Venezia 76: Guest of honour di Atom Egoyan (Concorso)

Guest of honour di Atom Egoyan è un'opera piena di suggestioni e rimandi, che cattura lo sguardo con la sua fotografia da noir e l'anima con le emozioni a cui da espressione

  • Anno: 2019
  • Durata: 105'
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Canada
  • Regia: Atom Egoyan

In Concorso alla 76esima Mostra del Cinema di Venezia, Guest of honour riporta sulla scena Atom Egoyan, a distanza di circa quattro anni dal suo precedente lavoro (Remember) e di nuovo alle prese con un certo tipo di dramma dalle tinte thriller che tanto gli si addice. Sviluppato con flashback continui ma alternati tra le varie fasi di vita dei protagonisti, il film si concentra su una serie di suggestioni forse comuni, ma trattate in modo tale che lo spettatore si ritrova avvinto tra le spire della trama, alla ricerca di una verità che non è quasi mai univoca o addirittura accettabile.

Punto di forza è la figura di Veronica (Laysla De Oliveira), attraverso i cui occhi e racconti entriamo in contatto con un mondo fatto di musica, talento, soddisfazioni, ma al tempo stesso anche di dubbi, dolore, sofferenza. Ripercorrendo a ritroso il percorso da cui tutto ha inizio – il funerale del padre (David Thewlis) – viene fuori una delle chiavi dell’intera vicenda, ossia il rapporto con il genitore, un uomo integerrimo ma estremamente solo, che tutto a un tratto si vede costretto a rimboccarsi le maniche e a reinventarsi pur di garantire un futuro, una stabilità, un’educazione che vada oltre le semplici convenzioni del caso, alla figlia. Quest’ultima diviene infatti il centro della sua esistenza e sarà disposto a tutto, persino tradire se stesso, al fine di proteggerla e scoprire la verità. Ma come è risaputo, la verità è spesso un concetto ambiguo, complesso, delicato ed Egoyan lo sa bene, scegliendo di svelare un tassello alla volta e componendo così pian piano il puzzle che vi si nasconde dietro. I ricordi si rivelano fallaci, costruiti ad hoc per giustificare le azioni compiute e le decisioni prese. Il senso di colpa entra in maniera preponderante all’interno della narrazione, modellandone il percorso, forzandone le tappe e sollevando domande piuttosto interessanti.

Guest of honour è un’opera piena di suggestioni e rimandi, che cattura lo sguardo con la sua fotografia da noir e l’anima con le emozioni a cui da espressione. Bravissimi i due protagonisti, che esibiscono – sebbene condividano poco la scena – un affiatamento ed una chimica che danno un senso di realismo fondamentale. Lode a parte l’intensa musica di Mychael Danna (Little Miss Sunshine).

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Utlima modifica: 5 Settembre, 2019



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