A Milano l’anteprima assoluta del documentario Sea-Watch 3, che aprirà il Festival dei Popoli

Presentato in anteprima assoluta a Milano, a Il Cinemino, il film riprende tutto il viaggio della Sea Watch 3, fino al difficile approdo, in maniera corale e commovente

  • Anno: 2019
  • Durata: 112'
  • Genere: Documentario
  • Nazionalita: Germania
  • Regia: Nadia Kailouli, Jonas Schreijäg

La sera del 2 novembre, il Festival dei Popoli aprirà con l’anteprima del documentario Sea-Watch 3 dei giornalisti e registi tedeschi Nadia Kailouli e Jonas Schreijäg. Ma alla stampa milanese l’anteprima assoluta del film è stata offerta ieri mattina (23 ottobre) da Il cinemino, che collaborerà con il festival di Firenze, arrivato quest’anno alla sua sessantesima edizione.

Da Milano, è previsto anche un premio alla Distribuzione, assegnato dai soci fondatori de Il cinemino a quel documentario che meglio saprà “incarnare impegno, valore sociale e linguaggio innovativo”. Il premio verrà consegnato durante la serata di chiusura del festival (il 9 Novembre) e il film vincitore sarà trasmesso poi nella piccola sala cinematografia dello spazio culturale milanese, inaugurato lo scorso anno.
Centonove i film nella rassegna di Firenze. Il direttore del festival, Alberto Lastrucci, alla presentazione di Milano, in cui Sea Watch 3 ha avuto un’ottima accoglienza, dice di poter garantire che sono altrettanto belle anche le altre cento e otto pellicole rimanenti. Certo Sea Watch 3 è stata davvero una bella sorpresa.

La cronaca recente, così partecipata (e, ahinoi! vergognosa), che sa farsi racconto mentre segue dall’inizio alla fine umanità e professionalità di Carola Rackete e del suo equipaggio, le vicissitudini dei migranti, le difficoltà che conosciamo relative all’attracco. Insomma, quei diciassette giorni in mare che lo scorso giugno ci hanno lasciato con il fiato sospeso. Passando dalla commozione alla rabbia, per i gesti solidali a bordo e il cinismo dei messaggi da terra. Banalità del bene da una parte, arroganza del potere dall’altra. Carola, nel presentarsi all’equipaggio e accoglierlo, dice che tre sono le sue maggiori responsabilità: riportarlo a terra sano e salvo, cercare di aiutare i migranti durante la missione e lavorare in un clima più possibile collaborativo. Non sa, non sanno ancora che i tempi si allungheranno così tanto. Non lo sanno neanche Nadia Kailouli e Jonas Schreijäg, che riprendono tutto come una normale missione delle ONG, già di per sé esperienza molto forte e questa lo sarà in modo particolare. Almeno, noi pensiamo che sia andata così, perché i registi non hanno ancora rilasciato dichiarazioni prima del festival.

Sea-Whatch 3 non è un film espressamente dedicato a Carola Rackete, bensì una bella prova di coralità umanitaria; ma la nostra attenzione è spesso rivolta a lei, che abbiamo visto in televisione per più giorni di seguito al punto da diventarci così familiare. Non perde mai la pazienza il capitano, che se poi succedesse avrebbe tutta la nostra comprensione. Imperturbabile di fronte alle difficoltà (che condivide con equipaggio e naufraghi) e sorridente. Forse le parti in cui è stata più nervosa sono state tagliate, forse neanche riprese. Che importa! Il ritratto è quello di una persona serena; d’altra parte, lo dice lei stessa: “La mia vita è stata facile, ho potuto frequentare tre Università, sono bianca, tedesca, nata in un Paese ricco e con il passaporto giusto. Quando me ne sono resa conto ho sentito un obbligo morale aiutare chi non aveva le mie stesse opportunità”.

Gianni Carotenuto (Il Giornale.it) che non ha visto il film, già tre giorni fa, lo ha definito la “beatificazione di Carola”, all’interno di un festival (quello dei Popoli) “buonista”. Difficile non curarsene, quando nel film si vede lo sfogo della donna sul molo, che allo sbarco, dopo la decisione sofferta ma necessaria di Carola, urla che bisogna ammanettarla e tutte le cose degli haters che ci hanno rovinato l’estate. Pensavamo di essere in pausa, ma quella donna ce le ha ricordate tutte, ad una ad una. E mentre lei continua a sbraitare, scorrono davanti ai nostri occhi le inquadrature frequenti del mare scuro che ogni giorno, dice la voce all’inizio del film, inghiotte una media di sei persone. E i volti delle persone incontrate nel documentario insieme a Carola: i suoi collaboratori e i naufraghi. Non serve la retorica per commuovere, per indignare. Bastano i pochi racconti, e tanti sguardi; nessun compiacimento perché la sofferenza si vede comunque, si tocca con mano da piccoli gesti, sinceri.

Bravi i registi per la scelta equilibrata del materiale filmico, che ha dato spazio a più voci, quelle giuste. Bravi, per aver raccontato il dolore dei profughi senza insistere troppo evitando il rischio di difesa emotiva da parte dello spettatore (succede, a volte!), per aver reso lo sfinimento di tutti rendendocelo credibile senza scene di disperazione, di eccessivo cedimento. Per essere riusciti a commuovere in una compostezza, formale e di contenuti, difficile da raggiungere quando si parla di un tema forte come quello dei migranti, dei loro rischi e del loro salvataggio. Belle le riprese. Discrete. Efficaci.

Utlima modifica: 24 Ottobre, 2019



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