Stasera in tv su Iris alle 21 La talpa di Tomas Alfredson, con Gary Oldman, Colin Firth e Tom Hardy

La talpa si contraddistingue per il raro e suggestivo approccio intimistico e radicalmente anti-sensazionalistico alla materia spionistica. Presentato in Concorso a Venezia nel 2011, La Talpa ha ricevuto tre nomination agli Oscar, tra cui la prima a Gary Oldman per il miglior attore

  • Anno: 2011
  • Durata: 127'
  • Distribuzione: Medusa
  • Genere: Spionaggio
  • Nazionalita: Gran Bretagna, Francia, Germania
  • Regia: Tomas Alfredson

Stasera in tv su Iris alle 21 La talpa (Tinker Tailor Soldier Spy), un film di spionaggio del 2011 diretto da Tomas Alfredson, ricavato dalla sceneggiatura scritta da Bridget O’Connor e Peter Straughan, basata sull’omonimo romanzo del 1974 di John le Carré. Il film è interpretato da Gary Oldman, nei panni del protagonista George Smiley, affiancato da Colin Firth, Tom Hardy, Mark Strong, Ciarán Hinds e Benedict Cumberbatch. Ambientato nella Londra dei primi anni settanta, la storia segue le indagini per trovare un sovietico tra i vertici dei servizi segreti britannici. Realizzato dalla Working Title Films e finanziato dalla società di produzione francese Studio Canal, La Talpa è stato presentato in concorso alla 68ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, dove è stato accolto molto positivamente dalla critica e dal pubblico, e ha anche ricevuto una standing ovation. Il film è stato un successo sia di critica sia al botteghino. Ai Premi Oscar 2012, il film ha ricevuto tre nomination: migliore sceneggiatura non originale, migliore colonna sonora, e Gary Oldman ha ricevuto la sua prima candidatura come miglior attore.

Sinossi
L’intelligence inglese richiama in azione l’agente George Smiley per proporgli una nuova missione. George, armato di pazienza, deve scoprire chi è la pericolosa spia che si nasconde tra i membri dei servizi segreti e deve catturarla, cercando di rompere i fitti rapporti che la talpa è riuscita a crearsi. Dopo aver individuato quattro possibili sospetti, per George sarà difficile barcamenarsi tra vecchie storie di amicizie e rivalità e la riuscita della missione comporterà un prezzo molto alto da pagare.

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Presentato in concorso all’ultima edizione del festival di Venezia, La talpa venne accolto molto positivamente dalla critica e, da quel che si disse, fu fino all’ultimo in lizza per uno dei premi più importanti, per poi, però, rimanere a sorpresa all’asciutto. Il film segna il ritorno dietro la macchina da presa del talentuoso Tomas Alfredson a tre anni di distanza dal piccolo cult svedese Lasciami entrare (2008), di cui è stato immediatamente realizzato un (ottimo) remake statunitense uscito nelle nostre sale lo scorso 30 settembre (Blood Story di Matt Reeves).

Adattamento cinematografico del celebre omonimo romanzo di John Le Carrè (1974), questo thriller spionistico d’altri tempi, solido nella costruzione e assai elegante nella forma, narra l’ardua ricerca da parte dell’ex agente in pensione forzata George Smiley (Gary Oldman) della talpa che, in grado di fornire indisturbata una molteplicità di informazioni top secret ai sovietici, si nasconde tra le sfere più alte dei servizi segreti britannici. Siamo nel 1973, in piena Guerra Fredda: il Secret Intelligence Service sta attraversando un periodo di affanno e, mentre i rapporti con i servizi nordamericani sono piuttosto freddi, tenta con difficoltà di salvaguardare la sicurezza della Gran Bretagna. In questo particolare contesto storico, segnato da una greve atmosfera di drammatica incertezza, stanare la talpa diviene quindi per il Circus (nome in codice dei servizi segreti britannici) anche una preziosa occasione per rilanciarsi sul piano internazionale.

Sceneggiato con sapienza a quattro mani da Bridget O’Connor (deceduta lo scorso anno, a cui è dedicato il film) e Peter Straughan (Star System – Se non ci sei non esisti, 2008, L’uomo che fissa le capre, 2009), La talpa si contraddistingue per il raro e suggestivo approccio intimistico e radicalmente anti-sensazionalistico alla materia spionistica (caratteristica già fondamentale nei lavori di Le Carrè). In più, per lunghi tratti, quella di Alfredson è un’opera che parla abilmente – e con classe da vendere – attraverso il linguaggio delle immagini (molto suggestivo, ad esempio, il ripetuto uso del carrello laterale, in particolare a seguire il movimento dei personaggi) ancor prima che facendo ricorso a parole e dialoghi. E questo è probabilmente il miglior pregio possibile per una pellicola tratta da un’opera letteraria. Ottime le interpretazioni dell’intero cast, dalla straordinaria prova di Gary Oldman (il quale, lavorando mirabilmente per sottrazione, riesce con forza a restituire la freddezza del suo introverso e saggio personaggio), passando per Colin FirthJohn HurtMark StrongToby Jones e Benedict Cumberbatch.

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Utlima modifica: 28 Luglio, 2019



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