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INTERVISTE

Venezia 76: Effetto Domino. Conversazione con Maria Roveran

Impegnata su più fronti, essendo non solo interprete ma anche autrice di un brano della colonna sonora dell'opera seconda di Alessandro Rossetto, la presentazione di Effetto Domino alla Mostra del cinema di Venezia è stata l'occasione per tornare a parlare di cinema e non solo, ovviamente, con Maria Roveran

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Arrivi al festival per presentare il tuo nuovo film di cui hai scritto anche una canzone. Prima di parlarne, vorrei chiederti qualcosa di più sul logo No grandi navi impresso nelle t-shirt indossate da te e i tuoi colleghi durante il photo-call. 

L’idea di portare No grandi navi qui al festival nasce dalla collaborazione con Roberta Da Soller, collega e amica, oltre che coprotagonista di Effetto Domino, con la quale condividiamo non soltanto il lavoro ma a volte anche degli spazi privati, come lo è l’iniziativa di Roberta. Lei e il suo compagno fanno parte di un’associazione che organizzerà nei prossimi giorni qui al Lido il Climate Camp, legato alle questioni ambientali. In questo contesto è nata l’idea di indossare quelle magliette.

Nell’intervista che le avevo fatto, l’impegno e la militanza di Roberta emergevano in maniera netta, evidenziando come tale dimensione fosse collegata alle sue scelte d’attrice.

Si, lei è un’attivista militante, soprattutto a livello ambientale; si sta mobilitando tantissimo e portare al festival questo tipo di contenuto ne è la dimostrazione.

Il problema in questo caso è la presenza a Venezia di queste grosse navi che sovente creano danni e mettono in pericolo la vita delle persone.

Infatti, questo è un problema che ci riguarda molto da vicino. Io sono veneta, abito a pochi chilometri da qui, sulla terraferma. Sono di Favaro Veneto, ho studiato a Mestre ma ho lavorato tantissimo a Venezia, dove ho vissuto per un periodo. Insomma, posso ritenermi anche io veneziana. Dunque sono sensibile al problema.

Magari ci venivi anche a vedere il Festival.

Guarda, io ho un passato molto strano perché vengo dal mondo dello studio accademico, ero iscritta a fisica e matematica per cui il mondo del cinema non lo conoscevo fino a quando ho iniziato a frequentarlo direttamente al festival, quando con Roberta venimmo a presentare il primo film di Alessandro Rossetto (Piccola patria, ndr). Quest’anno, dovendo tornare, ci siamo dette se non fosse il caso di dirottare l’attenzione mediatica di questo festival verso un tema che ci sta a cuore così tanto e che il film in qualche modo descrive. Effetto domino non parla esattamente di cambiamento climatico ma di quanto l’uomo possa abusare del territorio e quindi di se stesso.

Tra le altre cose, se si confrontano Piccola patria ed Effetto domino è evidente che uno dei temi sia appunto la trasformazione del paesaggio.

Noi crediamo che l’approdo di queste enormi navi, questi abominevoli scafandri che arrivano ad attraccare praticando canali impraticabili alle rive della città, deturpino queste zone non soltanto a livello di immagine ma anche di inquinamento e di pericolosità. Venezia è già talmente fragile e bistrattata da aver bisogno di essere tutelata insieme ai suoi cittadini e non subordinata agli interessi di un turismo sfrenato. Pubblico e turismo sono fondamentali anche per il mio lavoro perché è la presenza della gente che contribuisce a dargli senso, ma il tutto andrebbe calibrato e bilanciato con una lungimiranza e un rispetto diverso. Effetto domino parla di questo e di come oggi sia importante fare i conti con il desiderio dell’uomo di non morire mai, di espandersi e di costruire sempre di più, in un’epoca in cui forse la decrescita è l’unica soluzione possibile per ritornare all’essenza dell’umano.

A questo proposito, con Alessandro ho parlato del film e della scena dove uno dei protagonisti mette da parte i crocifissi, alludendo al fatto di escludere Dio, sostituendosi a lui. Mi diceva Alessandro che Rampazzo è un povero Cristo e che le donne della sua famiglia sono le tre Marie.

Certo, le tre Marie. A livello simbolico i tre personaggi hanno questo ruolo. La storia fa vedere come le donne oggi abbiano una grandissima energia che rimane però inespressa per volontà di un padre padrone che poco ascolta ciò che gli accade attorno. Facendo un parallelismo con la realtà, possiamo dire che, in qualche modo, con la nave che affonda soccombiamo anche noi. Invece, a proposito di questo desiderio di mettere da parte il divino, ecco, per me Dio non è un concetto tipicamente religioso, ma ha che vedere con un significato simbolico, simbolista in qualche maniera, che ciascuno può portare dentro. L’idea di non percepirsi unici al mondo, di non sentirsi superiori agli altri è insita nel pensiero che ci sia qualcuno più in alto di te. Può essere anche tuo fratello, un tuo amico, una persona con la quale lavori, persone per cui devi avere rispetto. Nel nostro film si parla di questo, del rispetto che viene a mancare tra gli uomini, con gli amici che tradiscono altri amici e i genitori che fanno lo stesso con i propri figli.

Mi dicevi che hai scritto anche uno dei brani del film.

È emozionante tornare di nuovo al festival di Venezia con una produzione musicale legata al film di Rossetto. L’ho scritta in italiano e poi tradotta in cinese, grazie anche all’aiuto di Giovanni Schievano, il produttore con il quale collaboro. Il centro focale del brano è la figura della medusa che si autorigenera. In natura ne esiste una tipologia particolare, che nel momento di massimo invecchiamento non muore ma retrocede a uno stadio embrionale. Un’immagine, questa, che rimanda al desiderio dell’uomo di non invecchiare mai, di sostituirsi a Dio, sacrificando la propria interiorità. La traduzione in cinese rimanda al business praticato da quelle parti. L’Oriente predica un ritorno alla maestosità delle cose, all’eternità e alla sacralità dell’universo, che però viene soppresso dall’economia stessa praticata in quei luoghi. È evidente che questo modo di fare ha molti punti di contatto con lo stile di vita occidentale.

Immagino che si tratti di un tema che ti sta particolarmente a cuore, al di là del film.

Si, certo. Per concludere, volevo dire che il titolo di questa canzone è Anime liquide.

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  • Anno: 2019
  • Durata: 104'
  • Distribuzione: Parthénos
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Alessandro Rossetto
  • Data di uscita: 03-September-2019