72 Locarno Film Festival: Maternal di Maura Delpero mette in scena il desiderio di maternità (Concorso)

Maternal di Maura Delpero è un altro film di grande pregio proiettato nel concorso internazionale al 72° Locarno Film Festival, che mostra già una visione matura del mondo e dalle idee visive ben definite e personali. Un nuovo sguardo che si spera non venga sperperato, ma possa ripetersi con lo stesso felice risultato in opere future

  • Anno: 2019
  • Durata: 91'
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Italia, Argentina
  • Regia: Maura Delpero

Maternal di Maura Delpero è un altro film di grande pregio proiettato nel concorso internazionale al 72° Locarno Film Festival. Un’altra opera prima diretta da una regista, come la precedente A Febre di Maya Da-Rin. Inizia a essere importante il cinema al femminile in questa edizione di Locarno e con una qualità medio-alta, con scommesse vincenti da parte della neodirettrice Lili Hinstin.

Ispiratasi alla sua esperienza diretta di quattro anni all’interno di una casa-famiglia diretta da religiose a Buenos Aires, la Delpero racconta in Maternal l’arrivo di suor Paola dall’Italia e del suo inserimento e confronto con le giovani donne, a volte poco più che adolescenti, alle prese con una vita difficile e di povertà e di una gravidanza spesso involontaria.

Il tema profondo che affronta la regista italiana è quello della maternità come territorio di femminilità e di realizzazione emotiva. Suor Paola deve prendere i voti e si affeziona a Fati, giovane madre di un bambino e in attesa di un altro. Lo stretto rapporto instauratosi scatena le gelosie della compagna di stanza Lu, madre di una bambina, ragazza ribelle sprizzante voglia di vivere. Lu lascia l’istituto abbandonando la figlia di cui si prende cura suor Paola. È qui che inizia il segmento più importante di Maternal, in cui nella religiosa inizia a germogliare il dubbio della fede che dovrebbe essere tutto per lei. Ma il rapporto sempre più profondo che s’instaura tra lei e la bambina sviluppa un desiderio materno che diventa lacerante per la giovane suora. Questo desiderio di maternità è un cordone ombelicale diretto tra Paola, Lu e la figlia di quest’ultima contesa tra le due donne, in un rapporto inversamente proporzionale tra Lu e la religiosa, in quanto più la madre si discosta dalla figlia fino ad abbandonarla, più si concretizza il legame filiale tra la bambina e suor Paola.

La Delpero tratteggia la vicenda con una scrittura compatta (è autrice anche della sceneggiatura di Maternal) e dai tempi drammaturgici in un perfetto crescendo. La sua messa in scena è geometrica con un controllo dei movimenti delle interpreti, sempre all’interno di uno spazio che non è solo fisico, ma soprattutto emotivo e il cui passare del tempo è scandito dalla nascita della bambina di Fati. La regista italiana utilizza la macchina da presa con precisione, curando la messa in quadro con un nitore della fotografia che rasenta l’immagine pittorica. Del resto, la circolarità del rapporto evolutivo tra Paola e Lu è impressa stilisticamente anche dalla precisa scelta di utilizzare la medesima ripresa. Così, all’inizio di Maternal sentiamo la radio di un taxi su schermo nero, poi un primo piano su suor Paola serena e sorridente all’interno dell’auto che guarda fuori. Controcampo e vediamo l’ingresso dell’istituto. Stessa sequenza l’abbiamo nel finale ma esattamente girata al contrario: in campo medio l’ingresso dell’istituto con suor Paola in piedi e dietro Fati e la madre superiora; controcampo con il primo piano di Lu all’interno del taxi triste e con le lacrime agli occhi; schermo nero è identico sonoro dell’incipit.

Il debutto di Maura Delpero nel lungometraggio mostra già una visione matura del mondo e dalle idee visive ben definite e personali. Un nuovo sguardo che si spera non venga sperperato, ma possa ripetersi con lo stesso felice risultato in opere future.

Utlima modifica: 9 agosto, 2019



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