37 Torino Film Festival: Ms. White Light di Paul Shoulberg (Concorso)

Ms. White Light di Paul Shoulberg, in concorso al 37 Torino Film Festival, è un delicato ritratto di una giovane donna alle prese con l’esistenziale rapporto della fine della vita

  • Anno: 2019
  • Durata: 97'
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: USA
  • Regia: Paul Shoulberg

Lex (diminutivo di Alexis) ha il dono di avere uno spiccato senso empatico e lo sfrutta per accompagnare i malati terminali verso la morte. Insieme al padre, ha una specie di agenzia che presta questi servizi: in poco tempo riesce a instaurare un rapporto intimo con le persone che stanno morendo e a fargli trovare la pace per affrontare il passo finale, sostituendosi spesso ai familiari (figli, genitori, nipoti o parenti vari) atterriti e incapaci nel portare un qualsiasi conforto ai loro congiunti.

In Ms. White Light è affrontata la morte in modo diretto, senza fronzoli né melodrammi. L’aspetto più interessante è l’intimità che si crea tra i personaggi e lo spettatore: ciò è determinato sia dalla bravura nella messa in scena, parca ed essenziale, di Paul Shoulberg, sia dalla recitazione degli interpreti che lavorano molto sulla sottrazione.

Ms. White Light risulta così un poetico e, a tratti, irriverente lungo addio. Un tentativo di razionalizzare la morte o, comunque, di accettarla. Un piccolo film stilisticamente compatto ed emotivamente coinvolgente, che non  lascia indifferenti.

In particolare, Lex (la brava Roberta Colindrez) è una donna “interrotta” che ha visto morire la madre in un incidente d’auto, coinvolta insieme a lei e al padre quand’era ancora una bambina. Questo trauma, mai elaborato, di non aver salutato la madre prima della morte, l’ha portata a trovare una sorta di surrogato nella dipartita altrui. Lex è tanto brava e sensibile con gli uomini, le donne, i giovani morenti, quanto è scorbutica e scontrosa con i parenti. Inoltre, si veste come il padre, con un trasandato completo maschile, è spettinata e poco curata nella persona, le piace mangiare alle mense degli ospedali e non ha praticamente vita sociale. Sarà l’intervento di un’adolescente malata di un tumore del sangue e un sensitivo che incontra presso un’altra paziente terminale a portare scompiglio nella sua vita disordinata e noiosa.

Shoulberg con Ms. White Light tratteggia una figura dolente di giovane donna alle prese con l’elaborazione del lutto, con il dolore provocato dall’assenza improvvisa di una madre. Shoulberg muove poco la macchina da presa prediligendo i totali e i mezzi primi piani laterali. Ci sono poche carrellate viste in particolare a seguire Lex mentre si muove nei corridoi degli ospedali o in lente zoomate a riprendere padre e figlia nel loro ufficio sgangherato. In Ms. White Light la fotografia ha i colori freddi e le tonalità pastello, creando un’atmosfera di eterna attesa, di transizione da un luogo a un altro, come se fossimo in partenza per un’altra destinazione. Ms. White Light risulta così un poetico e, a tratti, irriverente lungo addio. Un tentativo di razionalizzare la morte o, comunque, di accettarla. Un piccolo film stilisticamente compatto ed emotivamente coinvolgente che non ti lascia indifferente.

Utlima modifica: 25 Novembre, 2019



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