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Stasera al cinema Farnese di Roma Se c’è un aldilà sono fottuto. Vita e cinema di Claudio Caligari

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Alla presenza di Valerio Mastandrea e dei registi, Simone Isola e Fausto Trombetta, stasera alle 20,30 al Cinema Farnese di Roma (Piazza Campo De’ Fiori, 56) verrà proiettato Se c’è un aldilà sono fottuto. Vita e cinema di Claudio Caligari, il documentario sul celebre regista presentato alla scorsa Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, nella sezione Venezia Classici Documentari. Il film è prodotto da Kimerafilm con Rai Cinema Channel e Minerva Pictures e distribuito da Pablo.

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Quando il cinema assume la funzione di testimoniare, per non far cadere nell’oblio ciò che è degno di essere ricordato, diventa necessario, laddove, conservando la memoria, convoca lo spettatore a riposizionarsi rispetto al passato, invitandolo a farsi esso stesso propagatore di ciò a cui ha assistito. Ma Se c’è un aldilà sono fottuto – Vita e cinema di Claudio Caligari è molto più di un documentario, piuttosto è un gesto d’amore e un omaggio poetico a uno dei registi più significativi del nostro paese: un uomo, Claudio Caligari, la cui vita, come giustamente recita il titolo del film, non può essere disgiunta dalla Settima Arte, poiché entrambe convissero in lui giustapposte, compenetrandosi. Nel cinema di Claudio Caligari etica ed estetica non sono discernibili, il suo modo di girare e di raccontare era la diretta conseguenza delle questioni che voleva affrontare, del mondo da mettere in scena, dei soggetti ritratti a tinte forti: uomini ai margini, irrimediabilmente ostili all’ordine simbolico in cui sono inseriti, non allineati, disubbidienti rispetto alla deriva dell’omologazione dei consumi, annunciata da Pier Paolo Pasolini quale realizzazione della più grande forma di fascismo. È proprio il poeta di Casarsa ha sempre costituito un punto di riferimento imprescindibile nell’opera di Caligari, il quale non hai mai smesso di rendergli esplicitamente e implicitamente omaggio. Di più: Caligari ha proseguito arditamente l’indagine pasoliniana della degenerazione antropologica del sottoproletariato, di quel mondo che per la prima volta venne descritto in Accattone (1961). Amore tossicoL’odore della notte e Non essere cattivo possono senza dubbio essere considerati i tasselli di una trilogia il cui fine ultimo era continuare a illuminare una parte di mondo e di “soggettività” sempre destinata al “fuori campo”.

Simone Isola e Fausto Trombetta, i registi del film, seguono, in particolare, le riprese di Non essere cattivo, e vedere Caligari ammalato, sofferente, stanco e con un filo di voce, ma, al tempo stesso, indomito nel desiderio di concretizzare, “fino all’ultimo respiro”, la sua idea di cinema, è una circostanza che non può lasciare indifferenti. Fa male prendere atto del fatto che lo si sia tenuto ai margini, consentendo, di contro, a tanti mediocri di prosperare: la conseguenza di tale atteggiamento è stata – è sotto gli occhi di tutti – l’affossamento del cinema italiano, intasato da operine tutte uguali, innocue e non necessarie. Caligari era un solitario, un uomo tutto d’un pezzo, incapace di scendere a compromessi, di svendersi. Ma quella che dovrebbe essere ritenuta la più grande delle virtù divenne per lui una sorta di condanna, a essere emarginato a tempo indeterminato.

Oltre al materiale d’archivio sapientemente selezionato e montato, piace di Se c’è un aldilà sono fottuto – Vita e cinema di Claudio Caligari il corposo afflato poetico che lo attraversa e che non può non essere non percepito. Non solo, dunque, le testimonianze preziose di coloro che condivisero l’avventura cinematografica del regista (Michela Mioni, Pamela Schettino, Valerio Mastandrea, Alessandro Borghi, Luca Marinelli), ma anche la rivisitazione dei luoghi del suo cinema contribuiscono a incrementare vertiginosamente il livello emozionale del film. Infine, lode, in particolare, a Valerio Mastandrea che, più di tutti, ha sostenuto l’amico fino in fondo, non risparmiandosi ed esponendosi in prima persona. Chi scrive ha avuto l’occasione di incontrare Caligari: indimenticabili sono il suo entusiasmo, la voglia di raccontare e la passione totale per il cinema, che neanche il nostro meschino sistema produttivo è riuscito a fiaccare.

Claudio Caligari e i suoi film (appena tre, ma preziosissimi) sono consegnati alla storia. Di quanti altri, negli ultimi trent’anni, si potrebbe dire lo stesso?

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