Stanotte alle 01,00 su Cielo La visione del Sabba di Marco Bellocchio

Marco Bellocchio, proseguendo nel solco di un cinema che s’inabissava nell’analisi di alcune significative psicodinamiche, nel 1988 realizzava La visione del sabba, un film ricco di spunti visivi e narrativi, a tutt'oggi capace di provocare intense suggestioni

  • Anno: 1985
  • Durata: 105'
  • Distribuzione: CG Entertainment
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Marco Bellocchio

Stanotte su Cielo alle 01,00 La visione del Sabba, un film del 1988 diretto da Marco Bellocchio. Il film è stato girato nell’estate del 1987 interamente in provincia di Grosseto. Il paese in cui si svolge la storia, mai nominato esplicitamente, è in realtà un insieme di scorci dei borghi di Pitigliano e Massa Marittima; di quest’ultima sono ben riconoscibili la piazza con la cattedrale e il palazzo Malfatti. Diretto e sceneggiato da Marco Bellocchio, con la fotografia di Beppe Lanci e il montaggio di Mirco Garrone (e dello stesso Bellocchio), La visione del Sabba è interpretato da Béatrice Dalle, Daniel Ezralow, Corinne Touzet, Omero Antonutti.

Sinossi
Uno psichiatra viene incaricato di fare una perizia alla “strega” Maddalena che sostiene di essere nata nel 1630 ed è accusata del tentato omicidio di un cacciatore. Lo psichiatra si innamora ben presto della strega in un susseguirsi di realtà diurna e finzione notturna, con rimandi al XVII secolo e alla Santa Inquisizione.

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Reduce dal grande successo di critica e pubblico di Diavolo in corpo (1986), Marco Bellocchio, proseguendo nel solco di un cinema che s’inabissava nell’analisi di alcune significative psicodinamiche, nel 1988 realizzava La visione del sabba, un film certamente meno riuscito del precedente, ma non privo di spunti visivi e narrativi degni della più viva attenzione. Grazie anche alla fotografia dell’eccellente Giuseppe Lanci, l’undicesimo lungometraggio del regista piacentino presenta alcune sequenze di grande suggestione, laddove la messa in scena del rito del sabba, con la carismatica iconografia del cerchio di fuoco all’interno del quale avvenivano veri e propri ‘convegni di streghe’, esercita senza dubbio una sorta di ipnosi sullo spettatore che osserva il susseguirsi della misteriosa celebrazione.

Ma ciò che probabilmente costituisce il punto di forza del film è il trattamento temporale, poiché durante i novanta minuti di visione si assiste a un andirivieni tra passato e presente, che però non è risolto con la solita tecnica del flashback, piuttosto si traduce in una giustapposizione di diverse epoche (il seicento e la contemporaneità), dando corpo a una sorta di indiscernibilità che impedisce di tracciare una netta distinzione. La protagonista, infatti, Maddalena (la sensualissima ed efficace Béatrice Dalle), è una giovane donna affetta da disturbi mentali, la quale, dopo aver ucciso un uomo che voleva violentarla, interrogata dal suo psichiatra (il ballerino e attore Daniel Ezralow) riferisce di essere una strega nata nel 1630 e condannata al rogo poiché accusata di pratiche demoniache. Non può non venire in mente, in questo senso, anche il recente Antichrist di Lars Von Trier, in cui la figura femminile veniva raffigurata anch’essa in maniera diabolica. Senza farsi risucchiare dal desiderio di fornire un’interpretazione psicanalitica verosimile ed esauriente – che lo scrivente non sarebbe in grado di dare – ciò che si può affermare è che la donna sembrerebbe custodire un mistero impenetrabile, una riserva di senso interdetta al maschio, il quale di fronte a questa inspiegabile eccedenza indietreggia, assumendo un atteggiamento censorio e punitivo. In Maddalena convivono, come in un ossimoro, una sensualità travolgente e incontenibile (resa magnificamente dalla sequenza in cui improvvisamente comincia a volteggiare dinnanzi allo sbigottito psichiatra) e una purezza, che è sia etica sia fisica (è vergine). Grande voluttà e illibatezza in un unico soggetto che si pone in maniera eccentrica rispetto all’ordine simbolico rassicurante del genere maschile, che ogni volta tenta di tradurre lo straordinario nell’ordinario, illudendosi così di poterlo gestire.

La penetrazione, allora, diviene l’unico modo per rendere possibile un incontro tra due termini incommensurabili, che solo nell’evanescenza del coito riescono per un momento a sfiorarsi, in una sorta di punto cieco, prima e dopo l’immagine, in un fuori campo che pulsa, riverberando su ciò che è visibile, mostrato allo sguardo. Un rapporto sessuale che consente a Maddalena di sopravvivere magicamente al rogo cui viene scioccamente condannata dalla cultura del suo tempo. Davide (lo psichiatra) è irrimediabilmente avvinto dal fascino della donna, con la quale vive per la prima volta una relazione che gli consente di giungere al bordo di sé, al confine, in un’esperienza vera tramite cui esporsi totalmente e magnificamente all’altro, senza difesa, strutture o quant’altro. D’altronde, l’amore è un Evento la cui caratteristica principale è la rarità; per accedervi bisogna essergli ostinatamente fedeli, perseguirlo fino in fondo, senza risparmiarsi.

Marco Bellocchio, che afferma di aver sentito troppo il peso del successo di Diavolo in corpo mentre girava La visione del sabba – un limite, questo, che gli ha precluso in parte la piena libertà creativa – realizzò un film ancora una volta valido che, a rivederlo oggi, ha mantenuto intatto il suo fascino, per la bellezza della resa visiva e per la sensualità che lo attraversa.

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Utlima modifica: 16 Agosto, 2019



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