La grande abbuffata di Marco Ferreri per la prima volta in versione integrale e in alta definzione

CG Entertainment ha reso per la prima volta disponibile in Italia la versione integrale (con il ripristino delle scene tagliate) e in alta definizione (blu ray) de La grande abbuffata, il capolavoro di Marco Ferreri

  • Anno: 1973
  • Durata: 131'
  • Distribuzione: CG Entertainment
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Italia, Francia
  • Regia: Marco Ferreri

Luis Buñuel lo definì «un monumento all’edonismo», mentre Pier Paolo Pasolini, con una formula più articolata e criptica, disse che in esso erano presenti «corpi colti in una sintesi di gesti abitudinari e quotidiani che nel momento in cui li caratterizzano li tolgono per sempre alla nostra comprensione, fissandoli nella ontologicità allucinatoria dell’esistenza corporea». Quando fu presentato al Festival di Cannes nel 1973, La grande abbuffata venne platealmente fischiato e, successivamente, subì pesanti tagli dalla censura per la distribuzione nelle sale. Ma proprio il clamore che si generò intorno al film ne decretò l’inaspettato e consistente successo. Il soggetto, scritto da Marco Ferreri, era semplicissimo ma assai potente, una metafora intensissima della deriva intrapresa dall’opulenta società dei consumi: quattro uomini si radunano in un casa per mangiare fino alla sfinimento, fino a morire.

Il cast messo insieme dal regista era sontuoso: Marcello Mastroianni, Michel Piccoli, Ugo Tognazzi e Philippe Noiret, con Andréa Ferréol unico elemento femminile, funzionale a far scattare diversi cortocircuiti durante la folle auto reclusione dei protagonisti. Cibo e sesso: sono questi gli ingredienti principali del film, i quali, distillati ad arte durante più di due ore di visione, diventano gli strumenti privilegiati attraverso cui imporsi, secondo la miope visione dei convenuti, una “dolce morte”. In realtà, ciò su cui Ferreri aveva eroicamente messo le mani era il concetto di “godimento”, da sempre intimamente connesso con quello di “morte”, per l’appunto. Un piacere provocato da un continuo rilancio, quello del consumo a oltranza. I corpi perdono la loro alterità rispetto a qualsiasi merce: probabilmente a questo aspetto alludeva Pasolini, che poi, nel 1975, realizzò l’agghiacciante Salò, variante ancor più drammatica e definitiva de La grande abbuffata. Particolarmente significative, in tal senso, sono le sequenze in cui i cadaveri dei protagonisti vengono ad uno ad uno deposti in una grande cella frigorifera – come merci per l’appunto – negandogli finanche la dignità della sepoltura. La soggettività, dunque, è completamente identificata con il corpo e i suoi godimenti, e i singoli individui non possono che essere ridotti a merci tra le merci.

Se in Dillinger è morto (1969) Ferreri intravedeva ancora un’estrema, seppur chimerica, possibilità di fuga dal “disagio della civiltà”, con Michel Piccoli che alla fine del film si imbarcava verso una località esotica non ancora raggiunta dagli effetti devastanti del capitalismo, ne La grande abbuffata non c’è possibilità di salvezza. Anche il femminile, che nella filmografia del regista ha sempre costituito una controparte virtuosa, in grado di offrire un’alternativa sostenibile alla degenerazione maschile, in questo lungometraggio è rappresentato come proiezione dell’immaginario dell’uomo, quasi fosse una sua mera appendice (solo le prostitute, non allineate fino in fondo con la logica della grande menzogna borghese, lasciano la casa, disgustate). Andréa prima si fidanza con Philippe e poi si accoppia impunemente con tutti gli altri abitanti della casa, riducendosi a oggetto per intrattenere eroticamente il maschio, con la cui mentalità collude totalmente.

Ferreri, poi – a nostro parere fece benissimo –, calcò molto la mano in taluni passaggi per restituire in tutta la sua eclatante miseria il lato oscuro e fuori campo dell’entusiasmo del benessere economico. La flatulenza incontrollabile di Michel, l’esplosione della latrina con spargimento di liquami maleodoranti addosso al povero Marcello, la promiscuità volgarissima di Andréa: insomma, una serie di esibizioni di pessimo gusto per dare corpo fino in fondo al terrificante dietro le quinte del patinato mondo dei consumi (i lacaniani amerebbero definirlo “l’emersione del Reale traumatico” situato dietro l’apparente rispettabilità dell’ordine simbolico).

La bellezza de La grande abbuffata risiede inoltre e soprattutto nella freschezza che lo pervade. È noto che Ferreri non seguì fedelmente una sceneggiatura (che neanche aveva scritto, se non in linee generalissime) e di volta in volta con i quattro fuori classe che aveva a disposizione venivano improvvisate scenette gustose e terrificanti al tempo stesso, che poi costituirono l’ossatura del film, il quale, a oltre quarantacinque anni di distanza, non cessa di esercitare un notevole impatto sull’immaginario collettivo.

CG Entertainment ha reso per la prima volta disponibile in Italia la versione integrale (con il ripristino delle scene tagliate) e in alta definizione (blu ray) de La grande abbuffata, di cui segnaliamo, soprattutto, la presenza dell’audio originale in francese. Sono presenti anche interessanti contenuti speciali, con l’intervista a Ricky Tognazzi che rievoca il rapporto del padre Ugo con Marco Ferreri. Da non perdere.

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Utlima modifica: 11 Ottobre, 2019



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