In prima serata su Iris alle 21 La maledizione dello scorpione di giada di Woody Allen

Woody allen architetta un film pieno di dialoghi esilaranti, parafrasi comica di quelli, maliziosi, con cui Bogart e Lauren Bacall si davano la replica nei film in bianco e nero del tempo che fu. La maledizione dello scorpione di Giada è ipnotico, con un ritmo scoppiettante

  • Anno: 2001
  • Durata: 102'
  • Genere: Commedia
  • Nazionalita: USA
  • Regia: Woody Allen

In prima serata su Iris alle 21 La maledizione dello scorpione di giada (The Curse of the Jade Scorpion), un film del 2001 scritto e diretto da Woody Allen, con protagonisti lo stesso Allen ed Helen Hunt e con Dan Aykroyd, Charlize Theron, Brian Markinson, John Schuck. Il film è stato girato negli Stati Uniti a Los Angeles e New York. La ricorrente canzone In A Persian Market (suonata da Wilbur de Paris) era già stata utilizzata nell’episodio Edipo relitto (Oedipus Wrecks) del film New York Stories (1989) diretto da Allen a fianco a Scorsese (episodio Lezioni dal vero) e a Coppola (episodio La vita senza Zoe).

Sinossi
Anni Quaranta. Un ladro ipnotizzatore tiene in pugno CW Briggs, scaltro e sfortunato investigatore di una compagnia di assicurazioni, e la sua collega, nemica amarissima, Betty Ann Fitzgerald, assunta per ottimizzare e razionalizzare l’ufficio. Bastano due semplici parole, Costantinopoli per lui e Madagascar per lei, e i due sono costretti a rubare e a nascondere i gioielli dei clienti della compagnia.

Dopo un decennio di alti e bassi, Woody Allen sforna di seguito tre grandi film, Accordi e disaccordiCriminali da strapazzo, e soprattutto, La maledizione dello scorpione di Giada, probabilmente il migliore di questi tre. Ovvio pensare a una rinascita per il grande regista e genio newyorkese, che in questo film attua un sentitissimo omaggio al noir anni ’40, e si sbizzarrisce tra citazioni cinefile e battute pronte all’uso, in cui si ride molto e si riflette anche su ciò che il cinema può ancora fare e su quello che non può fare. Allen interpreta il suo solito ruolo con grande stile, lasciandosi trascinare dagli eventi e pronunciando celebri battute, nei panni del solito fallito che cerca di risolvere i suoi problemi concentrandosi su una missione come in Harry a pezzi La dea dell’amore. Ogni tempo è scandito con precisione e nei dialoghi/scontri con Helen Hunt si raggiungono livelli che ricordano gli scambi di battute con Mia Farrow e Diane KeatonLa maledizione dello scorpione di Giada è ipnotico, come l’uomo che controlla i due protagonisti, anche se il pubblico non ha bisogno delle parole “Costantinopoli” e “Madagascar” per lasciarsi trasportare, ma basta la grande prestanza davanti e dietro allo schermo di Allen e di tutto un cast costruito perfettamente e perfettamente assemblato per sottostare alla missione principale: costruire un omaggio in forma di commedia all’epoca del noir, in cui dei detective senza scrupoli inseguivano criminali da strapazzo che rubavano gioielli o opere d’arte da musei o dalle case di ricche signore, e quasi sempre riuscivano a recuperarli. Un mago-ipnotizzatore tiene in pugno CW (il personaggio di Allen, forse il più riuscito degli anni zero) e Betty, la sua adorabile nemica amante. Entrambi lavorano in una compagnia di assicurazione e il mago, ipnotizzandoli, gli fa rubare un malloppo di gioielli dai loro migliori clienti. Naturalmente, dopo ogni furto i due non ricordano nulla, e CW è anche un investigatore che si trova praticamente ad indagare su se stesso. I film di Allen mettono sempre una certa nostalgia, ma stavolta non è la nostalgia per il glorioso passato della vita vissuta, per l’incredibile impossibilità di ritornare indietro e fare scelte diverse, no. Qui la nostalgia è per il cinema tutto: con lo sviluppo tecnologico si sta perdendo incredibilmente l’idea di cinema come macchina del sogno. Ecco perché Allen si mette a rivangare sui tempi in cui ancora il cinema, anche se con un genere come il noir, che per i più non riesce a creare emozioni straordinarie, riusciva a dare l’idea di essere una macchina dei sogni. Ma il film si tiene anche su un livello comico estasiante e particolare: non è pieno di battute come alcuni precedenti, non ha un brio comico eccelso come i primi Allen, non è brillante come l’Allen di Manhattan o Io e Annie, ma comunque si tiene su un livello di comicità elegante, come è giusto che sia. Allen, probabilmente, chiude la sua parentesi da “uomo dei sogni” con questo film, poiché, da qualche anno a questa parte, ha cominciato a dedicarsi al giro del mondo e al marketing nei suoi film. Ed è veramente un peccato, perché La maledizione dello scorpione di Giada resta l’ultimo, grande, sigillo del vero Allen, quello che ancora non si piega alle coalizioni del mondo moderno e resta attaccato al suo glorioso passato. Non ci resta che rivederlo più volte e restare, come sempre, terribilmente nostalgici.

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Utlima modifica: 25 luglio, 2019



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