Film Festival Diritti Umani Lugano: due prime svizzere e “A mano disarmata”

Il programma della seconda giornata

Si apre nel segno della denuncia la seconda giornata del Festival, con la proiezione di Zero Impunity (Cinema Corso, ore 10), presentato in collaborazione con Amnesty International. Zero Impunity è un progetto transmedia, un documentario d’accusa delle violazioni dei diritti umani e un invito all’azione, che passa attraverso le più svariate parti del mondo, tra cui Ucraina, Siria, Africa, Stati Uniti. Un grido rivelatore che sul grande schermo ridistribuisce responsabilità, colpe e ragioni. Senza filtri e senza la paura di affrontare i potenti che governano il mondo. A seguire ci sarà il dibattito Non in mio nome, alla presenza di Dick Marty (già procuratore pubblico e consigliere di Stato), con Chiara Guerzoni.

La questione della risoluzione dei conflitti internazionali è invece al centro del secondo film della giornata, Ambassade (Cinema Corso, ore 13:30). Si tratta di una pellicola realizzata dal regista svizzero-ecuadoriano Daniel Wyss che, con l’apporto di due testimoni d’eccezione, Flavio Meroni e Pascal Décosterd (entrambi diplomatici), rivela il ruolo cruciale della Svizzera nella risoluzione della crisi dei 44 ostaggi statunitensi avvenuta in Iran nel 1979. Per il forum post-proiezione, intitolato Diritti Umani e diplomazia svizzera, il pubblico potrà incontrare il regista Daniel Wyss, con Flavio Meroni. L’approfondimento è moderato da Peter Schiesser, giornalista e direttore di Azione.

Al Cinema Iride verrà poi proiettato A mano disarmata (Cinema Iride, ore 14,15), film tratto dall’omonimo libro di Federica Angeli, giornalista di Repubblica che vive oggi sotto scorta come il resto della sua famiglia per le pesanti minacce ricevute dai clan mafiosi da lei denunciati. Da cronista dell’edizione romana di un quotidiano nazionale, Federica Angeli prende in mano la sua vita e decide di usarla, senza risparmio, in una causa civile: la lotta ai clan mafiosi che infestano una parte della Capitale, Ostia, dove lei stessa vive. Questo film ci racconta le tappe di una vera e propria sfida alla malavita, iniziata nel 2013 e non ancora finita. A mano disarmata non è solo il racconto di un affronto alla Mafia, ma è anche la storia di una donna che lotta per il diritto di parola, per un futuro migliore per sé e per i propri figli.

Si passa dall’Italia alla Corea del Nord per la terza proiezione della giornata con Pyongyang s’amuse (Cinema Corso, ore 16.15) un documentario realizzato in quattro viaggi nell’arco di otto anni dal regista Pierre-Olivier François. Con sguardo critico (e a volte ironico) questa pellicola permette di incontrare la popolazione di uno dei paesi più criticati del mondo, il “Regno Eremita” nordcoreano. Riprendendo la vita quotidiana delle persone comuni, Pyongyang s’amuse rivela la distanza tra le questioni politiche e chi in quella terra, tra feste e raccolti, cerca semplicemente di vivere. Si tratta di una prima svizzera, presentata in collaborazione con FIT (Festival Internazionale del teatro e della scena contemporanea), che verrà introdotta dal direttore del FFDUL Antonio Prata.

Si passerà all’ambiente con Aquarela (Cinema Corso, ore 18), film del regista russo Victor Kossakovsky, per la proiezione pre-serale. Catturato a 96 fotogrammi al secondo, il film è un viscerale campanello di allarme riguardo al fatto che gli esseri umani non possono competere con la grande forza e la capricciosa volontà dell’oro blu. Dalle più precarie acque gelate del lago Baikal della Russia a Miami alle prese con l’uragano Irma, fino alle possenti cascate Angel Falls in Venezuela, l’acqua è la protagonista principale di Aquarela, con Victor Kossakovsky capace di catturare le sue molteplici personalità con una sorprendente chiarezza cinematografica. Il film è presentato in collaborazione con Helvetas Swiss Intercooperation. Segue il dibattito Risorse Naturali e Diritti Umani, con Rodolfo Penne, partenariato progetti Helvetas, Eleonora Vallone, Artistic Director Aqua Film Festival, con la moderazione di Bruno Bergomi, presidente Fondazione Diritti Umani.

A chiudere la seconda giornata del Festival c’è la forte testimonianza della regista siriana Waad Al Kataeb che, con il film For Sama (Cinema Corso, ore 21), racconta perché ha deciso di non abbandonare Aleppo dopo lo scoppio della guerra. Quando scappare sembra la decisione più semplice, alcuni scelgono di restare. Nei cinque anni dall’insurrezione, Waad si innamora, si sposa e dà alla luce Sama, tutto questo mentre un conflitto cresce attorno a lei. Questa giovane donna, rivolgendosi a sua figlia Sama e a noi tutti – in quella che è a tutti gli effetti una «lettera d’amore» – spiega perché restare, resistere e creare laddove ci sono solo distruzione e guerra. Il film, presentato in collaborazione con Amnesty International, sarà seguito dall’approfondimento Né vincitori né vinti, a cui prenderanno parte Donatella Rovera, Senior Crisis Response Adviser Amnesty International e Roberto Antonini, giornalista, con la moderazione di Lorenzo Erroi, giornalista della Regione.

Utlima modifica: 9 Ottobre, 2019



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