Stasera in tv su Rai 5 alle 21,15 Whiplash, il film di esordio di Damien Chazelle

Damien Chazelle si presenta al pubblico con questo suo primo film, potente e dal forte impatto emotivo, con cui, attraverso la storia di un giovane batterista jazz, offre una lezione di cinema sulla metodologia educativa, sul rapporto paradigmatico tra maestro e allievo. Tre premi Oscar nel 2015

  • Anno: 2014
  • Durata: 107'
  • Distribuzione: Universal Pictures
  • Genere: Drammatico, Musicale
  • Nazionalita: USA
  • Regia: Damien Chazelle

Stasera in tv su Rai 5 alle 21,15 Whiplash, un film del 2014, vincitore di tre Premi Oscar, diretto da Damien Chazelle e interpretato da Miles Teller e da J. K. Simmons. Il film narra la storia di un ragazzo che sogna di diventare un grande batterista e del rapporto conflittuale con il suo insegnante che, paradossalmente, diventa il suo peggior nemico, invece che suo mentore. Il 15 marzo 2015 il film ha incassato quasi 48 milioni di dollari in tutto il mondo, di cui 13 milioni in patria. Con Miles Teller, Melissa Benoist, J.K. Simmons, Austin Stowell, Kavita Patil, Tian Wang.

Sinossi
Andrew, studente di primo anno al college, è disposto a tutto pur di diventare un famoso batterista jazz. I suoi sforzi e il suo impegno sono messi però a dura prova dagli estremi metodi di insegnamento dell’eccentrico professor Fletcher. Condotto quasi sull’orlo della follia, Andrew dovrà imparare a credere in se stesso e aver fede nella musica per far scintillare il talento nel quale Fletcher ripone fiducia.

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Un rullio prima flebile e poi crescente di batteria apre, sullo sfondo nero di uno schermo ancora privo di immagini, Whiplash, l’entusiasmante lungometraggio di Damien Chazelle, l’acclamato autore di La La Land. Un suggerimento non residuale, questo fornito dal regista, laddove si invita chiaramente lo spettatore a concentrarsi sull’ascolto a discapito della vista, violando, evidentemente, le modalità di fruizione che più contraddistinguono lo specifico cinematografico. Non è davvero poco, giacché la musica, assoluta protagonista del film, è, seguendola lezione del giovane Nietzsche de La nascita della tragedia, “un riflesso immediato della realtà”, e quindi giunge in maniera diretta a chi ne è destinatario, senza passare, e questo è il punto decisivo, attraverso la rappresentazione, che invece vincola le altri arti figurative, plastiche e, in generale, visive. Si potrebbero chiudere spesso gli occhi durante la proiezione di Whiplash, e non per questo perdere qualcosa. Il fatto, poi, che lo strumento scelto sia la batteria, ovvero l’ossatura ritmica di qualunque melodia, rende ancora più chiara l’idea di quanto si sia voluto retrocedere a una dimensione essenziale, prima ancora che intervenga una surcodificazione che simbolizzi (la rappresentazione). Rimanendo fedeli fino in fondo a questo ragionamento, non è azzardato affermare che Whiplash più che un film sia un’esperienza da farsi, che, a rigore, non potrebbe neanche essere riferita successivamente, proprio perché mancano quegli appigli simbolici necessari a storicizzare, a trasformare ciò di cui si è stati spettatori in un racconto da narrare.

Già questa notevole premessa, basterebbe a decretare l’inoppugnabile bontà del film che ha posto improvvisamente Chazelle all’attenzione del pubblico (senza contare poi la bellezza della musica jazz che dall’inizio alla fine del film avvolge l’udito); ad impreziosire ulteriormente il quadro (e qui è concesso allo spettatore di riaprire gli occhi) interviene l’interessante articolazione del rapporto maestro-discepolo messo in scena: Terence Fletcher (un incisivo J. K. Simmons, giustamente premiato con l’Oscar per la sua interpretazione) e Andrew Neiman (un Miles Teller con la faccia impietrita) intrattengono una relazione che è si, in un certo senso, sadomasochistica, ma soprattutto necessaria a svelare ‘un segreto’: la regola che il maestro dovrebbe insegnare e il discepolo apprendere in realtà non esiste in precedenza, è solo attraverso la dialettica che si instaura tra i due che può emergere ciò che è celato ad entrambi. In questo senso, è emblematico il dialogo della sequenza in cui li vediamo ritrovarsi, dopo un turbolento alterco, in un club. Spogliatosi della maschera burbera che fino a quel momento lo aveva nettamente contraddistinto, Fletcher, non senza esitazioni, svela a Neiman le ragioni dei suoi bruschi metodi, sebbene anch’esso non sia convinto fino in fondo della liceità delle sue modalità d’insegnamento in riferimento ai risultati da raggiungere. Confida nel fatto che tormentare i propri allievi sia una pratica necessaria per ottenere il massimo, per testare fino in fondo la tempra e il desiderio di riuscire di chi aspira a diventare un musicista. Ma, a conti fatti, la sua è una speranza non comprovata dall’esperienza, tant’è che è costretto ad ammettere che in tanti anni nessuno dei suoi allievi è divenuto il nuovo Charlie Parker.

Chazelle, che ha anche scritto il film, davvero impressiona (ha appena 32 anni) per come è riuscito ad indagare un rapporto delicatissimo, laddove l’iniziale piano dialettico, che pure è assai significativo, lascia il passo allo ‘srotolarsi’ di un piano d’immanenza in cui i due termini messi in connessione si fondono in una gioiosa indiscernibilità da cui sgorga il senso, il quale, è bene precisarlo, rimane sempre fuori campo, ma insiste retroattivamente sull’intero film, ammantandolo di una nuova luce che ne riposiziona le coordinate. Fletcher e Neiman, sebbene decisamente contrapposti, tessono, loro malgrado, un’inaspettata alleanza, che li eccede, e li riconfigura in quanto soggetti.

Molto più semplicemente, comunque, si può affermare che Whiplash è un film che non deve essere mancato, se non altro per poter fruire dell’ottima musica che accompagna incessantemente lo scorrere del film durante i 107 minuti di visione.

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Utlima modifica: 12 Novembre, 2019



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