39 Fantafestival: Isabelle di Robert Heydon

Un horror poco incisivo, scevro di colpi di scena ad effetto eccezion fatta per l'improbabile finale, a tratti prevedibile, pur tuttavia con qualche freccia al suo arco

  • Anno: 2018
  • Durata: 81'
  • Genere: Horror
  • Nazionalita: Usa, Canada
  • Regia: Robert Heydon

Un horror poco incisivo, scevro di colpi di scena ad effetto eccezion fatta per l’improbabile finale, a tratti prevedibile, pur tuttavia con qualche freccia al suo arco. Isabelle, di Robert Heydon, tra i titoli presentati al 39° Fantafestival è forse il più classico degli horror, con la presenza inquietante della ragazza indemoniata dai lampeggianti occhi rossi che incombe sui protagonisti, Matt e Larissa, carina coppia di sposi in attesa del primo figlio che si trasferisce in una graziosa villetta in un quartiere residenziale; l’originalità del film risiede nell’aver cercato di dargli una impronta psicologica, analizzando la difficile elaborazione del lutto della giovane Larissa, che la renderà vulnerabile e facile preda del Male.

Il ‘Male’ qui è Isabelle, demoniaca figlia della vicina di casa dai lunghi capelli neri e in camicia da notte, richiamo a Samara e a The Ring, che, paralizzata sulla sedia a rotelle, osserva continuamente la fragile Larissa dalla sua finestra del piano di sopra. La sua malefica persecuzione inizia praticamente subito, quando il suo diabolico sguardo causa alla giovane donna un aborto spontaneo per eclampsia che la metterà in pericolo di vita; Larissa partorirà un figlio morto e si risveglierà dopo esser stata clinicamente morta per un minuto ed esser quindi letteralmente “tornata dall’aldilà”. Rientrata a casa, niente sarà più come prima.

Provata dal terribile lutto, Larissa si ritroverà in bilico tra la follia e la depressione: sente piangere il suo bambino e lo vede nella culla, sprofondando sempre più nell’abisso sotto lo sguardo inerme di suo marito Matt. L’arrivo della sorella, che porterà Larissa da un esperto del paranormale, fornirà la chiave per comprendere cosa sta accadendo; ma la forza per superare l’influenza di Isabelle, dovrà trovarla dentro di lei. In un crescendo frettoloso, si arriva al gran finale tra Isabelle e Larissa e Matt; sostenuta dall’innamorato marito, solo la volontà della giovane sposa di riemergere dal limbo della morte/non morte potrà libererarla dalla malefica possessione.

Isabelle racchiude in sé tutti i classici stereotipi dell’horror; la casa non è stregata, ma infestata dalla presenza continua della vicina demoniaca, ritratta come una Samara dagli occhi rossi lampeggianti; ci sono il tentativo di possessione, il prete senza esorcismo, l’esperto del paranormale, le visioni dell’aldilà; quel che manca è il vero brivido, la suspense, quel qualcosa che elevi il film, la cui idea di fondo è nientaffatto scontata, al di sopra della media. Manca l’approfondimento degli interessanti temi proposti: l’elaborazione del lutto da parte di entrambi i protagonisti, la storia di abusi di Isabelle, l’esperienza di premorte di Larissa, il rapporto con l’aldilà. La sensazione è quella di un horror ‘sui generis’, un prodotto fortemente commerciale e destinato al grande pubblico che in questi stereotipi si trova a suo agio; non a caso, i due sposini protagonisti sono interpretati da attori provenienti dalla Tv popolare: Matt è Adam Brody, il Seth Cohen di The O.C., mente Larissa è Amanda Crew, nota per una parte secondaria in Silicon Valley.

Michela Aloisi

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Utlima modifica: 24 giugno, 2019



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