37 Torino Film Festival: Blood Quantum di Jeff Barnaby (After Hours)

Presentato nella sezione After Hours al 37 Torino Film Festival, Blood Quantum riesce a parlare di archetipi, rinnovando dall’interno un genere che ultimamente dava segni di aver esaurito la sua vena cinematografica

  • Anno: 2019
  • Durata: 96'
  • Genere: Horror
  • Nazionalita: Canada
  • Regia: Jeff Barnaby

Blood Quantum di Jeff Barnaby è un horror nel solco della tradizione di denuncia sociale dei movies zombi delle origini, della lezione di George Romero e del cinema indipendente degli anni Settanta. Ambientato nella riserva indiana di Red Crow in Canada, mette in scena il dramma di una famiglia di nativi Mi’gmaq e della loro isolata comunità che si scopre immune a un’improvvisa epidemia che trasforma i bianchi in zombi.

Barnaby ha sangue indiano e in un certo senso la violenza che impregna il film è una metafora di quella che colpisce il suo popolo a rischio di estinzione. Il “quantum di sangue” è quello per essere riconosciuto come appartenente all’etnia indiana. In Blood Quantum è la discriminante per essere immune e quindi sopravvivere alla pestilenza che ha colpito il mondo.

Collocato agli inizi degli anni Ottanta, seguiamo la vita dello sceriffo della riserva, del suo rapporto con il vecchio padre (reduce di guerra) e con il figlio avuto dalla prima moglie e con il secondo nato dall’attuale compagna che lavora nell’ospedale locale. Nella prima parte assistiamo allo scoppio e diffusione del virus che colpisce i salmoni e i cani e delle dinamiche familiari conflittuali tra i due fratelli e il loro padre. Inoltre, Joseph, il figlio minore, ha una fidanzata bianca che rimane incinta e decide di non abortire poco prima della diffusione della pestilenza zombi.

Blood Quantum è una pellicola in cui non si fanno sconti. La violenza è sistemica e non risparmia lo spettatore. Barnaby utilizza gli stilemi del genere zombi, innestando elementi dello slasher movie, dove lo splatter è cruento e crudo, non edulcorato né annacquato con elementi grotteschi e comici.

 

La seconda parte del film è ambientata sei mesi dopo. La comunità si è rinchiusa all’interno del villaggio trasformato in un fortino con un muro di lamiere, dove trovano rifugio i bianchi sopravvissuti. L’odio di Lysol, il fratellastro di Joseph, monta sempre più nei confronti dei bianchi e dei propri familiari fino alla decisione di infettare volontariamente l’intera comunità. In un desiderio di vendetta nei confronti dei bianchi che porterà alla distruzione di tutto.

Il tema principale di Blood Quantum è la denuncia del neocolonialismo e della politica di assimilazione nei confronti degli indigeni. La violenza e l’apartheid in una località periferica e isolata, divisa dal continente da un emblematico ponte che attraversa il fiume, sono quotidianità. Così come l’alcolismo, l’abuso di droghe, la povertà di mezzi, in uno spazio desolato e scarnificato. Il muro che si erge per difendere la comunità appare come un’accusa nei confronti della politica trumpiana, fatta di divisioni, isolazionismo e sopraffazione delle minoranze. In Blood Quantum abbiamo anche la plastica dimostrazione dell’avvelenamento della terra e dell’acqua, della Natura, intesa come entità vivente che in qualche modo innesca degli anticorpi contro la contaminazione del pianeta perseguita per meri interessi economici da parte della popolazione bianca. Un inquinamento che colpisce anche le tradizioni e la vita dei nativi americani.

 

Il regista scrive, al contrario, una tragedia dal sapore greco, in cui il sangue nelle sue varie espressioni – vitale, alimento, mezzo, legame parentale – è mostrato senza alcuno scarto visivo, ma diffondendosi sullo schermo come una macchia densa e profonda.

 

Blood Quantum è una film in cui non si fanno sconti. La violenza è sistemica e non risparmia lo spettatore. Barnaby utilizza gli stilemi del genere zombi, innestando elementi dello slasher movie, dove lo splatter è cruento e crudo, non edulcorato, né annacquato con elementi grotteschi e comici. Il regista scrive, al contrario, una tragedia dal sapore greco, in cui il sangue nelle sue varie espressioni – vitale, alimento, mezzo, legame parentale – è mostrato senza alcuno scarto visivo, ma diffuso sullo schermo come una macchia densa e profonda. Il figlio rifiutato si ribellerà alla linea maschile, contrastando il padre, il nonno e il suo fratellastro, visti tutti come dei traditori. L’odio è la forza primitiva che lo porta a compiere azioni dalle estreme conseguenze.

Presentato nella sezione After Hours al 37 Torino Film Festival, Blood Quantum riesce a parlare di archetipi, rinnovando dall’interno un genere che ultimamente dava segni di aver esaurito la sua vena cinematografica. Barnaby, coraggiosamente, parla della forza e della violenza del sangue in un climax che porta poche speranze. E se alla fine, dopo tanta morte e odio, nasce una bambina, la vediamo insieme alla nonna e al padre Joseph allontanarsi su una barca immersa in una fitta nebbia. La ragione si è persa come probabilmente i legami di sangue.

GUARDA IL TRAILER >>

Utlima modifica: 26 Novembre, 2019



Condividi