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Ken Loach chiude la sesta edizione del Film Festival Diritti Umani di Lugano

A chiudere un Festival con le caratteristiche dell’impegno, della speranza e della passione non poteva che essere un regista da sempre attento alle questioni sociali. Due volte vincitore della Palma d’Oro a Cannes il cineasta britannico Ken Loach torna con un film che narra l’angoscia dei lavoratori

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A chiudere un Festival con le caratteristiche dell’impegno, della speranza e della passione non poteva che essere un regista da sempre attento alle questioni sociali. Due volte vincitore della Palma d’Oro a Cannes il cineasta britannico Ken Loach torna con un film che narra l’angoscia dei lavoratori. Tema che ripercorre le tracce del film On va tout Péter presentato dal regista polacco Lech Kowalski, quasi a mantenere un filo conduttore che ha evidenziato uno dei problemi piu scottanti della nostra epoca. Alla chiusura di questa edizione che ha premiato Hassan Fazili per i Diritti Umani, hanno presenziato Roberto Pomari e Antonio Prata, rispettivamente Presidente e Direttore del Festival che in questa edizione 2019 ha visto la partecipazione di una sessantina gli ospiti intervenuti da tutto il mondo tra registi, esperti e addetti ai lavori. Da Donatella Rovera, investigatrice di Amnesty International a Dick Marty, già procuratore pubblico e già consigliere di Stato; da Leyner Palacios, leader della comunità Chocò e nominato al Nobel per la pace a Remy Friedmann e Patrick Matthey del DFAE, dall’ambasciatore Flavio Meroni allo storico Marcello Flores, esperto di diritti umani.

Sono stati invitati sul palco l’Onorevole Roberto Badaracco, titolare del dicastero Cultura, Sport, Eventi e Cogressi che ha speso parole lusinghiere per un Festival che ogni anno acquista consensi e pubblico e a seguire Remy Friedmann a rappresentare il Ministero degli Esteri che ha auspicato un prosieguo sempre più ricco è portatore di soluzioni, idee e sostegno alle popolazioni ed alle fasce sociali che più necessitano di aiuti.

A seguire è stato proiettato il film di Ken Loach, storia di una famiglia che, come tante vive problemi economici che impediscono di godere della quotidianità e di avere un rapporto soddisfacente con i figli che, dal canto loro, stanno vivendo tutti i disagi della crescita.
La moglie, Abbie, lavora come assistente sociale e viene mal remunerata, il marito Ricky, decide di provare a fare il salto di qualità acquistando un furgone per le consegne a domicilio e si rende ben presto conto che gli svantaggi sono molto più frequenti e santi dei vantaggi.

Una storia fatta di sacrifici e rinunce che di incastona fra Emergenza climatica, guerre e abuso di potere, nuovi sovranismi, libertà di espressione. Tutti temi messi in risalto dal festival, Sono tante le violazioni della dignità e della libertà, tante le problematiche universali che vedono lottare molti popoli; argomenti profondi e caldi, che talvolta scompaiono all’interno di un’informazione di massa sempre più caotica. Uno degli impegni più portanti del Festival è proprio quello di portare consapevolezza oltre agli aiuti concreti.

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