72 Locarno Film Festival: Bergmal di Rúnar Rúnarsson mette in scena un mosaico di varia umanità sulla società di oggi (Concorso)

Il giovane regista islandese Rúnar Rúnarsson irrompe con il suo terzo lungometraggio, Bergmal (Echo), nel Concorso internazionale al 72° Locarno Film Festival con un cinema di perfezione visiva. Costituito da cinquantasei scene, il film racconta episodi di vita dell’estrema isola nordica durante le feste di Natale, rivelandosi un’opera di grande fascino, impeccabile nella sua forma e di forti emozioni, si propone come un serio candidato a uno dei premi finali

  • Anno: 2020
  • Durata: 79'
  • Genere: Drammatico, Commedia
  • Nazionalita: Islanda, Francia, Svizzera
  • Regia: Rúnar Rúnarsson

Il giovane regista islandese Rúnar Rúnarsson irrompe con il suo terzo lungometraggio, Bergmal (Echo), nel Concorso internazionale al 72° Locarno Film Festival con un cinema di perfezione visiva. Costituito da cinquantasei scene, Bergmal racconta episodi di vita dell’estrema isola nordica durante le feste di Natale. Ogni scena ha una durata variabile di pochi minuti in cui la cinepresa resta fissa riprendendola da un’unica angolatura, un unico punto di vista. I personaggi si muovono, parlano, ridono, piangono o sono in silenzio. Abbiamo una mamma con il suo neonato e, subito dopo, una bara con un bambino all’interno della chiesa; una ricca famiglia che sta festeggiando il Natale e poi la fila dei poveri davanti al banco alimentare della Croce Rossa; una coppia felice che si sta vestendo e un uomo che si sta preparando un pasto precotto passando la sera di Natale da solo e in contatto con i social network, e così via.

Rúnarsson compone un grande affresco umano dove si ride, si piange, si riflette sulla vita e la morte, sulla società dei consumi e sulla solidarietà, sul benessere indotto e sul malessere prodotto, in cui ogni scena è appunto un’eco dell’altra in una lunga collana di perle collegate tra loro per comparazione di contenuto in un dialogo interno continuo. Il richiamo, la duplicazione oppure la contrapposizione non sono solo contenutistici, ma sono anche di forma in Bergmal. Così se in una scena prevale il colore verde, in quella successiva abbiamo una fotografia in cui c’è una predominanza di tonalità rosse; in una abbiamo l’assordante rumore dei fuochi di artificio fatti esplodere per festeggiare il nuovo anno, nell’altra il silenzio del cimitero del paese; se viene utilizzato un primo piano, nella successiva abbiamo un campo lungo. Il tutto sempre in una ricerca di bellezza estetica che si traduce anche in una perfezione della messa in scena dove le linee attraversano lo spazio e lo incrociano in verticale o in orizzontale, creando sempre prospettive di fuga che tracimano la cornice dell’inquadratura così da attivare lo sguardo mentale dello spettatore.

Il giovane regista riesce a costruire metafore per similitudini, come quando, con la stessa inquadratura dall’alto, riprende prima la scena di una messa in chiesa e poi quella di un interno di una palestra, mettendo sullo stesso piano due eventi collettivi – religioso e laico – come differenti facce della socialità dell’essere umano. A tratti Bergmal appare essere debitore al cinema di Roy Andersson e, in particolare, ha più di un’assonanza con Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza. Ma il film di Rúnarsson si discosta per una maggiore universalità tematica e un più forte imprinting emotivo che il regista compie sullo spettatore attraverso le immagini che propone. Bergmal si rivela un’opera di grande fascino, impeccabile nella sua forma e di forti emozioni proponendosi come un serio candidato a uno dei premi finali.

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Utlima modifica: 12 agosto, 2019



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