Science + Fiction 2019: Depraved di Larry Fessenden

A Trieste il mito di Frankenstein rivive grazie al ritorno alla regia di Larry Fessenden, paladino dell'art-horror negli States sin dai primi anni '90

  • Anno: 2019
  • Durata: 114'
  • Genere: Horror<
  • Nazionalita: USA
  • Regia: Larry Fessenden

Sceneggiatore, regista, produttore, attore, montatore e tanto altro ancora. Nel panorama del cinema indipendente americano Larry Fessenden è un mito. Ed ha cominciato ad esserlo, se si escludono dal discorso i primissimi corti, dall’inizio degli anni anni ’90, allorché seppe rivitalizzare il filone più art-house dell’horror anglosassone con quella che, nel prendere di mira alcuni degli archetipi più fecondi di tale genere, avrebbe preso poi forma di trilogia: in NON rapida successione (considerando gli anni trascorsi tra un progetto e l’altro) vennero infatti La sindrome di Frankenstein (No Telling, 1991), Habit (1995) e Wendigo (2001). C’è da ringraziare una vecchia edizione del Torino Film Festival per averli potuti assaporare uno dietro l’altro.
Rimasto non particolarmente prolifico, almeno come regista (mentre da attore lo abbiamo rivisto con piacere nel recentissimo Most Beautiful Island, intrigante e ansiogeno lungometraggio firmato dalla spagnola Ana Asensio), anche negli ultimi anni, Larry Fessenden ha dimostrato a Trieste di avere ancora cose da dire e di poterlo fare assecondando persino certi “corsi e ricorsi storici”. Il suo Depraved, presentato in anteprima italiana nella serata inaugurale di Science + Fiction, rappresenta infatti una rielaborazione di quel mito di Frankenstein che lo aveva già suggestionato agli esordi.

Se però in La sindrome di Frankenstein (No Telling, 1991) era un mad doctor campagnolo a violare i confini della natura, compiendo una serie di abominevoli esperimenti sugli animali, in Depraved si è passati ad una grigia ambientazione metropolitana e ad altre ossessioni, altri “fantasmi” filmici non meno contemporanei ed allucinati.
In grado di costruire le sue storie operando sia su scala sociale che in una chiave prettamente esistenzialista, Larry Fessenden introduce qui l’orrore in maniera particolarmente ferina, cinica, brusca: trasferendosi dal gotico ottocentesco alla New York odierna, il dramma della Creatura riportata arbitrariamente in vita diventa il dramma di Alex, uomo della middle class aggredito brutalmente in strada, di notte, da uno sconosciuto che lo ammazza a coltellate. Pressoché ignote all’inizio le ragioni del brutale agguato. Ma barlumi della coscienza di Alex si risveglieranno ben presto in un corpo nuovo, anzi, un corpo vecchio, rabberciato, fatto coi pezzi di altri corpi. All’essere che, come vedremo, ha nella scatola cranica il cervello semi-cosciente di Alex, viene dato il nome di Adam. Artefice della sua creazione è un giovane medico reduce da sconvolgenti esperienze belliche in Medio Oriente, Henry, il cui esperimento era nato in realtà da esigenze ben diverse, di natura solidale e umanitaria. Ma ad aiutarlo nell’impresa è stato un avido individuo di buona famiglia, l’amico Polidori (i nomi hanno qui una certa, evocativa pregnanza), che gli ha tenuto anche nascosta la vera origine dei corpi utilizzati nella ricerca, essendo mosso da ben altre ambizioni. Il finale a questo punto non potrà che essere tragico. Sebbene l’assunto prometeico dell’operazione abbia modo anch’esso di essere ribadito, assieme a un romanticismo folle, dark ed esasperato.

Un nuovo essere fatto di corpi diversi, al centro del racconto. Un film fatto di ispirazioni diverse, per Larry Fessenden, che accentua qui la predisposizione per il post-moderno e per un’estetica ibrida da indie movie, in cui possono confluire ruvide soggettive, fotografia dai cromatismi cangianti, arditi stacchi di montaggio, rudimentali effetti visivi. Il risultato è a tratti fin troppo barocco. E la parte centrale della storia, prima della vertiginosa accelerazione finale, appare un po’ involuta. Ma nel complesso Depraved riesce a rivitalizzare un immaginario retrò affiancando al dichiarato citazionismo alcune suggestioni decisamente attuali, in cui risaltano il senso di vuoto e l’affanno costante della vita di oggi. Non solo in America.

Utlima modifica: 1 Novembre, 2019



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