Stasera in tv in prima visione su Rai 3 alle 23,30 Santiago, Italia di Nanni Moretti

Santiago, Italia di Nanni Moretti si rivela un'opera di testimonianza diretta, dove il cinema si mette al servizio dell’autore e delle sue idee sul mondo attuale, in cui il discorso di dissenso verso la politica e la società contemporanea diventa molto più efficace e potente di qualsiasi comizio o tribuna pubblica

  • Anno: 2018
  • Durata: 80'
  • Distribuzione: Academy Two
  • Genere: Documentario
  • Nazionalita: Italia, Francia, Cile
  • Regia: Nanni Moretti

Stasera in tv in prima visione su Rai 3 alle 23,30 Santiago, Italia, un film documentario del 2018 diretto da Nanni Moretti. Il film è stato proiettato il 1º Dicembre 2018 come film di chiusura del Torino Film Festival e distribuito nei cinema italiani da Academy Two il 6 Dicembre. Prodotto da Sacher Film, Le Pacte, Storyboard Media e Rai Cinema, Santiago, Italia racconta, attraverso le parole dei protagonisti e i materiali dell’epoca, i mesi successivi al colpo di stato dell’11 Settembre 1973 che pose fine al governo democratico di Salvador Allende, e si concentra in particolare sul ruolo svolto dall’ambasciata italiana a Santiago, che diede rifugio a centinaia di oppositori del regime del generale Pinochet, consentendo poi loro di raggiungere l’Italia.

Sinossi
Attraverso le parole dei protagonisti e i materiali dell’epoca, si raccontano i mesi successivi al colpo di stato dell’11 settembre 1973 che pose fine al governo democratico di Salvador Allende. Ci si concentra in particolare sul ruolo svolto dall’ambasciata italiana a Santiago, che diede rifugio a centinaia di oppositori del regime del generale Pinochet, consentendo poi loro di raggiungere l’Italia.

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Santiago, Italia è il film proiettato nella serata di chiusura del 36 Torino Film Festivall’ultima opera di Nanni Moretti, il documentario che racconta, attraverso una serie di interviste ai protagonisti dei fatti, del colpo di stato militare di Pinochet nel 1973 in Cile e dell’assassinio del presidente Salvador Allende, democraticamente eletto.

Il film è diviso in tre parti. Nella prima abbiamo la narrazione dei primi anni del governo Allende, delle aspettative di rivoluzione sociale e di progresso di un’intera nazione in cui si cercava di uscire dalla povertà attraverso politiche riformiste attuate dal governo socialista in carica. Attraverso documenti di archivio e testimonianze dirette dei protagonisti dell’epoca, si racconta l’effervescenza e il periodo di ricerca della felicità per tutti, pur avendo contro i mezzi di informazione, la borghesia, i militari e l’influenza negativa degli Stati Uniti. In piena Guerra Fredda e della politica internazionale dei Blocchi con la minaccia dell’arsenale nucleare, la potenza americana si contrapponeva all’influenza dell’Unione Sovietica nella spartizione del mondo. Gli Stati Uniti, dopo la nazionalizzazione di alcune produzioni in mano a compagnie americane (tra cui la redditizia industria dell’estrazione del rame), non tollerano un governo marxista e socialista in Sudamerica, che hanno sempre considerato come il “cortile di casa propria”. Dopo la crisi di Cuba, gli Usa attuano una politica estera aggressiva e conservatrice attraverso le operazioni della Cia e le pressioni sulle parti più conservatrici dei paesi sotto la loro influenza, che arriva a fomentare movimenti reazionari appoggiando anche azioni violente.

La seconda parte di Santiago, Italia racconta proprio il colpo di stato di Pinochet, l’attacco dei militari che bombardano la sede presidenziale, l’uccisione di Allende e la caduta della nazione sotto il controllo totale dei militari. Le testimonianze si fanno più drammatiche con il racconto dei rastrellamenti di massa, la persecuzione, la tortura e l’uccisione degli oppositori e la decimazione di tutti gli esponenti del partito comunista cileno. In questa parte di Santiago, Italia, Moretti mette in evidenza il ruolo dell’ambasciata italiana, una delle poche rimaste aperte, che diventa luogo di rifugio di molti dissidenti e in pericolo di vita. I diplomatici italiani danno ospitalità a centinaia di persone e famiglie, trasformando la residenza in un’isola in mezzo al caos e salvando molte vite umane.

La terza parte mostra poi l’arrivo in Italia dei rifugiati cileni, l’accoglienza che ricevono dalla popolazione, la loro integrazione nella società, la rinascita come persone e il loro radicamento nella società civile. Una delle testimoni sintetizza in una frase lo spirito di queste persone: “Se il Cile è stato il mio patrigno, l’Italia è stata la madre che mi ha accolto e allevato”.

Moretti sceglie un racconto lineare dove alterna le interviste dirette in primo piano dei sopravvissuti di quell’epoca a immagini di repertorio. La sua presenza come autore è ridotta emblematicamente a solo due scene. La prima è nell’incipit, dove in campo lungo vediamo il regista ripreso di spalle che ammira dall’alto la spianata urbana di Santiago. La seconda, quando intervista un militare che sconta la prigionia in Cile per le torture, i rapimenti e gli omicidi: quando le domande si fanno pressanti questi protesta la sua innocenza e dichiara che si aspettava un racconto oggettivo che mettesse in evidenza le sue ragioni. Moretti è ripreso in un’inquadratura laterale con di fronte il vecchio militare e alla fine dichiara: “Io non sono imparziale”.

Ecco che Santiago, Italia diventa, in quella dichiarazione, opera politica, manifesto di dichiarato di presa di posizione di un momento storico nazionale e descrizione di una società, quella italiana, dove si è perso il senso di solidarietà e si è fatto spazio l’egoismo e l’individualismo spinto. Sembra quasi che, in un modo circolare, l’Italia di oggi sia sempre più somigliante a un Cile di più di quarant’anni prima e che il movimento storico dell’intero paese sia stato retrogrado e involuto. Alla fine, Santiago, Italia si può leggere anche come Italia, Santiago, quella però reazionaria della borghesia di Pinochet e non quella progressista di Allende. Film partigiano, dove ogni spettatore prenderà posizione rispetto alla narrazione, Moretti crea un vero e proprio pamphlet d’occasione in cui si dà voce a un passato prossimo attraverso la voce di artigiani, operai, studenti, giornalisti, tutte persone “normali” con l’unica eccezione dell’intervista al regista Patricio Guzman, come rappresentante di quell’intellighenzia cilena sopravvissuta all’eccidio perpetrato dalla giunta militare di Pinochet. Santiago, Italia si rivela un’opera di testimonianza diretta, dove il cinema si mette al servizio dell’autore e delle sue idee sul mondo attuale, in cui il discorso di dissenso verso la politica e la società contemporanea diventa molto più efficace e potente di qualsiasi comizio o tribuna pubblica.

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Utlima modifica: 15 Settembre, 2019



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