37 Torino Film Festival: Mientras dure la guerra di Alejandro Amenábar (Festa Mobile)

Gli orrori della Guerra Civile Spagnola e del franchismo in un film decentrato, che sceglie uno sguardo marginale ma esemplare. Con risultati altalenanti

  • Anno: 2019
  • Durata: 107'
  • Genere: Storico, Drammatico
  • Nazionalita: Spagna, Argentina
  • Regia: Alejandro Amenábar

Sebbene a prima vista possa ingannare, Mientras dure la guerra, ultima fatica di Alejandro Amenábar presentata nella sezione Festa Mobile del Torino Film Festival, non è un film bellico o la filologica ricostruzione di uno dei conflitti più sanguinosi del XX secolo.

Il ritorno al cinema spagnolo del regista, a quindici anni di distanza da Mare dentro, è infatti sì un film calato appieno nella storia del suo paese, ma decentrato, filtrato attraverso un punto di vista insolito e parziale, solamente sfiorato dal terribile conflitto della Guerra Civile Spagnola.

Una guerra che Amenábar decide di raccontare esclusivamente attraverso un luogo, Salamanca, e attraverso uno sguardo, quello dell’intellettuale e scrittore Miguel de Unamuno (Karra Elejalde), in passato dissidente socialista e ora costretto a fare i conti con la propria posizione di potere (quella di Rettore dell’università) e soprattutto con la propria coscienza.

È in questo contesto, mentre la violenza, anche quando vicinissima, resta sempre fuori campo, che dimensione pubblica e privata si confondono, tracciando il ritratto sfaccettato di un uomo pieno di contraddizioni, alle prese con le responsabilità del proprio ruolo sociale.

Un declino morale che va di pari passo con la cronaca dell’ascesa, tra pressioni esterne (la Germania nazista) e giochi di potere, di un quasi inconsapevole Francisco Franco, leader per caso ritrovatosi nel posto giusto al momento giusto e destinato a governare la Spagna per quasi un quarantennio.

Tornando a una delle pagine più buie della storia spagnola, Amenábar costruisce così sapientemente un affresco storico capace di dialogare inevitabilmente con il presente e con l’insorgere di nuovi nazionalismi, fino al discorso finale di Unamuno all’università, sorta di rivalsa e presa di coscienza che non è altro che un invettiva contro ogni sovranismo e xenofobia, di ieri come di oggi.

Una ricostruzione pregevole, come i suoi intenti, che pecca, però, di un eccessivo calligrafismo e di un coinvolgimento a tratti debole, come se, in quell’intenzione di non mostrare mai il vero orrore, Amenábar rinunciasse anche a sporcarsi davvero le mani, a entrare davvero nella Storia, riluttante come il suo personaggio pavido e disilluso, contraddittorio e irrimediabilmente umano.

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Utlima modifica: 30 Novembre, 2019



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