Goldstone – Dove i mondi si scontrano: il peso del passato in un’Australia dura e spietata come il West

Il regista australiano Ivan Sen torna con un poliziesco dall'anima western che parla del suo Paese, tra corruzione, violenza e un'integrazione mai realmente avvenuta

  • Anno: 2017
  • Durata: 110'
  • Distribuzione: Movies Inspired
  • Genere: Thriller
  • Nazionalita: Australia
  • Regia: Ivan Sen

Forse non esiste contesto più congeniale al western contemporaneo dell’Australia. Questo perché difficilmente, oggi, si può trovare un altro luogo in cui la dicotomia tra natura e cultura sia altrettanto viva e radicata, terreno fertile per un genere che non teme varianti ne contaminazioni, dall’horror (Wolf Creek) al film storico (Ned Kelly), dal melo (Australia) alla distopia post apocalittica (Mad Max: Fury Road), e che ha il merito tutt’altro che scontato di saper parlare ancora al presente di un’intera nazione, con tutte le ombre, le contraddizioni e le problematiche che questo comporta. Non poteva allora che guardare a questo genere il Goldstone dell’eclettico Ivan Sen (qui nel molteplice ruolo di regista, sceneggiatore, direttore della fotografia, montatore e perfino autore delle musiche), servendosene per raccontare la sua storia fatta di orfani senza radici, criminali in colletto bianco e una comunità sistematicamente calpestata nel centro del nulla.

È proprio qui, in pieno outback, nella sperduta città mineraria di Goldstone, che il regista decide di far arrivare, straniero in terra straniera, il detective Jay Swan (l’attore feticcio Aaron Pedersen, che torna a rivestire i panni del personaggio dopo Mystery Road), poliziotto aborigeno senza radici, alcolizzato e dal passato tormentato sulle tracce di una ragazza asiatica scomparsa, mettendolo al centro di uno strano intrigo fatto di prostitute cinesi, nativi vessati e corruzione endemica. Una vicenda complessa e intricata, come da tradizione, ma in cui è il paesaggio a ritagliarsi un ruolo decisivo, terra di confine in bilico costante tra antiche tradizioni e culto del denaro, attaccamento alle origini e progresso omicida, un luogo ancestrale usurpato come quello stesso passato che qualcuno (vedi l’uomo bianco) vorrebbe cancellare e mettere a tacere per sempre. A tentare di evitarlo, o perlomeno ad arginare una degenerazione che pare inarrestabile, la strana coppia formata proprio dall’agente Swan e dal collega Josh (Alex Russell), poliziotto locale idealista ma disilluso, uniti contro un sistema vorace e corrotto, occasione per il regista di mettere in scena l’incontro/scontro tra due mondi apparentemente inconciliabili, dove il noir si fonde al poliziesco e la lenta e riflessiva contemplazione di quegli spazi (quasi) incontaminati si accompagna a esplosioni di una violenza nichilista che, però, nonostante tutto, sa credere ancora nei propri eroi.

Tra campi lunghi, luoghi desolati e personaggi perfetti (uno su tutti il sindaco della Jacki Weaver di Animal Kingdom) nel restituire il senso di un’ingiustizia vecchia di secoli, persino i luoghi comuni e gli stereotipi del genere, in Goldstone, finiscono così con il venire meno, facendo di questo film ben più dell’ennesimo thriller sporco e polveroso, un viaggio nelle contraddizioni e nelle ferite ancora aperte di un paese fotografato con sguardo pessimista, a cui non resta che un epilogo sospeso, senza veri vinti né vincitori, senza più nulla fuorché una flebile speranza, come un vecchio canto tribale appena udibile e quasi dimenticato.

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Utlima modifica: 8 Agosto, 2019



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