Oltre lo specchio: Seeds di Owen Long, horror metafisico sulla pedofilia e l’incesto

In concorso al Festival Oltre lo specchio, Seeds di Owen Long mostra i tormenti di un uomo alle prese con il demone della propria depravazione sessuale. Il regista costruisce un’opera prima compatta, ricca di simboli e metafore in cui l’orrore si nasconde dentro di noi

  • Anno: 2018
  • Durata: 90'
  • Genere: Horror, Fantastico
  • Nazionalita: USA
  • Regia: Owen Long

In concorso al Festival Oltre lo specchio, Seeds di Owen Long mostra i tormenti di un uomo alle prese con il demone della propria depravazione sessuale. Marcus Milton (Trevor Long) si rifugia nella casa del fratello nel New England dopo un incidente con una giovane ragazza. Qui si ritrova solo con la nipote adolescente Lily (Andrea Chen) e il piccolo Spencer. Ben presto si crea una tensione e attrazione sessuale tra Marcus e Lily con la presenza di un essere che infesta la casa.

Il tema portante di Seeds è la pedofilia e l’incesto messi in scena attraverso la metafora del mostro che viene visto come un artropodo marino. Nell’incipit la Lily bambina raccoglie dal mare una bellissima conchiglia che racchiude il nero mollusco dai tentacoli semoventi. Esso ingigantisce e si incista nella casa e riappare all’arrivo di Marcus. Diventa così esplicito il parallelismo tra Marcus e l’animale come espressione materica-visiva del suo Id mutaforme il cui unico scopo è la possessione della nipote.

Long è bravo a creare una continua tensione emotiva con una fotografia dai colori pastello e saturi, lavorando sulla messa in contrapposizione degli interni della vecchia casa isolata e gli esterni dei larghi prati che si distendono lungo la costa del mare del New England. I campi lunghi e i totali sono utilizzati dal regista in entrambe le scene e sono intervallati dai primi piani dei due protagonisti, rendendo in modo omogeneo il senso di claustrofobia che circonda Marcus, facendola tracimare nella visione degli eventi.

La follia che pervade la psiche di Marcus in Seeds ben presto travalica l’immaginario per entrare prepotentemente nella realtà quotidiana, illustrata dai tentacoli che avvolgono Lily quando dorme o quando essi si insinuano alle spalle di Marcus fuoriuscendo dagli angoli bui della casa. Marcus arriva a uccidere chiunque si frapponga tra lui e il suo desiderio inconscio: così uccide un vicino di casa e poi il suo spacciatore di anfetamine. Il primo muore nello scantinato, tentando di rimettere in moto il generatore elettrico, il secondo nel prato di fronte a un grande albero, mentre minaccia con la pistola la sua vittima. Se il vicino rimane fulminato per una trappola di Marcus e il secondo ucciso con un vecchio revolver, che l’uomo ha trovato in casa e rimesso in funzione, al contrario sullo schermo vediamo in entrambi i casi l’artropode – ormai sempre più gigantesco a mano a mano che la diegesi si sviluppa – agire e inghiottire i due uomini. Così, in modo visivo, Long mette in scena l’azione del “mostro”, dello stesso Marcus riconosciuto dal nipote Spencer che lo dichiara in modo esplicito in un dialogo, respingendo le attenzioni dello zio. In questo caso, Seeds rimanda allo Shining di Stanley Kubrick o allo Psycho di Alfred Hitchcock, in un velato gioco citazionistico da cui si discosta molto presto rendendosi opera autonoma.

E se in Seeds lo scantinato e il grande albero nodoso e scuro sono simboli dell’inconscio malato del protagonista, l’ambientazione notturna delle scene di terrore risultano essere oltre che un classico topos dell’horror anche, e soprattutto, una rappresentazione dello stato d’animo di Marcus, la reale situazione della posizione temporale della sua psiche. Il “germe” (uno dei significati del titolo) della perversione cresce all’interno di Marcus in modo prepotente, modificandone anche l’aspetto fisico, con il corpo che si riempie di cicatrici e cisti che si allungano sottopelle nella sua carne. Il finale di Seeds – dopo la morte di Marcus che cade nel mare dal pontile del porticciolo della casa – vede un bambino con la madre che trova nell’acqua la medesima conchiglia con un altro artropode all’interno, quasi a voler dire come il Male si perpetui senza fine, in una ripetizione con gli stessi meccanismi, in un movimento temporale che potrebbe essere cronologico oppure contemporaneo ovunque le vittime si trovino. L’acqua diventa così un altro simbolo di vita e di morte, di speranza e paura, di libertà e costrizione, come un liquido amniotico produttrice di emotività deviante.

Long con Seeds costruisce un’opera prima compatta, ricca di simboli e metafore in cui l’orrore si nasconde dentro di noi, nella famiglia, all’interno stesso dei legami parentali e cresce nutrendosi delle pulsioni sessuali che si sviluppano nell’individuo. Owen Long risulta essere una rivelazione e un autore da tenere d’occhio.

Utlima modifica: 10 giugno, 2019



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