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Let her out: gli orrori della sindrome del gemello scomparso

Segnali dall’universo digitale. Rubrica a cura di Francesco Lomuscio

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Prima di passare a ventitré anni più tardi, si comincia in un motel, dove una donna incinta che inizia a colpire con una forbice il proprio pancione.

Perché, inedito cinematografico del 2016 reso disponibile da Koch Media in limited edition blu-ray italiana all’interno della collana Midnight Factory, il canadese Let her out affonda nel genere la tematica della cosiddetta “sindrome del gemello scomparso”.

Ne è infatti protagonista Alanna LeVierge nei panni di Helen, giovane corriere in bicicletta che, a seguito di un traumatico incidente, non manca di sperimentare strani episodi che le fanno capire non essere più la stessa di prima.

Episodi a partire da strane allucinazioni e incubi notturni; man mano che scopre che tali fenomeni sono causati da un tumore benigno che si rivela essere, in realtà, il residuo organico di una gemella mai sviluppatasi nell’utero materno e, col tempo, assorbita dal tessuto cerebrale della nascitura.

Un tumore che sembra essere destinato a rendere sempre più pericolosa la protagonista, al centro di quasi un’ora e mezza di visione dalla radice piuttosto vicina a quelle di tante storie di taglio cronenberghiano, come lasciano intuire anche le parole del regista Cody Calahan: “Let her out risente di influenze che vanno da La mano fino a Inseparabili di Cronenberg, senza contare l’eco del grande romanzo di Stephen King e del film di Romero che ne fu tratto, La metà oscura. Questo tema ha a che vedere con il corpo e con l’orrore del corpo, se così si può dire, ma il mio film gioca su un doppio livello, perché è anche un film sulla possessione e sulla psicosi indotta dall’idea che qualcuno si stia impadronendo di ciò che siamo e ci spinga ad agire contro la nostra volontà”.

Il Calahan che già si era occupato del dittico zombesco in salsa social network Antisocial e che costruisce in questo caso il tutto rendendolo sempre più disturbante con l’avanzare dei fotogrammi.

Non a caso, dai segni che compaiono sul corpo di Helen e le già citate allucinazioni si sfocia progressivamente nel sanguinolento; per poi approdare ad una fase conclusiva che richiama a modo suo il sensazionalismo da truculenza tipico dell’horror da schermo risalente ai mitici anni Ottanta, dei quali si prova quasi l’impressione di respirare anche una certa aria di squallide ambientazioni inscenate all’epoca in determinate produzioni gore underground.

Una truculenza concreta e quasi palpabile, fortunatamente lontana dalla fredda effettistica digitale che ha finito per attanagliare un po’ tutta la produzione da grande schermo del terzo millennio.

Qui al servizio di un’operazione decisamente più riuscita rispetto ai due sopra menzionati zombie movie e che non lascia affatto delusi i fan dell’orrore da schermo, soprattutto se in cerca di un soggetto originale e tutt’altro che banale.

Con un indispensabile booklet incluso nella confezione – rappresentata da custodia amaray inserita in slip case cartonato – e il trailer italiano nella sezione del disco riservata ai contenuti extra.

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