Frida – Viva La vida: intervista al regista del film, Giovanni Troilo

Presentato in occasione del Torino Film Festival 2019, Frida - Viva La vida è il docufilm di Giovanni Troilo che ripercorre, con un linguaggio onesto e visionario, la vita dell’artista messicana. Ne viene fuori una personalità dotata di due anime

A differenza di altri prodotti artistici a lei ispirati, hai restituito un’immagine autentica di Frida, servendoti della presentazione dei suoi dipinti, ma anche della voce di Asia Argento. Come mai hai scelto proprio Asia?

Dal momento che di Frida si era già ampiamente parlato nelle mostre ma anche nel cinema, avevamo bisogno di una persona che avesse già un rapporto col pubblico e che ci potesse guidare nel racconto di questo personaggio. Nel caso di Asia, abbiamo scoperto che era una grandissima fan di Frida Kahlo. È stata proprio un modello di vita per lei.

Per la descrizione dei dipinti, da dove sei partito?

Sicuramente, dietro il docufilm c’è un lavoro molto grande che è stato fatto a monte, prima di girare con Marco Pisoni e Jacopo Magri. È stato eseguito, tra l’altro, anche un gran lavoro di ricerca dei possibili narratori, per lo più donne. Oltre ad Asia, abbiamo Hilda Trujillo, direttrice del Museo Frida Kahlo, la fotografa Graciela Iturbide e la pronipote Cristina Kahlo. C’è stato un lavoro in parallelo con tutte queste voci, corale appunto. Volevamo essere sicuri di veicolare dei messaggi quanto più corretti possibili, ma anche di scavare più in fondo, cercando di dare spessore alla figura che c’è dietro alla sua arte.

C’è quindi il tentativo di abbattere uno stereotipo.

Certo. Spesso, nel caso di artisti molto noti, c’è la grande tentazione di raccontare il lato più pruriginoso, come ad esempio gli amori.

Una studiosa afferma che non è giusto ricondurre Frida al femminismo in quanto è stata sottomessa a Diego Rivera. È anche il tuo punto di vista?

Nonostante lei dica questo, noi abbiamo dimostrato lungo tutto il film che non è così: Frida ha costruito una vera e propria icona intorno alla sua figura. È molto difficile essere se stessi oggi, immaginiamoci ai suoi tempi.

Nel docufilm c’è anche un tentativo di sottolineare la sua femminilità, attraverso i suoi abiti, gli accessori che indossava o gli oggetti che collezionava.

Anche qui, quello che mi ha colpito oltre la conoscenza del personaggio è il fatto che dietro un’icona bidimensionale, come lo è quella di Frida con degli abiti tradizionali, c’è una dichiarazione fortissima dal punto di vista politico. Lei s’ispira all’abbigliamento della comunità matriarcale di Tehuantepe, un elemento fortissimo che la riconduce al femminismo. I ruoli di potere sono ricoperti da donne: un mondo non solo possibile, ma addirittura auspicabile. Dietro un semplice vestito, c’è tutto questo mondo.

Com’è stato per un pugliese girare in Messico? Quanto sono durate le riprese?

Le riprese sono durate tre settimane. Ho incontrato un paesaggio che non mi aspettavo e che, a dire il vero, mi ha sorpreso molto, in quanto lontano dall’immaginario che io avevo nella mia testa. È stato sicuramente faticoso, perché abbiamo percorso migliaia di chilometri con l’auto e quindi con spostamenti molto lunghi: questo ha consentito, però, di gustare meglio i cambiamenti paesaggistici nel corso del viaggio. È stata un’esperienza personale fortissima.

Per le citazioni di Frida, a quali fonti hai fatto ricorso?

Ho dovuto attingere innanzitutto dalle sue lettere e dal suo diario. Quest’ultimo è stato una delle fonti più importanti che abbiamo considerato. Ci siamo imbattuti in un racconto personale unico, intitolato Origine Delle Due Frida. È stato fondamentale per lavorare su questo docufilm, che punta proprio sulla coesistenza di due anime in Frida, fin dall’età di sei anni: un dualismo che troverebbe una giustificazione già nella cultura precolombiana.

Utlima modifica: 26 Novembre, 2019



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