Rai 5 alle 21,15 Dio esiste e vive a Bruxelles (Le tout nouveau testament), un film del 2015 diretto da Jaco Van Dormael. La pellicola è stata designata come rappresentante del cinema belga alla selezione per l’Oscar al miglior film straniero 2016, riuscendo a entrare nella short-list di dicembre. Il film ha ottenuto una candidatura ai David di Donatello, una candidatura ai Golden Globes, due candidature e vinto un premio agli European Film Awards, una candidatura ai Cesar ed è stato premiato al Biografilm Festival. In Italia al Box Office Dio esiste e vive a Bruxelles ha incassato nelle prime 7 settimane di programmazione 1,3 milioni di euro e 206 mila euro nel primo weekend. Con Pili Groyne, Benoît Poelvoorde, Catherine Deneuve, François Damiens, Yolande Moreau.

Sinossi
Dio esiste veramente ed è una persona come tante altre che vive a Bruxelles. Deprivato della sua aurea divina, è un codardo patetico e odioso con la sua famiglia. Ea, sua figlia, si annoia a casa e, non sopportando di stare chiusa in un piccolo e ordinario appartamento di città, decide un giorno di ribellarsi contro il padre, manomettendo il suo computer e rivelando a chiunque la propria data di morte. In questo modo provocherà un caos improvviso e totale, durante il quale tutti cominceranno a pensare cosa fare con i giorni, i mesi e gli anni, che rimangono loro da vivere.

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Carriera poco prolifica quella di Jaco Van Dormael (dal 1991 al 2015 ha diretto solo quattro film), ma assai significativa, laddove fin dall’esordio il regista belga non ha sbagliato un colpo, realizzando interessanti opere che ne hanno rivelato lo stile, riconoscibile per il carattere sperimentale, in cui domina una fantasiosa visione della realtà che viene restituita come un flusso di tempo e pensiero. Non fa eccezione l’ultima pellicola, Dio esiste e vive a Bruxelles (2015), dove, a partire da una rilettura creativa dei testi sacri, Van Dormael mette in scena una gustosa parabola sul rapporto dell’uomo (e la donna) con la religione, giacché viene criticata, anche se in maniera assai ironica, quella visione patriarcale che ha fin troppo influito nella Storia sulla visione del mondo. Il regista affianca al figlio di Dio una piccola ma sagace sorella, Ea, la quale, stremata dalle angherie subito dal padre (un ottimo Benoît Poelvoorde) – che si diverte a tormentare le sue povere creature da una tastiera di un computer – opta per la fuga nel mondo, in cerca di sei apostoli da ‘arruolare’ per arrivare, aggiungendo quelli del più noto fratello, alla cifra di diciotto, come una squadra di baseball, lo sport preferito dalla sottomessa madre (Yolande Moreau). Ea (la giovanissima e brava Pili Groyne), prima di partire, compie una grave infrazione delle regole impartite dal genitore, inviando a tutti gli abitanti della terra un sms in cui è annunciata la data di morte di ciascuno. Ben si può immaginare lo scompiglio causato da una così scioccante rivelazione.

Senza mai cadere in toni blasfemi o offensivi, Van Dormael riesce a costruire un piccolo ma efficace trattato di antropologia, laddove coglie alcune caratteristiche tipiche dei comportamenti umani che stigmatizza, cercando di mostrare valide alternative praticabili, in cui la relazionalità, liberata dall’egoismo e soprattutto dalla paura, assume una nuova valenza, inaugurando la possibilità di un vivere diverso, con un inedito rapporto col tempo e col mondo. Ritornano alcuni temi tipici del suo cinema, come quello delle persone con disabilità, e colpisce e commuove l’episodio della ragazza mutilata che una notte, durante un sogno, vede la sua mano mancante danzare su un tavolo, balletto che termina con una carezza che davvero scuote chi guarda. Da segnalare anche la partecipazione di Catherine Deneuve: la sua bellezza sfiorita, restituita un po’ impietosamente dal regista, la sua grazia e imperturbabilità tratteggiano un personaggio ben costruito che, avendo soli cinque anni da vivere, decide di accoppiarsi con un feroce e al tempo stesso tenero gorilla, recuperando quell’istintività e quella freschezza che il marito, oberato dal lavoro, ha da tempo perso. Il surrealismo, il grottesco e l’ironia dominano in questo film, in cui, senza retorica si fa la tara a un sistema di vita, il nostro, che davvero necessita di essere riformato, per trovare nuovi oggetti verso cui tendere (o forse, più probabilmente, di liberarsene definitivamente, attraverso un processo di introiezione).

Insomma, quasi due ore di ottimo cinema da gustare minuto dopo minuto, in un rincorrersi di situazioni e personaggi che tiene sempre desta l’attenzione dello  spettatore, il quale segue le peripezie della nuova Messia, fino al finale tutto al femminile (altro che quote rosa).

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Utlima modifica: 3 Dicembre, 2019



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