Oltre lo specchio: Precognition di Luke Tedder, una distopia riuscita per raccontare i pericoli della realtà virtuale

Precognition di Luke Tedder, in concorso al Festival Oltre lo specchio, mette in scena una delle maggiori distopie della fantascienza: quella del controllo sociale totale. Una metafora della riconquista del Cinema, e del suo sguardo, come mezzo centrale per reinterpretare e comprendere i mutamenti in atto della contemporaneità

  • Anno: 2018
  • Durata: 107
  • Distribuzione: Amazon Prime
  • Genere: fantascienza
  • Nazionalita: Gran Bretagna
  • Regia: Luke Tedder

Precognition di Luke Tedder, in concorso al Festival Oltre lo specchio, mette in scena una delle maggiori distopie della fantascienza: quella del controllo sociale totale.

Siamo in un futuro prossimo venturo, con l’azione che spazia nel decennio tra il 2042 e il 2052, in una Londra e i suoi dintorni prima alla vigilia e poi allo scoppio di una guerra nucleare. Un trio di scienziati inventa Retina, una nuovissima tecnologia neuronale che permette di modificare il cervello così da interfacciarlo direttamente con un’intelligenza artificiale. Sarà la Ripe Technologies ad appropriarsene prima della guerra, contro il volere di una scienziata che sarà assassinata, a rendere il suo utilizzo contrario agli scopi umanitari originali.

La narrazione di Precognition si sviluppa per ellissi temporali e spaziali in cui i personaggi non sempre sono quelli che appaiono, così come la realtà intorno a loro. Grazie al controllo mentale attraverso l’innesto neuronale, le persone vivono e vedono un mondo perfetto, dove le coppie sono tra loro assemblate per la massima compatibilità psicologica, e il controllo si spinge fino ad arrivare alla cancellazione dei ricordi e della memoria degli individui che sono letteralmente riposizionati all’interno della società. La realtà, in Precognition, è ben diversa: il mondo è disastrato e le persone sono malate e affette da ulcerazioni dovute alle radiazioni e all’atmosfera infetta, sotto uno stretto controllo militare-industriale capitanato dalla Ripe Technologies. Sarà una donna solitaria, che si scopre essere la figlia della scienziata morta, a innestarsi nella mente delle persone e far sorgere i primi dubbi, fino a una possibile liberazione dalla gabbia virtuale.

Costato solo quindicimila sterline, raccolte attraverso una piattaforma di crowdfunding, Luke Tedder, anche autore della sceneggiatura, della fotografia, del montaggio e degli effetti visivi, realizza un film di fantascienza a basso budget, ma dai risultati sorprendenti per qualità della messa in scena e profondità dei temi trattati.

Il montaggio di Precognition a tratti non sempre è coerente con gli improvvisi salti temporali e i passaggi tra reale e virtuale a volte sono un po’ faticosi da seguire, ma, tutto sommato, l’asimmetricità delle sequenze rende ancora di più la visione “alterata” dei personaggi. La sceneggiatura rielabora diverse fonti letterarie e topoi della fantascienza, che vanno dalla narrativa di Philip K. Dick – pensiamo ad esempio a Labirinto di morte o Un oscuro scrutare – e a quella di Stanislaw Lem e al suo Il congresso di futurologia, e cinematografiche, come Matrix delle sorelle Wachowski o Atto di forza di Paul Verhoeven, riuscendo ad amalgamare il tutto con un giusto ritmo e senso del fantastico che mantengono alta l’attenzione dello spettatore.

I temi più interessanti in Precognition sono essenzialmente due. Il primo di tipo etico: quanto può essere invasiva la tecnologia nella vita degli esseri umani? E, soprattutto, quanto in realtà essa possa essere deleteria per la libertà individuale e il libero arbitrio se cade nelle mani di poche persone? Precognition mostra una di queste possibilità, in una sorta di mondo orwelliano in cui il controllo dell’individuo non avviene con la forza, la violenza e la propaganda, ma con il controllo diretto del cervello, della mente e della sua memoria. Quello che Tedder sembra dirci è quanto sia pericolosa una società senza memoria, e quindi senza passato, che vive in un continuo presente falsificato e idealizzato che, appunto, non esiste se non nella proiezione di un programma informatico.

Il secondo aspetto di Precognition è legato strettamente alla centralità dello sguardo, che diviene il campo di battaglia delle fazioni in lotta. Gli occhi blu dei personaggi indicano il loro collegamento con l’IA e allo stesso tempo al controllo della visione. La pulsione scopica dei protagonisti è coindirizzata e controllata verso una monovisione – resa bene da una fotografia satura e dai colori sgargianti in contrasto con le immagini reali di un mondo grigio e da una luce smorta e uniforme. La vista diventa così il senso per eccellenza per comprendere la realtà in Precognition così come la memoria che è composta da frame di ricordi “visivi”. Una metafora della riconquista del Cinema, e del suo sguardo, come mezzo centrale per reinterpretare e comprendere i mutamenti in atto della contemporaneità.

Utlima modifica: 12 giugno, 2019



Condividi