Vulnerabile Bellezza: intervista al regista del documentario, Manuele Mandolesi

Vulnerabile Bellezza è il docufilm di Manuele Mandolesi, presentato in anteprima mondiale in occasione del 60° Festival Dei Popoli. Ne abbiamo parlato con il regista

Il titolo del tuo documentario è Vulnerabile Bellezza. Si riferisce, in particolare, alla Terra?

Sicuramente. La bellezza, in realtà, parte da una mia esigenza di racconto personale. Quei territori li ho conosciuti sin dall’infanzia, in quanto sono originario delle Marche e li vivevo coi miei genitori, ci andavo spesso in vacanza. Volevo, quindi, raccontare in maniera diversa quello che è stato il terremoto, soprattutto dopo la fase emergenziale: la vera emergenza è quella dell’abbandono, la fase in cui la gente viene lasciata a sé stessa sia dai media che dallo Stato. Quei territori sono bellissimi, così come la gente che li popola e che ha scelto con ostinazione di continuare a viverci. Ho voluto riportare nel film anche la bellezza delle tradizioni che ormai stanno scomparendo.

La scelta della famiglia protagonista come è avvenuta?

Mi son recato lì in quanto avevo degli amici in quel territorio. Io e Stefano, il protagonista, ci eravamo conosciuti sin da piccoli, ma in realtà non lo avevo più visto. La scelta della famiglia parte dal fatto che ha un punto di vista completamente differente sul fenomeno del terremoto: sono già inseriti nella natura, in simbiosi, quindi si devono adeguare seppur con grossi sforzi; ad esempio, ciò è evidente quando devono portare l’acqua a mano alle pecore, col gelo. Il terremoto diventa pertanto opportunità, in quanto i protagonisti son riusciti ad aumentare il proprio allevamento fino a 300 pecore. Senza dubbio, è una delle poche storie a lieto fine. La casetta dove vanno a vivere nel finale è stata donata da un imprenditore del Nord, mentre le stalle sono state costruite un po’ tramite gli enti statali, un po’ grazie le proprie finanze.

Durante il terremoto, nel 2016, eri presente anche tu nelle Marche?

Non ero nelle Marche. In verità, sarei dovuto essere lì con la mia compagna in un agriturismo, ma all’ultimo minuto sono stato chiamato per un lavoro a Roma e siamo venuti a conoscenza lì degli avvenimenti relativi la prima scossa. Durante la successiva, ero a Biella, sempre per lavoro. In occasione della terza, mi trovavo invece nelle Marche.

Di chi sono le registrazioni presenti all’inizio del film?

Volevo ricordare lo stato emotivo da cui partiva la famiglia. È una registrazione vera dei Carabinieri, del 112. Sono tante chiamate, non della famiglia protagonista del film.

Il film è strutturato secondo il susseguirsi delle stagioni. Le riprese son durate un anno?

Sì. Abbiamo deciso di strutturare il film secondo le stagioni, in quanto sottolineano i piccoli passi compiuti dalla famiglia. Anche la favola del soldatino di piombo ricorda le prove e le varie vicissitudini che l’eroe deve superare. In conclusione infatti, i protagonisti riescono finalmente a ritrovarsi come famiglia. È un lavoro che esula inoltre dagli schemi classici di produzione, poiché gli sponsor sono delle aziende: Faber S.p.A, Nerea S.p.A, Extralight, Electri. Ho contribuito anche io personalmente, anche se in minima parte.

Utlima modifica: 5 Novembre, 2019



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