Dentro di te c’è la terra: intervista al regista Cosimo Terlizzi

Dentro di te c’è la terra è il nuovo film di Cosimo Terlizzi, presentato nella sezione Onde del 37esimo Torino Film Festival. Il regista e artista visivo torna al documentario con un film che si pone in continuità con altri lavori precedentemente realizzati

  • Anno: 2019
  • Durata: 83'
  • Genere: Documentario
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Cosimo Terlizzi

Il docufilm tocca diverse tematiche: la differenza tra ambienti naturalistici e città, tra l’uomo selvaggio e l’uomo moderno, il tentativo di ricongiunzione con la natura e la tecnologia moderna. Qual è stato il punto di partenza per la realizzazione di questo lavoro? 

La miccia s’è accesa durante la visita a Shanghai nel 2013. La vastità della metropoli, lo scempio edilizio immane, la quantità di rifiuti, l’estensione dei quartieri e la cementificazione della terra circostante sempre più deturpata. Tutto ciò mi ha lasciato un senso d’angoscia: come se fossi destinato a far parte di tutto questo per sempre. Il mio sguardo è cambiato, non riesco più a trovare fascino verso quelle città dove l’orizzonte dei grattaceli e delle industrie si perde a vista d’occhio. Così questa vastità di costruzioni e cavi continua nelle autostrade, negli aeroporti, collegando tutto come un’unica immensa città. Allora: esiste una dimensione che ci discosta un po’ da tutto ciò? Da ciò che appare, a tutti gli effetti, come una rete o un labirinto? Ho intrapreso quindi la ricerca del mio giardino, di quel lembo di terra dove tutto può ricominciare con una consapevolezza differente.

All’interno del documentario hai scelto di inserire fatti di cronaca. Qual è l’intento? 

Nella trascrizione del diario audiovisivo non ho omesso quei fatti di cronaca significativi su questioni che mi stavano a cuore. Notizie a volte scioccanti che minano la tranquillità quotidiana. Mi sono spesso chiesto come si fa a proseguire la vita normalmente dopo aver letto di tragedie in atto vicino o dall’altra parte del mondo. Il web mette tutto sotto i nostri occhi e ci sembra di essere impotenti quando leggiamo notizie che ci toccano. Guardiamo la parete davanti a noi o apriamo la finestra e osserviamo il paesaggio. Tutto è come prima. Ma la vita la mastichiamo ogni giorno e certi tabù o certe paure si sbriciolano. Da sempre i temi che mi toccano sono religione, sessualità e natura. Siamo abituati a sentire parlare di queste tematiche a compartimento stagno. Invece. sul campo, nel giardino, t’accorgi che la natura supera ogni aspettativa, non è mai cosa fatta. È uno spettacolo senza trama definita e con innumerevoli colpi di scena.

Spesso hai attinto dalla mitologia: ad esempio Eco, Narciso, il Minotauro. Come mai questa scelta precisa? È un tentativo di racconto dell’universalità dell’esistenza umana? 

Viviamo nella terra dei miti. Ogni angolo del pianeta è stato mitizzato dai popoli. Si sono create leggende, si è resa sacra una pietra, una pianta, sacro un fiume. Si è reso sacro anche ciò che non si conosce come la vastità del cielo, delle stelle. Nel passeggiare lungo la macchia mediterranea t’accorgi che dietro ogni pianta che tocchi vi è una leggenda legata a un Dio, a una ninfa o a un eroe. Puoi incontrare l’alloro, l’albero di Giuda e il cespuglio delle spine sante. Siamo carne battezzata, ma non ci è dato comprendere a pieno la saggezza della natura.

Quanto c’è di autoreferenziale in questo lavoro? 

In questo film, anche se è il diario di sei anni della mia vita, c’è poco di autoreferenziale. Non sono ossessionato da me stesso, piuttosto mi utilizzo come osservatore del mondo circostante che descrivo o registro. Dentro di te c’è la terra è come quei dipinti en plein air, dove c’è un artista che dipinge un paesaggio senza raffigurare se stesso, ma è grazie alle sue pennellate uniche e vibranti che possiamo apprezzare meglio il soggetto dipinto.

Utlima modifica: 30 Novembre, 2019



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