Baby Gang: intervista al regista Stefano Calvagna

Dopo Cattivi e Cattivi, Stefano Calvagna torna dietro la macchina presa per raccontare lo spinoso e sempre più diffuso fenomeno della baby gang. Un argomento che non era stato ancora affrontato né a livello cinematografico, né televisivo. Lo abbiamo incontrato per parlarne

In quale momento ti è venuta l’idea di raccontare l’universo delle baby gang?

Mi è venuto in mente dopo tutti i ripetuti fatti di cronaca inerenti al bullismo e alle baby gang che negli ultimi anni si sono incrementati notevolmente. Un argomento che non era stato ancora affrontato né a livello cinematografico, né televisivo, in cui ho pensato di mandare un segnale forte e un messaggio sociale importante.

Tra l’altro, nel film viene affrontato anche lo spinoso tema delle baby squillo…

Le baby squillo sono una conseguenza del disagio sociale e familiare, con ambizioni di arrivare con facilità ad avere soldi per apparire come le loro coetanee degli ambienti elitari. Quindi, ho volutamente inserito questa delicata tematica all’interno dell’opera, con riferimenti molto vicini alla realtà e non edulcorati come in alcune serie televisive. Vedere una ragazza di sedici anni che va con un trentenne palestrato e di bella presenza non lo trovo assolutamente inerente alla versione reale. L’impatto forte e veritiero è la visione di un cinquantenne con aspetto da viscido o pseudo tale, che con il suo potere economico riesce ad entrare nelle grazie di queste ragazzine.

Il cast è costituito principalmente da giovanissimi che, prima di questo film, non hanno avuto alcuna esperienza sul set. Come li hai scelti?

Ho scelto i ragazzi dopo diversi incontri. Alcuni erano estremamente veri ma non affidabili, né “raccomandabili” per affrontare un set. Ho scelto quelli che avevano il giusto equilibrio e la giusta credibilità. Ma non pensavo che potessero assecondarmi da non professionisti in questa mia idea folle con risultati sorprendenti.

L’universo raccontato è incastonato nella periferia romana. In quali zone avete girato?

Abbiamo girato a Roma sud. Una delle zone è quella dove sono cresciuto, Capannelle, e anche dalle parti del Tuscolano, Quarto miglio e Anagnina.

Hai girato senza una sceneggiatura vera e propria. Come hai agito con gli attori per costruire tutta la linea narrativa?

Ho improvvisato ogni giorno quello che mi veniva in mente, cercando di dare un senso logico alla storia. Non è stato facile. Ne ho fatte tante di follie, ma questa, a un certo punto, mi ha fatto pensare che, forse, non ce l’avrei fatta a far montare un’opera così. La segreteria di edizione è impazzita, alla fine non sapeva cosa scrivere nei bollettini da passare al montatore. Al montaggio, invece, il bravo Roberto Siciliano ha saputo incastrare con le mie indicazioni tutto il girato, e con alcune integrazioni abbiamo portato a casa il film.

Quale è stata la sequenza più difficile da girare?

La sequenza più difficile è stata quella della stazione ferroviaria. Senza autorizzazioni, con persone che passavano e non sapevano nulla, che vedevano una banda di ragazzi armati di coltello e mazze che aggredivano un altro gruppo senza esclusioni di colpi.

Buona parte della tua filmografia è costituita da film riguardanti la criminalità del nostro paese. Come mai ti affascina tanto questo argomento?

sono sempre stato un grande appassionato del genere. Sono cresciuto con i poliziotteschi di Di Leo, Corbucci e Umberto Lenzi. Ho vissuto la strada tra stadio e piazze, ho vissuto una vera rapina a mano armata nel negozio di mio padre nel 1992, durante la quale venni ferito ad una gamba da un colpo di pistola. Diciamo che ho capitalizzato le esperienze, esorcizzando con i miei film alcuni demoni del passato.

Hai qualche nuovo progetto in preparazione dopo Baby gang?

Ho diversi progetti tra cui il massacro del Circeo, che avrei dovuto fare con la Fabula di Marco e Nicola De Angelis. Ma, in seguito all’ansa uscita dopo Pasqua in cui era riportato che Cattleya farà la serie, hanno deciso di passare la mano. Una storia che ho dal 2003, successa oltre quarant’anni fa. Guarda caso, proprio ora che ero giunto alla quasi realizzazione è venuta in mente a qualcun altro. Comunque, questa per me è prassi comune. Ho la sceneggiatura del film sul Canaro dal 1998, in cui avevo avuto la consulenza di Antonio Del Greco, ex capo della squadra mobile di Roma, nonché colui che aveva arrestato il criminale. Ma se i film, poi, non li fai, è giusto che qualcun altro li faccia. Ho sempre lavorato con low budget e senza fondi ministeriali, ma queste due opere non si potevano realizzare a basso costo.

Attualmente, quale è un film che ti piacerebbe girare?

Vorrei girare un film o una serie con una storia ambientata nelle carceri. Magari, ora che l’ho detto qualcuno lo farà.

Utlima modifica: 18 luglio, 2019



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