Stasera in tv su Rai Movie alle 21,10 La caduta – Gli ultimi giorni di Hitler di Oliver Hirschbiegel, con Bruno Ganz

20 aprile 1945. Berlino sta per essere assediata dalle truppe russe. Hitler si è rifugiato nel bunker sotto la Cancelleria. Solo un attore straordinario come Bruno Ganz poteva garantire la giusta adesione psicofisica al Fuhrer, renderlo credibile ma al tempo stesso comunicare brechtianamente la distanza politica da lui

  • Anno: 2004
  • Durata: 150'
  • Distribuzione: 01 Distribution
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Germania, Italia, Austria
  • Regia: Oliver Hirschbiegel

Stasera in tv su Rai Movie alle 21,10 La caduta – Gli ultimi giorni di Hitler (Der Untergang), un film tedesco del 2004, diretto da Oliver Hirschbiegel, con Bruno Ganz, Alexandra Maria Lara, Corinna Harfouch, Ulrich Matthes, Juliane Köhler. Il film ricevette una nomination come miglior film straniero agli Academy Awards del 2005, ma non si aggiudicò la statuetta. Nello stesso anno, la pellicola vinse il concorso World Cinema della BBC Four e il premio British Independent Film Awards come miglior film straniero. Nel 2006 fu la volta del Premio Robert come miglior film straniero non statunitense e del Kansas City Film Critics Circle Awards, sempre come miglior film straniero. Il film è ispirato da due libri: La disfatta, scritto da Joachim Fest, storico del Terzo Reich ed autore di biografie su Hitler, e Fino all’ultima ora, diario di Traudl Junge, segretaria del Führer. Per prepararsi all’interpretazione del personaggio, Bruno Ganz ha visionato e ascoltato per ore filmati e registrazioni di Hitler, come ad esempio quella tra Hitler e Mannerheim, per poterlo imitare nel migliore dei modi possibili, anche nell’accento austriaco.

Sinossi
20 aprile 1945. Berlino sta per essere assediata dalle truppe russe. Adolf Hitler si è rifugiato con gli altri capi del regime nazista nel bunker sotto la Cancelleria. La sua dattilografa Traudl Junge assiste al crollo del nazismo, al tradimento di Himmler, alla fedeltà di Speer e al suicidio di Goebbels, della moglie Magda e all’avvelenamento dei suoi sei bambini. Il führer vorrebbe spingere la Germania a resistere, ma il 30 aprile si suiciderà con Eva Braun.

Quando si affrontano operazioni che mirano a rileggere la Storia, c’è sempre il rischio di puntare sulla somiglianza fisica dell’attore. Se, poi, il personaggio in questione si chiama Hitler, tradimento e mistificazione sono in agguato. Solo un attore straordinario come Bruno Ganz poteva garantire la giusta adesione psicofisica al Fuhrer e risolvere il problema di renderlo credibile ma al tempo stesso di comunicare brechtianamente la distanza politica da lui. Attraverso lo sguardo e la voce narrante della segretaria (morta nel 2002) che ha raccolto le sue memorie, Oliver Hirschbiegel, autore della serie televisiva di successo, si concentra con un impianto teatrale e claustrofobico sugli ultimi giorni di Hitler per indagare nel privato, per rendere tangibile la sua lucida follia mentre si dissolve il Terzo Reich. E l’Hitler di Ganz con i suoi baffetti ispidi e curati, il suo portamento fiero, i suoi modi gentili, cordiali e premurosi, il tono della voce mellifluo, entra di diritto nella storia delle grandi reinterpretazioni creative. Se il Moloch di Aleksandr Sokurov è un film espressionista, senza dubbio questo Der Untergang è un’opera impressionista; le serrate due ore e mezza scorrono velocemente, grazie a un formidabile equilibrio di forma e sostanza. La posata regia classica, non lesinante comunque in alcuni sottili virtuosismi, sostiene con vigore la caduta di una spaventosa utopia: Adolf Hitler vive rinchiuso nel proprio bunker, attendendo che le truppe sovietiche distruggano anche l’ultima delle sue armate. La sua tragedia personale, legata a quella dei suoi più alti gerarchi e collaboratori, è sospesa fra il decretarsi della fine e i violenti ritorni di un sogno ormai lontano. Le sue ultime ore scorrono senza pietà, fra bombardamenti e suicidi, prossime a consegnarlo alle pagine più nere della storia, scritte anche da coloro che fino alla sua morte lo osannarono come la propria guida. La fiorente composizione di dialoghi esalta il lato umano di un dittatore che ha cosparso l’Europa di sangue, mostrandoci le sue lacrime e in contemporanea la sua aura di morte; anche nell’estremo addio egli sarà capace di mutare le vite di chi gli sta vicino, sancendo per l’ennesima volta orribili tragedie, prima che anche l’ultimo degli stendardi nazisti venga avvolto dalle fiamme. Raramente una produzione di così alto livello è riuscita a consegnare un grande spaccato storico, lasciando da parte facili condanne oppure glorificazioni dei vincitori, mostrandoci un mondo devastato dalla guerra a partire dalle strette gallerie dove si muovono Hitler e i suoi uomini.

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Utlima modifica: 10 Agosto, 2019



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