Sguardi Altrove: Bad Bad Winter di Olga Korotko, un thriller compatto nell’inverno kazako

Presentato in concorso all’ultimo Sguardi Altrove International Women’s Film Festival, dedicato al cinema al femminile, Bad Bad Winter risulta essere un’opera compatta e un unicum di una cinematografia, come quella kazaka, priva di mezzi e di mercato, il cui risultato finale lo si deve alla bravura della troupe e del giovane cast che si cimentano in una soddisfacente prova drammatica

  • Anno: 2018
  • Durata: 84'
  • Genere: Thriller
  • Nazionalita: Kazakistan, Francia
  • Regia: Olga Korotko

La giovane regista kazaka Olga Korotko scrive e dirige Bad Bad Winter, mettendo in scena un thriller sociale riuscendo a sfruttare al massimo il risicato budget a disposizione (appena diecimila dollari) grazie all’utilizzo di un luogo unico e a un piccolo cast.

Dinara, figlia di un ricco magnate e studentessa di medicina nella capitale, torna al villaggio natio dopo la morte della nonna per mettere in vendita la casa di famiglia. Qui trova un cospicuo pacco di soldi nascosto in una cassapanca. Sono visti da un ragazzo, suo vecchio compagno di scuola, con cui Dinara passa la notte dopo averlo contattato. Il giovane ritorna il giorno dopo con la sua fidanzata e due amici che, con la scusa della rimpatriata per salutare la loro compagna, si vogliono appropriare del denaro per corrompere la polizia ed evitare il carcere poiché hanno ucciso un uomo in una rissa. Inizia così un gioco al massacro che si sviluppa all’interno degli spazi della casa paterna dove le dinamiche di relazione tra i vari personaggi ne delineano i caratteri. C’è il giovane drogato e debole, l’amico violento, l’ex cinico e solidale e la fidanzata di quest’ultimo gelosa della ricchezza di Dinara.

Ma Bad Bad Winter, oltre a essere un thriller claustrofobico, è anche una tragedia in formato kammerspiel in cui è riprodotto in scala il divario socioeconomico del paese dove il potere è in mano a un piccolo gruppo sociale, arricchitosi con la corruzione e la malversazione, e la stragrande maggioranza della popolazione che vive al limite dell’indigenza. Viene così fuori l’invidia sociale di tutti che hanno poco o niente nei confronti di Dinara che invece ha e può tutto grazie alla posizione che occupa la famiglia all’interno della società. Il freddo dell’inverno del titolo diviene metafora della raggelante immobilità delle classi rappresentate dai personaggi, dove il possesso del denaro equivale alla possibilità di ottenere il potere che permette alle persone di esercitare il predominio e il controllo sulla vita (e la morte) degli altri. La violenza in Bad Bad Winter dapprima è trattenuta e mostrata nei particolari dei volti e degli sguardi, nei dettagli degli oggetti (i tappeti, la cassapanca, i gioielli di Dinara, il cibo, il denaro stesso), poi diventa sempre più esplicita da parte del gruppo nei confronti di Dinara fino al climax del ribaltamento finale in un crescendo di tensione ben organizzato dalla giovane regista kazaka.

Supportata dalla direttrice della fotografia Aigul Nurbulatova che riprende con colori desaturati e neutri o scuri, la Korotko muove la macchina da presa con piccoli scarti e posizionandola negli angusti locali della casa in totali e primi piani, costruendo i raccordi di spazio e di sguardi al montaggio. Presentato in concorso all’ultimo Sguardi Altrove International Women’s Film Festival, dedicato al cinema al femminile, Bad Bad Winter risulta essere un’opera compatta e un unicum di una cinematografia, come quella kazaka, priva di mezzi e di mercato, il cui risultato finale lo si deve alla bravura della troupe e del giovane cast che si cimentano in una soddisfacente prova drammatica.

Utlima modifica: 23 Giugno, 2019



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