Escher – Viaggio nell’infinito: l’arte del celebre artista olandese arriva al cinema

Le opere iconiche e impossibili di M. C. Escher rivivono in un documentario originale e inventivo, che rifugge il didascalismo in favore di un senso di meraviglia capace di restituirne lo spirito

  • Anno: 2019
  • Durata: 90'
  • Distribuzione: Feltrinelli Real Cinema, Wanted Cinema
  • Genere: Documentario
  • Nazionalita: Paesi Bassi
  • Regia: Robin Lutz
  • Data di uscita: 16-December-2019

Forse non poteva esserci titolo migliore di quello di Escher – Viaggio nell’infinito per condensare, in un’ora e mezza, la vita, le opere e il genio di un artista (sebbene lui rifiutasse tale definizione) sempre intento a superare se stesso, alla ricerca di una perfezione inevitabilmente irraggiungibile. È soprattutto in direzione di questa tensione costante che si orienta infatti il documentario di Robin Lutz, partendo dall’immensa mole di lettere e appunti lasciatasi dietro dal disegnatore e incisore olandese e cercando di approdare, anche attraverso interviste a parenti ed estimatori (i figli George e Jan, il musicista Graham Nash), dentro l’essenza stessa del suo percorso artistico.

Un percorso, quello di Escher, iniziato a stretto contatto col reale, con quei paesaggi che in Italia folgoreranno la sua immaginazione di giovane artista, e proseguito in un susseguirsi di scoperte e rivelazioni che culmineranno nell’epifania di quelle “immagini interiori” destinate a divenire il soggetto ricorrente del suo lavoro, prevalendo su tutto il resto.

Guidati dalla voce narrante di Stephen Fry, attraverso le suggestioni e le sensazioni ispirate dalle parole e dalle opere di Escher stesso, il documentario parte quindi dai luoghi fisici per arrivare a descrivere l’elaborazione di un nuovo mondo, un mondo infinito che dai paesaggi arriverà ai mosaici e ai rompicapo impossibili, fino a spingersi nel terreno della matematica e dei suoi paradossi. È a questo punto che l’opera di Escher finisce con il prendere il sopravvento, distorcendo o sostituendosi alle immagini dal vivo e invadendo lo schermo, cercando di allinearsi allo spirito di un artista che rifuggiva il concetto di finitezza, desideroso che tutto il visibile si connettesse in un meccanismo infinito, in motivi capaci di ripetersi ancora e ancora. Ecco allora, davanti allo spettatore, le ormai celebri opere dalle prospettive impossibili – da “Ascending and Descending” a “Metamorphosis”, passando per “Relativity” e “Reptiles” – distorcersi e animarsi, confondersi tra loro e prendere vita, creando un omaggio che era stato, a detta dello stesso Escher, prima di tutto un sogno mai realizzato: quello dell’animazione.

Seguendo la linea divulgativa di prodotti simili, ma, allo stesso tempo, distinguendosi per un’impostazione più accattivante, Escher – Viaggio nell’infinito scorre così con la leggerezza di un racconto per immagini, capace di restituire il valore e il senso di meraviglia di un’arte sopravvissuta al suo autore e divenuta, negli anni, ispiratrice di mode e ambiti originariamente impensabili (come il successo, per lo stesso Escher sconcertante, riscosso in seno alla controcultura), dalla musica alla scienza, dai fumetti ai film (immancabili i riferimenti a Inception), garantendo alle sue opere, e al loro creatore, un posto unico nel nostro immaginario collettivo.

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Utlima modifica: 8 Novembre, 2019



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