Stanotte su Rai 2 alle 01,30 L’uccello dalle piume di cristallo, il primo film diretto da Dario Argento

Guardando L'Uccello dalle Piume di Cristallo, a distanza di tanti anni e con la filmografia argentiana ben conosciuta, non si può non rilevare come il film non abbia perso la sua potenza espressiva e il forte impatto sullo spettatore. Il tutto splendidamente accompagnato dalla colonna sonora di Ennio Morricone e dalla fotografia di Vittorio Storaro

  • Anno: 1970
  • Durata: 96'
  • Genere: Thriller
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Dario Argento

Stanotte su Rai 2 alle 01,30 L’uccello dalle piume di cristallo, un film del 1970, il primo diretto da Dario Argento, che dell’opera ha firmato anche soggetto e sceneggiatura, liberamente ispirata al romanzo La statua che urla (The Screaming Mimi) di Fredric Brown. Il film è il primo episodio della Trilogia degli animali diretta dal regista. Interpretato da Tony Musante, Suzy Kendall, Enrico Maria Salerno, Eva Renzi, Mario Adorf.  Bernardo Bertolucci aveva avuto l’incarico di far realizzare un film tratto dal romanzo La statua che urla. Conosceva molti giovani promettenti. Per l’adattamento del romanzo al grande schermo scelse l’allora quasi sconosciuto Dario Argento, ex critico cinematografico e sceneggiatore con il quale aveva collaborato per la sceneggiatura di C’era una volta il West. Argento si impegnò moltissimo in fase di scrittura, e la storia che ideò cominciò ad appassionarlo al punto tale che decise a mano a mano di modificarla, modellandola in base alle sue fantasie e alle ispirazioni oniriche e inquietanti. Terminato il lavoro, Argento iniziò a proporre a vari produttori il soggetto, ma il copione rischiava sempre di essere modificato od attribuito a sceneggiatori dal nome già affermato. Così, aiutato da suo padre Salvatore, Dario Argento fondò la società di produzione autonoma Seda Spettacoli, con la quale finanziò e diresse di persona questa storia, alla quale teneva moltissimo per tutto l’impegno personale che aveva profuso nello scriverla.

Sinossi
A Roma un giovane scrittore americano, Sam Dalmas, assiste all’accoltellamento di una donna. Saputo che forse si tratta di un serial killer che ha già tre omicidi alle spalle, Sam inizia indagini personali. L’assassino lo prende di mira: in extremis la polizia salva Giulia, la ragazza di Sam; quando poi lo scrittore-detective sembra aver risolto il caso, non manca una sorpresa finale mozzafiato.

 

Ne L’uccello dalle piume di cristallo appaiono già rilevabili quegli elementi basilari che sono i mattoni fondamentali dei thriller argentiani, quelli della stagione più felice del regista romano. Innanzitutto l’inspiegabilità di una serie di feroci delitti, collegati fra di loro da un filo logico che non conduce a banali motivi di opportunismo (soldi o vendette personali) ma ad un evento traumatico sepolto nel passato che una casualità ha portato a galla determinando il crollo della psiche dell’assassino. Poi il fatto che il protagonista dell’indagine non sia un poliziotto ma una persona normale, che si ritrova coinvolta suo malgrado quale testimone e che viene ossessionato da un particolare “fuori logica” all’apparenza insignificante ma che si rivelerà la chiave per la soluzione del caso. E quindi un un assassino spietato, irriconoscibile, un concentrato di malvagità nascosta, quasi soffocata, sotto abiti neri e privi di aperture, capace di tali efferatezze da far dubitare della sua appartenenza al genere umano. L’assassino in effetti appare quasi come un essere soprannaturale in grado di stanare la sua preda in ogni momento, di annichilirla con la sua sola presenza. Infine la capacità di prendere un luogo reale e trasfigurarlo. La Roma che fa da sfondo alla storia è tutt’altro che una città solare, appare come un luogo cupo e pieno di insidie. Per Profondo Rosso Argento arriverà a mescolare le immagini di tre città diverse arrivando a creare un luogo irreale (anche se a Torino va riconosciuto una sorta di primato, non fosse altro che per la splendida scena della fontana, una delle più belle del cinema italiano, e per la villa maledetta). Guardando L’Uccello dalle Piume di Cristallo oggi, a distanza di tanti anni e con la filmografia argentiana ben conosciuta, non si può non rilevare come questo non perda un grammo della sua potenza espressiva e del suo impatto sullo spettatore, il tutto splendidamente accompagnato dalla colonna sonora di Ennio Morricone. Oltre alla bravura tecnica e a una buona sceneggiatura che rinnova lo schema del giallo cinematografico, ciò che contraddistingue in positivo il film è che il regista sapeva dare a queste sue prime produzioni un respiro internazionale che le ponevano più avanti di quanto facessero altri suoi colleghi, forse con la sola eccezione di Mario Bava. Oltre alle suggestioni hitchcockiane che in un film del genere sono inevitabili, c’è anche molto Fritz Lang e qualche eco del Blow up di Michelangelo Antonioni, ma rielaborati con intelligenza in un prodotto che, pur non rinunciando ad una confezione curata e accattivante, si preoccupa anche della sostanza, di riflessioni sui pericoli insiti nella visione. È un thriller, insomma, ma c’è anche qualcosa di più, e il pubblico lo capì da subito, decretandone un notevole successo non solo in patria. Nel cast un Tony Musante, molto più spigliato che in Anonimo veneziano, e un infallibile Enrico Maria Salerno nella parte dell’ispettore; non male la galleria di personaggi secondari. E un esordiente che poteva permettersi i contributi tecnici di Vittorio Storaro ed Ennio Morricone aveva comunque una marcia in più.

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Utlima modifica: 22 Agosto, 2019



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